Indagine NAS su Guanfacina – rapporti Ketchum/SHIRE

Il portale di informazione Informasalus è sempre sollecito nel riprendere i nostri comunicati, in questo caso ripubblica la nostra lettera aperta al MInistro della Salute, On. Ferruccio Fazio

Fonte: Informasalus.it

Di recente Giù le mani dai bambini, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica, ha denunciato l’arrivo in Italia di un nuovo psicofarmaco per bambini: “la Guanfalcina, un vecchio anti-ipertensivo che ora si vuole riciclare per la disattenzione dei bambini.

La denuncia è stata ampiamente ripresa dai mass-media e ha generato un’articolata interrogazione Parlamentare. Parallelamente, il Ministro per la Salute On. Ferruccio Fazio ha incaricato i Carabinieri dei NAS di svolgere indagini, l’esito delle quali è stato assai deludente a causa dell’assoluta inconsistenza degli atti ispettivi svolti dai Carabinieri stessi, i quali – invece che acquisire le evidenze disponibili che comprovavano le illecite azioni di promozione dell’ADHD in Italia – si sono limitati ad affermare, senza portare alcun riscontro alla loro tesi, che ‘non esiste illecito’. Giù le mani dai bambini ha deciso di replicare con una lettera aperta ai NAS.

Illustrissimo Ministro,

abbiamo avuto notizia degli esiti delle indagini da Lei sollecitate e svolte a cura del competente Reparto Analisi del Comando dei Carabinieri circa la vicenda della campagna di promozione avviata su mandato della società farmaceutica Shire a cura dell’agenzia di relazioni pubbliche Ketchum, resa nota da organi di stampa nazionali e internazionali.

In qualità di primo e più rappresentativo comitato indipendente di farmacovigilanza pediatrica in Italia, ci corre obbligo di contestare in toto – se non altro a fini di corretta informazione verso la parte di società civile che rappresentiamo – i risultati di detti approfondimenti ispettivi.

L’indagine svolta dai comandi da Lei delegati appare obiettivamente viziata da pregiudizio, con un grado di approfondimento tale da far sospettare nella migliore delle ipotesi superficialità, e – nella peggiore – colpa grave nello svolgimento delle stesse.

I delegati all’indagine – al fine di concludere con un generale discarico di responsabilità a carico della Shire e della Ketchum, sulla base di tesi che alla luce di quando andiamo ad illustrarle non possono che apparire precostituite – osservano che il congresso SOPSI di Roma, nel corso del quale si lanciò l’allarme in ordine a una presunta sottostima del fenomeno ADHD (bambini iperattivi) in Italia, fino ad ipotizzare 300.000 diagnosi mancate a minori del nostro paese (numeri riportati dall’ANSA, questi rilasciati in sede SOPSI, e peraltro ritenuti scientificamente infondati dallo stesso Istituto Superiore di Sanità), non sarebbe stato organizzato dalla Shire ma “solo sponsorizzato dalla casa farmaceutica”. Orbene, nessuno ha mai sostenuto che la Shire risultasse come organizzatrice dell’intero convegno, e peraltro a nulla rileva ai fini dell’individuazione di eventuali profili di responsabilità che essa lo fosse o meno. Inoltre, e qui l’approfondimento dei Carabinieri prende una piega che non esiteremmo a definire “comica”, i delegati all’indagine portano come prova dell’assenza di un incarico da Shire a Ketchum una e-mail della stessa Ketchum (peraltro da noi prodotta, ma nell’ambito di un più ampio ed articolato carteggio) la quale – ben prima dello scoppio della polemica a mezzo stampa – affermava per iscritto che i rapporti con la farmaceutica in questione si sarebbero limitati alla promozione del Cialis (il noto farmaco per le disfunzioni sessuali).

Come sostenere, in punta di metafora: “L’indagato giura di non essere stato sul luogo del delitto, quindi l’indagine si può archiviare…”.

Peccato che le indagini da noi promosse – alla base delle interrogazioni Parlamentari che hanno portato alla Sua attenzione il dossier – abbiano confermato ben altra verità. Il coinvolgimento della Ketchum nell’organizzazione della conferenza stampa (e non dell’intero congresso) tenuta a margine del convegno SOPSI, atta a denunciare la presunta (in realtà inesistente) sottostima delle diagnosi e a magnificare ancorché genericamente le soluzioni farmacologiche per la cura di questi disagi dell’infanzia, di cui guarda caso la Shire è una tra le principali produttrici al mondo, è infatti indubbia, ovvero confermata nell’ordine:

– dal Dott. Masi, che di quella conferenza stampa fu chairman, nel corso di colloqui privati con un giornalista, dei quali si può fornire testimonianza; da colleghi giornalisti che a quella conferenza stampa parteciparono di persona (anche redattori di quotidiani nazionali) e che hanno confermato per iscritto il ruolo di Ketchum nella gestione degli inviti alla stessa;

– successivamente, ancorché indirettamente, dalla stessa Ketchum, che non ha in alcun modo e forma smentito il rilievo pubblicamente mossogli di aver organizzato quella conferenza stampa.

Come se non bastasse, nel corso di successivi colloqui telefonici, dei quali si possono fornire adeguate testimonianze, lo stesso amministratore delegato della Ketchum ha confermato l’esistenza di un contratto di consulenza esistente tra la sua agenzia di pubbliche relazioni e la multinazionale Shire, con oggetto il dossier ADHD in Italia, regolarmente in essere fino al 31/12/2011, e presumibilmente custodito in copia presso la loro sede di Via Fatebenefratelli n° 19 a Milano. Sarebbe bastato quindi da parte degli indaganti un accesso a detti uffici per ricavare l’evidenza scritta dell’esistenza dell’incarico.

Sulla base di tutto ciò, parrebbe quindi fuori discussione l’esistenza di una campagna di pubbliche relazioni ordinata da Shire a Ketchum sul dossier ADHD. E – fino a prova contraria, prova che però nonostante il dibattito pubblico sollevato dall’intera questione non è stata fornita – Shire ha un’unica sperimentazione in corso per l’ADHD in Italia, quella per la Guanfacina, diretta – guarda caso – proprio dallo specialista si giovò del supporto della Ketchum per l’organizzazione della conferenza stampa di Roma.

E’ appena utile ricordare che l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio per la Guanfacina non è ancora stata concessa dalla competente Agenzia Italiana del Farmaco, e che quindi ogni iniziativa diretta od indiretta di promozione di detto farmaco, o di induzione al consumo sulla cittadinanza, o di comunicazione agli specialisti, incluse quindi campagne di relazioni pubbliche locali o nazionali atte a confermare la necessità dell’utilizzo del farmaco o anche solo – e pare questo il caso inispecie – finalizzate a convincere il grande pubblico della necessità di nuove diagnosi della presunta malattia, che poi detto psicofarmaco potrebbe curare, sono illegali e dovrebbero essere sanzionate.

A meno che non si voglia sostenere – ipotesi che riteniamo assai remota, non essendo la Shire un ente benefico né una fondazione caritatevole – che questa azienda abbia stanziato un budget specifico per una campagna di relazioni pubbliche sul dossier ADHD gestita da Ketchum a puro scopo “solidaristico”, realmente convinta – per chissà quale motivo – della necessità di ampliare il numero di diagnosi in Italia, e del tutto indipendentemente dall’esistenza di una sperimentazione attualmente in corso per far approvare uno psicofarmaco – del quale neanche si conoscono i meccanismi di funzionamento sui bambini – che l’ADHD dovrebbe guarda caso curare…

Come sia possibile, alla luce di quanto esposto, che l’unico Ente a non rilevare profili di irregolarità – e anzi ad impegnarsi in una incomprensibile difesa d’ufficio dei protagonisti di questa triste vicenda, difesa peraltro contraria a tutte le evidenze disponibili – sia quello istituzionalmente delegato alle indagini (Carabinieri per la Tutela della Salute) conferma a nostro avviso la superficiale inconsistenza delle stesse. Riteniamo assai grave che, su un tema così delicato come il diritto alla salute dei bambini nel nostro paese, non si sia provveduto – per motivi affatto chiari – ad una seria verifica ispettiva a tutela dei minori.

Della presente verrà senz’altro data notizia tramite i nostri canali, nei tempi e nei modi di rito.

Tanto Vi dovevamo, porgendo distinti ossequi.

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