Pipì a letto: come intervenire - Giù le Mani dai Bambini

Pipì a letto: come intervenire

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Uno studio pediatrico lombardo lancia l’allarme: troppi bambini fanno la pipì a letto sopra i 6 anni. D. it ha cercato di capire di più

Di Ilaria Lonigro – fonte: D, La Repubblica delle Donne

I bambini che fanno la pipì a letto anche dopo i 6 anni hanno una malattia che non ha cause psicologiche ma fisiche e va curata il prima possibile. A lanciare l’allarme è un sindacato di pediatri, il SiMPeF (Sindacato medici Pediatri di Famiglia), che recentemente ha reso noti i primi risultati di un’indagine sull’enuresi notturna (la pipì a letto) svolta in Lombardia dall’inizio del 2013 e ancora in corso. Ma che già fa discutere.

Tramite un questionario, i pediatri associati al sindacato hanno raccolto, dalle famiglie in visita coi piccoli per un qualsiasi motivo, le informazioni. Per capire quanti pazienti, tra i 6 e gli 8 anni, bagnassero il materasso più volte a settimana. Su 2166 bambini, i medici hanno trovato 335 casi di enuresi notturna, 38 già in cura. “Pochissimi” commentano i curatori dell’indagine, il dott. Alessio D’Antonio, della Chirurgia Pediatrica di Legnano, e la dott. ssa Rita Caruso, pediatra di Cinisello Balsamo. “Se non curata, l’enuresi notturna provoca carenza di autostima e imbarazzo pesanti” spiegano a D. it.

Le cause, dicono, non sono mai psicologiche: “Può esserci un deficit ormonale parziale dell’ormone antidiuretico, quello che di notte ci fa scappare meno la pipì, e che quindi può essere sostituito con un farmaco analogo dell’ormone. La causa può anche essere una vescica piccola o un sonno troppo pesante”.

Oltre a mettere un telo impermeabile sotto le lenzuola, cosa dovrebbero fare i genitori: aspettare che passi con l’età? “No. Prima bisogna regolarizzare abitudini scorrette, come bere troppo la sera” affermano D’Antonio e Caruso. “Se non basta ci sono i farmaci: vasopressina, desmopressina o ossibutinina. Se non si cura, nello 0,5% dei casi il problema può rimanere nell’età adulta. Ed è devastante per l’autostima”. Ma per una percentuale tanto piccola non sarà troppo rumore? “Non demonizziamo i farmaci. Sono sicuri e sono efficaci nel 75% dei casi” concludono i due medici.

Non è d’accordo Luca Poma, giornalista scientifico e portavoce del Comitato di farmacovigilanza pediatrica Giù le Mani dai Bambini. “Questi farmaci sono in alcuni casi regolatori dei disturbi vescicali, in altri si tratta di ormoni e molecole con funzione di neurotrasmettitori, come la vasopressina. Per la desmopressina siamo dinnanzi a una “smart drug” con potenziali effetti sui meccanismi della memoria. Tra gli effetti collaterali potenziali di queste molecole chimiche ci sono capogiri, convulsioni, allucinazioni, ansia, paranoia, delirio, aritmie cardiache e offuscamento della vista”. E conclude: “La valutazione deve essere solo di genitori e medici, ma prima di somministrare ormoni o sostanze in grado di interagire con il sistema nervoso centrale a un bambino che fa la pipì a letto, mi interrogherei sulle cause profonde”.

Intanto dai Paesi Bassi arriva un vero e proprio “allenamento olandese” per combattere l’enuresi notturna sotto forma di gioco, esercitandosi ogni sera, coi genitori, a sentire lo stimolo. Con l’aiuto di un sensore che dà l’allarme appena le mutandine si bagnano. Ne parla Ellen Potters nel suo ebook “Non voglio più fare la pipì a letto!” (2013, 4,99 euro, ed. youcanprint). Dopo le terapie comportamentali, infatti, è l’allarme il rimedio più indicato dalla maggior parte degli studi scientifici pubblicati recentemente in tutto il mondo. Non solo: la ricerca futura dovrebbe concentrarsi anche su agopuntura e ipnosi, rivela sul suo sito la National Association for Continence.

I farmaci sono l’ultima spiaggia e perdono di efficacia nel lungo periodo. Lo dice uno studio del 2010 condotto da Hodgkinson, Josephs e Hegney. Lo conferma nel 2013 il dott. Paruszkiewicz del Centro Diagnostico di Urodinamica di Varsavia: prima, meglio cambiare le abitudini o usare l’allarme. Uno studio pediatrico dell’università di Sidney condotto da Caldwell e pubblicato a luglio: “La terapia farmacologica potrebbe avere effetti avversi”. Non solo: nel 2009 una review della Food and Drug Administration ha scritto che il 31% delle segnalazioni pediatriche di reazioni avverse alla ossibutinina, nel trattamento della pipì a letto, riguardava reazioni neurologiche.

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