Il fattore dieta nel disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività - Giù le Mani dai Bambini

Il fattore dieta nel disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività

area scientifica Giù le mani dai bambini Onlus

Autori:

J. Gordon Millichap, MD e Michelle M. Yee, CPNP

Università / laboratorio:

gli autori sono affiliati al reparto di Neurologia del “Children’s Memorial Hospital” e al reparto di Pediatria della “Northwestern University Medical School”, Chicago, Illinois

(Traduzione a cura di Ilaria Pagliotta)

Parole chiave:

additive-free, attention, behavior, diet, elimination, hyperactivity, iron, ketogenic, oligoantigenic, omega-3, pediatrics, sucrose, zinc

Abstract:

Questo articolo si propone di fornire una visione d’insieme sul ruolo dei regimi alimentari nel trattamento di bambini affetti dal disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD), laddove la terapia farmacologica risulti insoddisfacente o inaccettabile. Sono stati messi in luce e in relazione fra loro risultati di recenti studi di ricerca e studi-controllo, basati su una ricerca su PubMed,  e dati precedenti. Il dibatto è quanto mai calzante vista la recente crescita d’interesse in questo tipo di terapia per l’ADHD, in particolar modo l’impiego di integratori di Omega 3, l’aumento di carenze di ferro e la tendenza ad evitare dei regimi alimentari tipicamente occidentali.

Le diete volte a ridurre i sintomi associati all’ADHD si basano su regimi a basso tenore di zuccheri, diete oligoantigeniche e prive di conservanti ed additivi, e prevedono la presenza di integratori di acidi grassi. L’integrazione di Omega 3 costituisce la più recente terapia dietologica considerata positivamente per la sua efficacia in diversi report,  e viene di tanto in tanto ravvivato l’interesse, come negli anni 70, per una dieta priva di additivi.  Un report provocatorio ha messo in luce il contrasto tra una dieta tipicamente occidentale, associata all’ADHD , ricca di grassi e zuccheri raffinati, con una dieta più salutare, dissociata dall’ADHD, contenente fibre, acido folico e acidi grassi omega 3.

La letteratura suggerita da PubMed ad aver affrontato il tema della dieta nell’ADHD viene analizzata più attentamente in recenti studi-controllo. Tutte le raccomandazioni nell’uso di terapie dietologiche sono basate sull’opinione univoca di vari report pubblicati e sulla nostra esperienza pratica. La terapia dietologica è stata indicata in caso di inefficacia della terapia farmacologica, o per  preferenza espressa dai genitori o dal paziente stesso o anche, in determinati casi, nell’avvenuto passaggio da una dieta occidentale, legata all’ADHD, ad una dieta salutare, senza manifestazioni di ADHD. Vengono quindi elencati gli alimenti da evitare, perchè associati all’ADHD, e quelli da prediligere, perchè non collegati con questo disturbo.

Concretamente, i regimi alimentari privi di additivi e le diete oligoantigeniche sono molto faticose da seguire nel tempo e sconvolgono gli equilibri familiari. Sono indicate solo per particolari pazienti. Integratori di ferro e zinco vengono introdotti nella dieta di pazienti con delle carenze note, e possono oltretutto potenziare l’effetto della terapia con stimolanti. In pazienti che non rispondono alle terapie farmacologiche, o nel caso in cui i genitori del paziente siano contrari ad esse, potrebbe valere la pena di somministrare integratori di Omega 3. Probabilmente la pratica complementare o alternativa più promettente nel trattamento dell’ADHD rimane l’informazione e l’educazione di genitori e pazienti ad una dieta sana, che escluda elementi che predispongono all’ADHD.

Abbreviazioni:

ADHD — disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, EFA — acidi grassi essenziali essential fatty acids, EPD — desensibilizzazione con enzima potenziato, IGg — immunoglobuline G, LC — a lunga catena, PUFA — acidi grassi polinsaturi

Fonte:

http://pediatrics.aappublications.org/content/early/2012/01/04/peds.2011-2199.abstract

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