Pareri Esperti

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In quest’area del sito riportiamo una significativa serie di pareri e dichiarazioni di medici e specialisti (psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi clinici, pedagogisti, etc) nonchè di rappresentanti delle istituzioni, tutti concordi nell’essere critici rispetto alla crescente tendenza alla medicalizzazione del disagio dei bambini ed alla somministrazione di psicofarmaci ai minori. Per visionare la copia fotostatica di altre prese di posizione da parte delle Istituzioni, puoi anche consultare QUESTA SEZIONE.

“La mia posizione è nota, sia sulla questione del consenso informato che sull’uso degli psicofarmaci, che rappresentano un’integrazione della psicoterapia e/o di altri interventi. Nel registro per i bambini Adhd abbiamo un modello di consenso informato tra i migliori e più completi in Italia. Inoltre mi risulta che qualsiasi oncologo chieda il consenso informato scritto per una chemioterapia o per qualunque altra terapia, e quindi ritengo che non si possa – come ha detto una farmacologa recentemente intervistata dal Corriere della Sera – affermare che in Italia ‘il problema è il minor consumo di psicofarmaci rispetto agli altri paesi’, usando un criterio di puro marketing come si fa con le vendite di automobili che vanno sempre incrementate (peraltro creando alcuni problemi ambientali!). Ritengo utile e tempestiva la presentazione di un Disegno di legge per disciplinare questa materia, e mi auguro che vada in porto in tempi ragionevoli”
(Pietro Panei, Responsabile Progetto Adhd dell’Istituto Superiore di Sanità)

“L’asserito aumento esponenziale dei casi di depressione è uno stereotipo: è necessario comprendere se si tratta di un fenomeno reale o di un dato artatamente gonfiato. Posso affermare con sicurezza e senza tema di smentita – come dimostro ampiamente nel mio ultimo libro – che esso è stato artatamente gonfiato dalla collusione tra gli ‘interessi’ delle case farmaceutiche e degli psichiatri pronti sempre, nella maggior parte dei casi, a seguire le indicazioni delle stesse. La depressione nell’ultimo cinquantennio è stata terra di conquista da parte delle case farmaceutiche che, ricorrendo al poco conosciuto “disease mongering” (strategie per la creazione ‘a tavolino’ di patologie, ndr) hanno creato a tavolino nuove patologie e soprattutto nuovi bisogni per plasmare una categoria sempre più ampia di clienti… non certamente di pazienti. E’ sconcertante come numerosi psichiatri e ricercatori hanno colluso – spesso in maniera consapevole – con questa dinamica di mercato che nulla ha a che fare con la scienza. Inoltre, a causa della difficoltà di conoscere la vera epidemiologia della depressione, il criterio utilizzato, comunque molto scorretto, è quello di calcolare il numero dei pazienti depressi sulla base della quantità di antidepressivi consumati. A causa della facilità e superficialità con la quale vengono prescritti questi farmaci, soprattutto dopo l’immissione sul mercato degli SSRI (Selective serotonin reuptake inhibitors, cosiddetti antidepressivi non triciclici), il cui successo è dovuto principalmente alla minor presenza di effetti collaterali, il dato epidemiologico, così calcolato, è falsato in eccesso. Ma c’è di più: in questo modo si danno per scontati due problemi che invece devono essere affrontati seriamente. Il primo è stabilire in che modo e in quali casi gli antidepressivi funzionino realmente. Il secondo è se l’equivalenza tra consumo di antidepressivi (consumo che è indotto da una campagna pubblicitaria sempre più aggressiva da parte delle case farmaceutiche) e numero di pazienti depressi è una equazione accettabile”.
(Nicola Lalli, Psichiatra e Psicoterapeuta dell’Università di Roma “La Sapienza”)

“Il lavoro che state facendo sull’ADHD in Italia Voi di ‘Giù le Mani dai Bambini’ è importante e molto meritorio. Il Vostro documento di consenso sull’ADHD è una guida anche per noi all’estero, per la sua valenza e la sua chiarezza d’esposizione”
(Leon Benesayag, Professore di Neurologia e Neuropediatria della Facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires, Argentina)

“L’istituzione di questo Registro per schedare i bimbi sospettati di ADHD, senza le garanzie adeguate che meriterebbe, è una trappola: si rischia di trattare con Ritalin bimbi che non dovrebbero a monte neppure entrare in terapia. Il grande problema che sta venendo ignorato è quello del protocollo terapeutico, carente e fortemente orientato sulla soluzione farmacologica, con il risultato che le diagnosi rischiano di venir fatte a ‘maglie troppo larghe’ e le alternative al farmaco non valutate adeguatamente come meriterebbero. Un’idea buona come quella del registro per tenere sotto controllo le somministrazioni, rischia di essere uno specchietto per le allodole, se non ci si fa carico di determinare con maggiore serietà i criteri di presa in carico dei bambini”
(Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva)

“I questionari che vengono utilizzati per diagnosticare questi disagi dell’infanzia sono altamente soggettivi ed impressionistici. Le differenze d’esperienza, tolleranza e di stato emotivo dell’intervistatore e del bambino intervistato non vengono tenute in alcun conto, e nonostante questa vaghezza, e nonostante il fatto che le scale di valutazione utilizzate non soddisfino i criteri psicometrici di base, i sostenitori di questo approccio pretendono che questi questionari forniscano una diagnosi accurata, ma così non è”.
(Prof. William Carey, primario e professore di Pediatria Clinica dell’Università della Pensylvania, primario del reparto di Pediatria Comportamentale dell’Ospedale di Philadelphia, membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze USA)

“Parlando di disturbi del comportamento, ed in particolare di sindromi quali ad esempio il deficit di attenzione e iperattività (ADHD), siamo più che altro di fronte ad una “moda” ed a diagnosi inconsistenti e vaghe. Queste diagnosi, così come vengono oggi semplicisticamente perfezionate, non si possono e non si devono fare, ed il Registro di per se servirà a poco, se non si rivedranno completamente tutti i protocolli: cambierà qualcosa se andremo ad iscrivere in un Registro bambini che a monte non sarebbero dovuti essere sottoposti a terapia a base di Ritalin?”
(Emilia Costa, titolare della 1^ Cattedra di Psichiatria dell’Università di Roma La Sapienza)

“I medici sono chiamati ad una piena responsabilizzazione ed a tutelare davvero il diritto alla salute dei pazienti, specie se minorenni. Non si può pensare di risolvere tutto con l’apertura di un registro, e si può continuare a prescrivere psicofarmaci contestati ed a rischio di abuso: questo atteggiamento ormai, come dimostrano anche le cronache giornalistiche, è definitivamente sul banco degli imputati una settimana si ed una no”.
(Prof. Claudio Ajmone, psicoterapeuta, membro dell’Associazione Europea di Psicoanalisi)

“Il Ministero per la Salute vuole creare una ‘rete di controllo’ sui bambini, che verranno inquadrati e schedati per questi presunti problemi comportamentali, e poi verranno sottoposti a terapie a base di psicofarmaci stimolanti. Poi compileremo la lista dei morti come negli Stati Uniti. Lo voglio dire chiaramente: il Ministero non sa quello che fa ed a cosa andrà incontro”.
(Prof. Giorgio Antonucci, psicoanalista, già collaboratore di Franco Basaglia)

“Guardate la realtà nella quale facciamo vivere i nostri figli: troppo spesso ci sono aspettative soffocanti e motivi di disagio che si riversano sui più deboli, e che noi adulti diamo per scontato. Perchè nelle famiglie questi problemi non vengono affrontati? Non stupiamoci allora se poi per i bambini sorgono problemi, anche gravi”
(Prof. Franco Blezza, Ordinario di Pedagogia Generale dell’Università di Chieti)

“Ho la netta sensazione che non ci si renda pienamente conto di cosa implica somministrare psicofarmaci stimolanti ad un bambino di 5 o 10 anni, del tipo di impatto sul suo metabolismo, sul sistema ormonale, sul suo sistema nervoso in via di sviluppo”.
(Luigi Cancrini, psichiatra, Commissione Parlamentare sull’Infanzia)

“Fermo restando che non esiste un unico tipo di depressione, ogni storia è a se e non possiamo generalizzare, il successo delle psicoterapie è noto in letteratura scientifica, ma troppo spesso ignorato in terapia. Spesso sono utilizzati con una certa leggerezza psicofarmaci e si crede che le terapie non farmacologiche non funzionino: il problema invece è che sono state “snobbate” per lungo tempo a favore di soluzioni dagli effetti più immediati. E’ ora che i terapeuti professionisti ammettano ciò che in letteratura è già dato per certo: con tutto che il farmaco ha una sua dignità d’utilizzo, nei casi ‘limite’ in cui è appropriato, la psicoterapia modifica anch’essa realmente la struttura cerebrale ed influisce concretamente e positivamente sul comportamento, e tali miglioramenti sono tangibili e misurabili. Non comprendo quindi come si possa continuare ad ignorare questi fatti, prediligendo sempre l’approccio biologico, organicista e farmacologico e declassando superficialmente la psicoterapia a “quattro chiacchiere” tra terapeuta e paziente”.
(prof. Emilia Costa, titolare della 1^ Cattedra di Psichiatria dell’Università di Roma La Sapienza)

“Decine di migliaia di bambini italiani sarebbero depressi: questo tipo di considerazione non ha alcun valore scientifico. I bambini sono vivaci, a volte inquieti, non stanno attenti a scuola. Ma c’è un equivoco, perchè l’aggressività nei bambini‚­ ad esempio‚ si tenta di classificarla come un dato patologico: questo è un problema etico, sociale, ma non è certo un problema di carattere clinico!”.
(Prof. Giorgio Antonucci, decano della psicoanalisi italiana, già collaboratore di Basaglia)

“Esaminiamo la realtà dei fatti: cito a caso uno dei ‘big five’ nel settore del giornalismo scientifico, il ‘New England Journal’, è finanziato per il 74% dall’industria farmaceutica. Ecco allora il vero problema: l’etica nelle ricerche. Perchè non iniziamo a pubblicare anche le ricerche che hanno dato esito negativo, che sono la stragrande maggioranza?”.
(dott. Paolo Roberti di Sarsina, Dirigente medico di psichiatria, Coordinatore del Comitato Medicine Non Convenzionali)

“La depressione non è una malattia, la depressione è un sintomo! Qui si cerca di “diagnosticare” una depressione senza interrogare se stessi e il bambino a proposito delle cause che hanno determinato il disagio: un po’ come porsi di fronte a chi piange la morte di una persona cara tentando di curare il suo dolore con un collirio che blocca l’attività delle ghiandole lacrimali! Una diffusione acritica degli antidepressivi sui bambini è un grande rischio per la salute mentale delle nuove generazioni:non faranno altro che cronicizzare questo genere di problemi”.

(Luigi Cancrini, psichiatra, Commissione Parlamentare sull’Infanzia)

“Questi psicofarmaci hanno certamente degli effetti, migliorano l’attenzione dei bambini, ma sia di quelli sani che di quelli malati, ed a che prezzo sul lungo periodo? Che quello farmacologico in questi casi sia di per sè un approccio scientificamente serio, è cosa tutta da dimostrare: smettiamola di prenderci in giro tra specialisti, facciamo un bagno di umiltà, scendiamo con i piedi per terra, e ripartiamo da qui. Apriamo una riflessione sull’opportunità di usarli, questi psicofarmaci”.
(Enrico Nonnis, neuropsichiatra infantile, Psichiatria Democratica)

“Prescrivere psicofarmaci a bambini ed adolescenti pretendendo di curare i loro disagi con una pastiglia è pura illusione, un’idea grave e colpevole, una semplificazione ingiustificabile. Se c’è l’idea ad esempio che basti un antidepressivo per riacquistare il buon umore siamo finiti fuori strada: un elemento chimico di per sè può attenuare un problema, ma non risolve proprio nulla”.
(Cardinale Ersilio Tonini)

“Purtroppo, il farmaco soffre ad essere considerato una merce come tutte le altre: ormai viene venduto utilizzando raffinate tecniche di marketing, al pari di un telefonino od un automobile”.
(prof. Agostino Pirella, Ordinario di Storia della Psichiatria dell’Università di Torino)

“La Food and Drugs Administrations” (organo sanitario di controllo in USA, ndr) sta apportando dei cambiamenti alla classificazione di diverse classi di psicofarmaci usati sinora per trattare l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività), farmaci fino ad oggi utilizzati senza tener conto adeguatamente degli effetti avversi associati all’utilizzo. Verranno inserite descrizioni di effetti collaterali come allucinazioni visive, intenti suicidi, comportamenti psicotici, come pure comportamenti aggressivi e violenti”.
(Jennifer Corbett Dooren, agenzia Dow Jones NewsWires, Washington)

“Queste diagnosi vengono perfezionate indipendentemente dall’ambiente, quindi si attribuisce al bambino una sofferenza ‘sradicata’ dalle sue radici sociali, e questo è un grave errore. Inoltre la diagnosi è decisamente pericolosa, perchè la terapia a base di psicofarmaci genera preoccupanti effetti collaterali, senza considerare le implicazioni del dire con tale leggerezza ad un piccolo bambino di 7/8 anni ‘tu sei un malato di mente’.
(prof. Agostino Pirella, Ordinario di Storia della Psichiatria dell’Università di Torino)

“Il comportamento correlato al suicidio (tentativo di suicidio ed ideazione suicidaria) e l’ostilità (comportamento aggressivo, comportamento oppositivo e rabbia) sono stati osservati in misura significativamente maggiore in bambini ed adolescenti trattati con tali psicofarmaci”.
(EMEA, Agenzia Europea per la Valutazione sui Farmaci).

“Ci sono molte terapie alternative che non prevedono l’uso di psicofarmaci, ma che si basano sull’educazione alla generazione neuronale dei lobi frontali: queste strutture encefaliche – che controllano l’attenzione – si connettono infatti pienamente solo intorno ai 16-17 anni. Essendo lo sviluppo delle abilità cognitive variegato nell’essere umano, si rischia di incidere su un processo di sviluppo trattandolo come se fosse una patologia”.
(Prof. Davide Vannoni, Neuropsicologo)

“La mia impressione è che prescrivere Ritalin ai bambini sia un’ipotesi completamente sballata. Le mie perplessità riguardano soprattutto la diagnosi e la sua “iperestensione”: arriva a comprendere categorie di ragazzini che hanno soltanto delle peculiarità transitorie di comportamento. E sappiamo bene qual è la pressione che può arrivare da parte delle grandi industrie farmaceutiche: molte loro azioni hanno una pseudogiustificazione scientifica fabbricata nelle università loro alleate”
(Prof. Sergio Piro, Psichiatra, decano della psichiatria napoletana)

“Sugli effetti degli psicofarmaci ai minori purtroppo non ci sono grandi studi nè esistono protocolli diagnostici che consentano una logica seria nella prescrizione. Ritengo indispensabile un’attenzione scrupolosa nel momento in cui questi farmaci vengono prescritti per bambini e adolescenti”
(Sen. Anna Maria Serafini, Presidente Commissione Bicamerale per l’Infanzia)

“Non posso tacere che la “medicalizzazione del disagio” è la soluzione estrema del problema. Trovo “Giù le Mani dai Bambini” un’iniziativa di estremo interesse nel momento attuale, in cui il problema è emerso, anche alla luce degli ultimi dati statistici – in tutta la sua rilevanza. Sono favorevole ad iniziative come questa, mirate ad individuare il perimetro del fenomeno”.
(On. Dorina Bianchi, Vicepresidente Commissione Affari Sociali della dei Deputati)

“Questo tipo di interventi farmacologici sull’infanzia, a base di psicofarmaci, vanno ridotti al minimo e, ogni volta che è possibile, accuratamente evitati”.
(Sen. Paola Binetti, Commissione Affari Sociali del Senato)

“La carenza di servizi e di cure familiari spesso facilita l’uso della scorciatoia chimica, che sicuramente non aiuta, perchè non è la soluzione. Il farmaco molte volte va a colmare la mancanza di certi servizi: dove non ci sono servizi, non c’è la famiglia o la scuola che funziona, il comportamento può essere trattato con i farmaci. Questo esclusivo ricorso al farmaco ha un’azione limitata, solo di natura sintomatologica, perchè spesso non toglie il disturbo del bambino, ma semplicemente riduce alcuni effetti secondari negativi, diminuendo il disagio degli adulti che gli stanno vicino. Un bimbo va curato sul piano educativo e psicoterapeutico, non con l’uso esclusivo dei farmaci”.
(Ernesto Caffo, Psichiatra, Presidente della Società Europea di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza)

“Autorizzare la somministrazione di un farmaco che a detta della FDA è nocivo, dandolo poi ai bambini, è una scelta che va immediatamente rivista. Affrontare in termini sanitari quello che è un problema di carattere socioeducativo, è un modo di agire involuto e sbagliato. Esistono delle tecniche avanzate che incanalano le energie dei bambini iperattivi nel modo giusto, trattandosi di ragazzini che spesso hanno doti straordinarie e capacità superiori alla media. Prima di effettuare una scelta del genere, presa con una fretta eccessiva. Ci sarebbe voluto un dibattito più ampio: non si è tenuto conto di moltissime autorevoli voci scientifiche e universitarie di parere opposto”.
(Giulio Riccio, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli)

“Si fa presto a dire ADHD. E ancora, è proprio vero che tutti i bambini sono interessati dalla sindrome ADHD? E, aggiungo: esiste la sindrome da ADHD così come viene descritta? E come vengono eseguite queste diagnosi, con quali criteri, con quali percorsi? Fino a quando non si troverà un punto di incontro nella risposta a questi interrogativi ai bambini verranno somministrati sempre più psicofarmaci nascondendosi dietro l’alibi di una diagnosi. Un bambino trattato con psicofarmaci, sarà probabilmente un adulto medicalizzato, disturbato, stravolto. Io sono anche un padre, e non vorrei mai che alle mie figlie potesse accadere tutto questo”.
(Prof. Massimo Di Giannantonio, Ordinario di Psichiatria all’Università di Chieti)

“Sicuramente per questo problema dell’abuso nella somministrazione di psicofarmaci ai bambini ci sono pressioni fortissime delle lobby del farmaco, ho proprio pochi dubbi a questo proposito In Italia forse la situazione è ancora un po’ diversa, ma io temo che ci siano anche a casa nostra questi interessi, che comunque parlano e riescono a sussurrare alle orecchie delle nostre strutture preposte”
(On. Luana Zanella, Commissione Parlamentare per l’Infanzia)

“I dati che abbiamo raccolto mostrano evidentemente che c’è qualcosa che non va. Si tende a somministrare troppo facilmente farmaci ai bambini, soprattutto nella fascia di età tra i 14 e i 17 anni magari per tentare di guarire altre forme di disagio che invece necessiterebbero approcci differenti. E’ stato dimostrato che alcuni prodotti di questo tipo‚­ specie quelli per la cura di forme depressive – aumentano le tendenze suicide nel minore”.
(Dott. Maurizio Bonati, Istituto Mario Negri, Milano)

“Nel caso di bambini depressi la diagnosi deve essere molto accurata perchè è facile confondere i sintomi, e l’unica cura efficace è di carattere educativo, non certo farmacologico”
(Prof. Gabriel Levi, Ordinario di Neuropsichiatria dell’età evolutiva, Università di Roma “La Sapienza”)

“L’Italia dovrebbe smetterla di imitare gli Stati Uniti, specie quando entrano in gioco gli interessi delle grandi case farmaceutiche. Non credo che in una società civile possano esistere dei bambini uniformati all’interno delle scuole, che dicono sempre “sì padrone”. Molti dei nostri amministratori e dei nostri medici ragionano così: “se il farmaco è utilizzato a livello internazionale per curare una certa patologia, ed io invece non lo uso, mi potrebbero querelare”. Stiamo imboccando una strada sempre meno psicorelazionale e sempre più chimica, cercando di sedare gli effetti delle carenze che invece stanno a monte. Onestamente, io non credo che i bambini vadano curati col Ritalin”.
(Fausto Rossano, Psichiatra, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Napoli)

“Nessuno psicofarmaco è sicuro: l’industria avrebbe bisogno di anni ed anni per la sperimentazione su di ogni molecola, per acquisire delle certezze, e nessuno può permetterselo. Noi poi al giorno d’oggi siamo innamorati delle ‘griffe’: posso personalmente testimoniare che sono stati eliminati dal mercato tutta una serie di farmaci utili, solo per far spazio a nuovi prodotti ‘di moda’, più rischiosi e molto meno sperimentati”
(Loris Iacopo Bononi, già elemento di punta della ricerca internazionale della multinazionale farmaceutica Pfizer)

“Gli psicofarmaci mancano di una sperimentazione chiara, attenta e trasparente sulla loro efficacia. Si tratta infatti di medicinali per adulti, che possono avere effetti completamente diversi sui bambini”
(Ernesto Caffo, Psichiatra, Presidente di “Telefono Azzurro”)

“Il Ritalin è considerato dall’OMS come uno dei 300 farmaci più pericolosi al mondo. Il fatto che ne venga autorizzata la somministrazione è un fatto gravissimo”
(Antonella Cammardella, VicePresidente della Commissione Sanità della Regione Campania)

“In questi anni stiamo assistendo ad una forte medicalizzazione degli italiani: ad ogni minimo sintomo, il cittadino si affida al farmaco”
(Roberto Raschetti, Centro Nazionale di Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità – Ministero per la Salute)

“Siamo molto preoccupati, e siamo contrari a questa medicalizzazione del disagio: come ha chiesto Giù le Mani dai Bambini, è necessario aprire un dibattito immediatamente. Non ripetiamo gli errori degli Stati Uniti, che sono caduti vittima delle sconsiderate pressioni delle case farmaceutiche, le quali anche in Italia evidentemente sanno ‘sussurrare’ alle orecchie giuste. Il farmaco non può e non deve rappresentare una scorciatoia: è indubbio che nell’immediato alcuni psicofarmaci possano ottenere effetti positivi, ma a quale prezzo? Si agisce solo sui sintomi, ignorando completamente le cause profonde di questi disagi”
(Luana Zanella, parlamentare, Commissione Parlamentare sull’Infanzia)

“Così si trasforma una generazione in piccoli ‘zombie’. In mancanza di patologie riscontrate scientificamente, i bambini vanno aiutati ed accompagnati nella loro crescita. Imbottirli di psicofarmaci li fa sentire solo dei malati quando non lo sono. In Parlamento alzeremo la voce e faremo ciò che è necessario per impedire questa follia”.
(Laura Bianconi, parlamentare, Commissione Parlamentare sull’Infanzia)

“Se consideriamo che negli 82 centri dove verrà distribuito Ritalin ai bambini non mi risulta verranno messe a disposizione risorse aggiuntive rispetto a quelle esistenti, le famiglie verranno poste davanti a una scelta obbligata: o somministrare lo psicofarmaco ai propri figli, seppure in modalità controllata, oppure aggiustarsi da se, pagandosi le terapie alternative allo psicofarmaco, che pure potrebbero ottenere ottimi risultati senza esporre i bambini a rischi. Queste pastiglie hanno lo stesso profilo di rischio di eroina e cocaina e il governo inglese le ha recentemente classificato tra le 20 droghe più pericolose al mondo”.
(Francesco Caruso, parlamentare, Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati)

“…l’uso di sostanze eccitanti quali il metilfenidato/Ritalin per la cura del Deficit di Attenzione/Disturbi d’Iperattività (ADHD) è aumentato di un sorprendente 100% in più di 50 paesi. In molti paesi – Australia, Belgio, Canada, Germania, Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Spagna e Regno Unito – l’uso delle sostanze stupefacenti potrebbe raggiungere livelli alti quanto quelli degli Stati Uniti. Il Consiglio si appella quindi affinché le nazioni valutino la possibile sovrastima dell’ADHD e frenino l’uso eccessivo del metilfenidato/Ritalin…”
(International Narcotic Control Board – ONU)

“l’ADHD è mal diagnosticata e che gli psicostimolanti per la sua cura sono prescritti in eccesso, nonostante la crescente evidenza circa la pericolosità dei loro effetti… [la commissione] raccomanda ulteriori ricerche sul trattamento e la diagnosi di ADHD, incluse ricerche sui possibili effetti negativi degli psicostimolanti e su ogni altro trattamento – medico e non – che possa essere usato con efficacia per contenere i disagi del comportamento dei minori”
(Concluding Observations Committee on the Rights of the Child dell’ONU, osservazioni finali circa il rispetto dei principi enunciati nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo in relazione alla prescrizione di psicostimolanti)

“Gli effetti negativi a lungo termine degli psicofarmaci sono spesso trascurati, sottostimati oppure subordinati ai risparmi sui costi di breve periodo. Vi è un ampio spettro di approcci di trattamento, complementari o alternativi, per molti dei diversi disturbi mentali e per le condizioni dolorose che vengono trattate attualmente con specialità farmaceutiche (psicoterapia, consulenza, medicina tradizionale) e tali alternative possono spesso essere culturalmente più adeguate e molto più efficaci (…) Le autorità sanitarie dovrebbero promuovere l’uso di modalità di trattamento, complementari o alternative, scientificamente valide e collaudate, prendendo anche in considerazione in fatto che, affidandosi a tali opzioni terapeutiche piuttosto che alla farmacoterapia in sé, i risparmi sui costi possono essere significativi”.
(International Narcotic Control Board – ONU)

“Il 50% dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi. La nostra è una società sempre più farmacocentrica, perchè vede la soluzione di tutti i problemi nel medicinale. Inoltre, gli enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine e la tendenza al consumismo sanitario, sono il quadro in cui si inserisce l’utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi. Il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe risparmiare moltissimo, con interventi più decisi sulle abitudini di vita”
(Silvio Garattini – Istituto Mario Negri)

«È in preoccupante aumento la tendenza – anche in psicologia ed in psichiatria – a medicalizzare tutto e tutti, a fare diagnosi al fine di individuare quale sindrome possa essere alla radice di un problema. Ogni comportamento concepibile (con il termine “turba”) può trovare posto nel DSM (Manuale Statistico e Diagnostico) e diagnosticato come sintomo di una presunta malattia mentale. È proprio in base a questo criterio che oggi negli Stati Uniti vengono somministrati quotidianamente anfetamine e psicofarmaci ad oltre 11 milioni di bambini. Nelle scuole italiane sono stati avviati programmi di screening di massa per individuare giovanissimi sofferenti di problemi psicologici. È sufficiente che un bambino sia irrequieto ed indisciplinato per diagnosticare una sindrome da deficit di attenzione ed iperattività? Come può essere considerato scientifico un simile approccio se le sindromi non vengono valutate secondo criteri scientifici? Ed il rifiuto di una diagnosi del genere come viene interpretato? Come la causa di un deficit di attenzione dovuto da una turba da diniego? ADHD è una possibilità, ma ce ne sono altre: per esempio insegnanti incompetenti o genitori disattenti…..»
(Sabrina Parsi, giornalista e ricercatrice)

“Somministrare psicofarmaci a bambini, ed in generale ad organismi in via di sviluppo, è una pratica scientificamente abominevole, ed eticamente orribile”
(Bob Johnson, Psichiatra, membro del Royal College of Psychiatrists e Direttore della James Nayler Foundation)