Agorà

Quest'area e l'Agora virtuale del nostro portale, il luogo dove i navigatori s'incontrano con gli esperti per soddisfare le proprie curiosita od ottenere risposte a quesiti piu complessi. Il servizio é sempre gratuito, ed in nessun caso una risposta deve intendersi quale raccomandazione all'uso di un particolare prodotto farmacologico, o quale suggerimento all'abbandono di uno specifico percorso terapeutico.
Per inviare la Vs. domanda al nostro panel di esperti, compilate il modulo o scrivete a agora@giulemanidaibambini.org. Le domande possono essere poste anche in forma anonima, ma - per intervenuta disposizione del ns. comitato etico - debbono rispettare il principio di afferenza con la nostra principale missione: la farmacovigilanza in fascia pediatrica ed i profili di rischio nella somministrazione di farmaci psicoattivi ai minori. Le domande non riguardanti direttamente gli argomenti trattati in questo portale non verranno quindi pubblicate, ma ad esse verra comunque data risposta personale via e-mail. Le domande piu frequenti - di qualunque genere - verranno riportate nell'area F.A.Q. di questo stesso portale. Grazie per averci interpellato!





 151) Domanda posta da: Anonimo 

Sono la mamma di un bimbo di 10 anni al quale è stata diagnosticata la sindrome ADHD per la quale ci hanno consigliato il ritalin (che noi abbiamo rifiutato). Ho letto molte cose sul vostro sito e mi sono iscritta ora avrei una domanda. In Germania il test che viene effettuato non è come quello da voi descritto con le famose domande fatte ai genitori e insegnanti. Il test che ha fatto mio figlio durava circa due ore, diviso in due giorni diversi. Lui doveva compilare delle schede. Il test si chiama HAWIK-IV e credo che sia l`ultimo usato in america dgli psicologi. Viene fatto un profilo dell\'intelligenza e poi vengono raccolti altri dati sulla capacità di concentrazione e sulla capacità di rispondere veloci o no.Mi potreste dire qualcosa su questo metododi diagnosi? Loro dicono che non è iper attivo ma che ha un deficit di concentrazione e questo giustifica i suoi scarsi risultati a scuola e la sua tendenza ad essere depresso e qualche volta agressivo. grazie aspetto una vostra risposta.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

sono decine i tipi di test utilizzati per l'ADHD, con diagnosi superficiali dai 15 minuti a quelle più strutturate, per complessive 10 ore articolate in più giornate di screening. Il punto non è tanto la modalità di perfezionamento della diagnosi, quanto la "medicalizzazione" dei problemi di comportamento del bimbo: ci sono oltre duecento patologie che presentano deficit di attenzione tra i sintomi tipici, la prima azione che ci sentiamo di suggerire sulla base dei pareri dei nostri esperti è una diagnosi differenziale completa perlomeno sulle principali tra esse (uno specialista potrà esserle d'aiuto) al fine di escludere ciò che "mima" l'ADHD, e per indagare i motivi profondi del disagio, invece di soffermarsi solo ed esclusivamente sul sintomo. Le consigliamo anche la lettura di questo documento: http://www.giulemanidaibambini.org/consensus/ Se può, ci tenga informata degli sviluppi riguardo al bambino




 150) Domanda posta da:  

Una insegnante di inglese

Salve, sono l'insegnante che Vi ha scritto qualche settimana fa. Oggi ho avuto i colloqui a scuola. Ho visto la mamma insieme alle insegnanti di classe (due disciplinari e due di sostegno, per i tre bambini certificati presenti, fra cui il bimbo in questione, per una situazione che si presenta così: due insegnanti sempre presenti eccetto una mensa alla settimana- per le 40 ore settimanali in una classe di 15 bambini). Ho lasciato che parlassero le colleghe e la mamma per capire: il bambino, seguito in una struttura convenzionata, ha sospeso l'assunzione di ritalin perchè è dimagrito e ora pesa sotto i 25 chili ma da lunedì comincerà un altro trattamento farmacologico con un medicinale sperimentale americano di cui la mamma non ha saputo dire il nome perchè è una sigla -ha detto- e non se la ricordava. Ha spiegato che mentre il ritalin aveva effetto immediato, raggiungeva un picco e poi calava all'interno della giornata, questo avrà bisogno di alcuni giorni per arrivare a regime ma poi l'effetto dovrebbe essere costante anche se nessuno sa come potrà reagire il bambino. La dottoressa neuropsichiatra infantile che lo segue aveva piacere di vedere noi insegnanti, e anche noi lei, per poter adottare tutti la stessa linea; ha anche detto alla mamma di stare tranquilla perchè questa "patologia" con il tempo si attenua e sparisce, verso i dieci anni dovrebbe andare meglio e di non preoccuparsi dell'andamento scolastico perchè deve fare solo la mamma. Non ho chiesto espressamente, mi è sembrato di capire che fa delle sedute dalla neuropsichiatra con regolarità. Questa è stata la parte più breve del colloquio, durato quasi mezz'ora, perchè il resto del tempo è stato dedicato a raccontare alla mamma quello che fa il bambino a scuola, le situazioni di pericolo in cui si mette, i banchi spostati, le sedie quasi volate, i piatti lanciati, gli urti accidentali a compagni e maestre, a tende quasi tirate giù, le difficoltà di attenzione e concentrazione tanto che a un certo punto la mamma è intervenuta dicendo: "ma questa è la sua patologia". Hanno detto che sono preoccupate della sua incolumità fisica e ripetuto molte volte che quando prendeva la "pasticchina" stava tranquillo e svolgeva il lavoro nei tempi previsti e in autonomia (è un bambino veloce negli apprendimenti) senza eccessi nel comportamento e hanno insistito tanto su questo che la mamma ha chiesto "ma è meglio se non lo mando a scuola e lo tengo a casa?". Chiaramente è stato detto di no ma si sono raccomandate che per le uscite didattiche di maggio avesse una copertura farmacologica altrimenti sarebbe stato difficile farlo partecipare "per la sua sicurezza". Io non ho mai assistito agli episodi descritti, certo il tempo che trascorro in classe non mi permette di avere voce in capitolo, però vedo come si muovono all'interno del gruppo e so che abbiamo atteggiamenti diversi: per loro seguirlo significa mettere il banco vicino alla cattedra e ripetergli quello che deve fare stando sedute al loro posto. Ho avuto colloqui con altri due team e di fronte a episodi avvenuti in classe simili (scatti di rabbia da parte dei bambini per esempio) ci sono state modalità d'intervento e di comunicazione alla famiglia molto diverse. Il dott. Toselli mi ha fatto riflettere su questa facilità di ingerenza l'uno nel ruolo dell'altro. Con questa mamma c'era un clima pesante, non mi sarei stupita se fosse scoppiata a piangere. Lei ha detto di non sapere come fare con il figlio ("sono succube di questo bambino") e il fratello (che ha sei anni, mi ero spiegata male). A un certo punto ho chiesto se non ci fossero strade alternative, la mamma pensava mi riferissi a un altro farmaco, e poi ha detto che questo le hanno proposto. Per tutto il tempo ha parlato con tutte, guardando anche me, ho pensato che fosse un buon segno di apertura. Siamo uscite casualmente insieme, fuori l'aspettavano i figli, e per il tempo di due rampe di scale le ho raccontato di un'attività svolta in classe a cui i bambini avevano partecipato volentieri ed è intervenuto anche il bimbo. Volevo alleggerire e vedere se si pongono le basi per un rapporto di fiducia. Questa volta mi sono dilungata molto, mi scuso e ringrazio per le osservazioni che potete fare. Cordiali saluti.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Se ha occasione di verificare, chieda se il principio attivo del farmaco è la "Guanfalcina", sappiamo che è in corso una sperimentazione in Italia. Detto ciò, è di tutta evidenza che il caso sia grave dal punto di vista comportamentale. Se la situazione è così degenerata, al di la delle riflessioni su "cosa non è stato fatto fino ad oggi per arrivare a questo punto", il farmaco con effetto di normalizzazione del comportamento può avere una sua dignità d'utilizzo, sotto stretto controllo medico e per un periodo limitato di tempo, al solo scopo di limitare gli episodi di incontrollabile violenza - pericolosi per il bimbo e per i compagni di classe - e soprattutto aprire la strada ad altre terapie. La domanda quindi è proprio questa: al di la del farmaco, che ha un effetto meramente sintomatico, quali altre terapie sono previste? E' appena utile ricordare che le terapie non farmacologiche sono previste obbligatoriamente dai protocolli Ministeriali, e sono un preciso diritto della famiglia. Certamente questa mamma è del tutto inadeguata, come bagaglio di competenze, a gestire un bambino di questo tipo: del parent-training sarà indispensabile, come anche l'intervento sul bambino di uno psicoterapeuta e di un pedagogista clinico, al fine di stabilire delle strategie di comportamento adeguate. Sarebbe anche utilissima una batteria di esami per escludere altri motivi alla base dell'eccessiva iperattività del bimbo, dalle intolleranze alimentari all'eccesso di metalli pesanti nel sangue. Sarebbe importante sapere se questo genere di esami - incluso se necessario un mineralogramma del capello - sono stati regolarmente effettuati sul piccolo. Spero che il materiale arrivi quanto prima. Ci aggiorniamo presto,




 149) Domanda posta da: Stefano 

Privato cittadino

La battaglia contro il Ritalin ha privato in maniera indiscriminata l'intera fascia di popoloazione che poteva usufruire del farmaco. Purtroppo in alcuni casi è un farmaco di prima scelta se non di scelta esclusiva e molte persone (soprattutto adulti) non hanno nessuna possibilità di alleviare le loro sofferenze. Sinceramente non capisco questo assurdo oscurantismo.Le rispondo sulla base della mia esperienza personale questo mi fa sentire dalla parte dell'onestà morale e intellettuale. Io per anni sono riuscito a curarmi con la fendimetrazina, ad oggi non esiste in Italia nessun sostituto farmacologico di tale molecola; a questo punto è iniziato il mio calvario : mi hanno propinato tutti i farmaci possibili (IMAO, NEUROLETTICI, SSRI, SNRI, NARI, MODAFINIL ecc) senza nessun successo per il fatto che non sono specifici per tale sintomatologia... il risultato è stato un fallimento su tutti i fronti da quello lavorativo a quello sociale... un lento scivolare nel baratro, ora mi chiedo quale è il peggior male prendere una anfetamina o morire lentamente?
cordiali saluti


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve Stefano, rispetto molto il suo punto di vista in quanto frutto di esperienza personale. Non so tuttavia a cosa si riferisce quando parla di battaglia contro il Ritalin: non abbiamo mai avuto - come Giù le Mani dai Bambini - una posizione proibizionista verso il farmaco. Abbiamo evidenze (la stessa Food and Drug Administration) che si tratta solamente di un sintomatico, detto ciò ci concentriamo sui protocolli che ne regolano la somministrazione (mai abbastanza prudenti), non certo sul vietarlo. Lo psicofarmaco, di qualunque genere, per citare una grande psichiatra italiana, Emilia Costa, è null'altro che una camicia di forza chimica: e come una camicia di forza si può usare o meno, sapendo che non è risolutiva di niente e non è una terapia (nel senso che non guarisce da nulla), ma che può limitare certi danni o migliorare il grado di accettabilità sociale del soggetto, facendo sempre la debita attenzione agli effetti collaterali. Come vede è una posizione per certi versi molto equilibrata e realista. La informo per concludere che esistono protocolli scientificamente testati NON farmacologici (mi riferisco al fatto che lei pare porre in alternativa Ritalin con altri psicofarmaci, come se esistesse solo il farmaco di sintesi chimica), se qualche specialista nel corso della sua lunga e dolorosa storia clinica ha cercato di convincerla del contrario è semplicemente un truffatore o un incompetente.
Luca Poma




 148) Domanda posta da: Anonimo 

Salve, sono la mamma di un bimbo nato nel 2005. Siamo venuti a conoscenza dei vostri studi ed interesse inerenti ai bambini plusdotati. Mio figlio potrebbe essere uno di questi,ma ne vorremmo ovviamente avere se possibile la certezza. In sintesi è un bimbo iperattivo,sensibile,non riesce a socializzare con i suoi coetani ed all'asilo più che altro disturba e non collabora mostrando anche difficoltà nel linguaggio. E' stato indirizzato in un centro di neupsichiatria infantile dove è seguito benissimo. Qui però a qualsiasi prova viene sottoposto le supera brillantemente. Il test di logopedia è risultato ottimo,addirittura al disopra dei bambini della sua età. Da una dottoressa specializzata gli è stato effettuato il test del Q.I. per verificare appunto il quoziente intelletivo arrivando ad una valutazione di 120 (anch'essa è rimasta impressionata da alcuni suoi disegni geometrici). A casa prendendo un disegno fatto da lui volontariamente raffigurante una persona abbiamo eseguito il test dell'"omino di Goodenough" .E' risultata una valutazione di 20 punti equivalente ad un Q.I. di 140. Sembra che il bimbo quando è concentrato abbia una intelligenza elevata.Il problema è che quasta concentrazione gli risulta difficile e davanti ad altri (maestre, compagni, parenti...) risulta un bambino dal comportamento molto infantile e non intelligente. Abbiamo timore che a scuola nessuno lo capisca veramente e si perda per strada. Vorremmo informazioni su come agire , in che ambito e a chi possiamo rivolgerci. Grazie. Aspettiamo risposta.


Risponde: Il nostro comitato scientifico

Salve, grazie per l'attenzione che ha rivolto al nostro lavoro. Noi ci interessiamo di pluadotazione a margine della nostra attività di vigilanza sull'impropria medicalizzazione di minori con variazioni del temperamento e del comportamento, ed a tal fine siamo tra i copromotori della Rete Ulisse: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__148.pdf Le consiglio di leggere, sul tema della plusdotazione, un'interessante intervista da noi pubblicata qualche mese fa sul portale: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__470.pdf Ma soprattutto trova sopra l'email della Prof. Roncoroni, nostra partner nella Rete Ulisse ed esperta di eccezionale competenza su queste tematiche, la contatti pure per approfondimenti su Alessandro, e ci tenga gentilmente al corrente degli sviluppi. Un cordiale saluto, e grazie per il sostegno che eventualmente potrete dare alla nostra attività.




 147) Domanda posta da: Anonimo 

Buongiorno, sono la mamma di una bambina di 9 anni, a cui è stata diagnosticata la Adhd (dopo essere passati da un centro all'altro). Dal 2009 siamo seguiti dal centro di NPI del nostro territorio che è anche centro di riferimento per Adhd. Lì abbiamo seguito degli incontri mensili di terapia familiare (siamo in 4, abbiamo un altro figlio di 12 anni, che mal sopporta la convivenza con la sorella), poi il parent-training e ad agosto 2009 hanno iniziato a somministrare ad entrambi i bambini il Risperdal. Dopo qualche mese entrambi avevano la prolattinemia molto alta e sono aumentati notevolmente di peso. Il farmaco è stato sospeso solo al maschietto, mentre la sorellina ha provato per un pò lo Zoloft con aumento dell'irritabilità ed è tornata quindi al Risperdal fino a giugno (non ha più ricontrollato gli esami perchè mi hanno detto che la prolattinemia alta nelle femmine non ha importanza). A luglio di quest'anno la bambina ha seguito 5 incontri di gruppo di psicoeducazione e poi ci hanno dato appuntamento a fine settembre per iniziare la terapia con Ritalin. Io ho detto che voglio provare a fare a meno del farmaco e se erano previsti altri incontri di psicoeducazione, ma mi hanno detto che oltre a quei 5 incontri non è previsto altro se non il farmaco. Il mio tempo trascorso con la piccola si riduce solo a conflittualità per fare i compiti e a senso di trascuratezza da parte del fratello. Ho provato a chiedere al servizio sociale del Comune un educatore per i compiti per poter trascorrere il mio tempo con lei serenamente, ma mi hanno risposto che serve la legge 104. Mi sono rivolta all'Assessore e mi hanno concesso un educatore ma solo per portarla fuori 2 volte alla settimana, i compiti no! Ma questo vorrei poterlo fare io! Ho richiesto la legge 104 tramite il mio pediatra perchè la NPI si è rifiutata. Ho ottenuto il comma 1 e ora il Comune mi dice che è il caso di proseguire con il progetto in corso e basta, quindi niente educatore. Leggendo su internet ho saputo che gli altri genitori hanno ottenuto l'indennità di frequenza. Io non l'ho chiesta perchè mi sembra più importante chiedere la possibilità dei 3 giorni di congedo per poterla accompagnare al centro o per seguirla di persona, senza dovere per forza litigare continuamente per avere un giorno di ferie, ma questo non l'hanno concesso. Ora io mi chiedo: se non si vuole somministrare il farmaco al bambino dove troviamo i mezzi, le forze e i modi per seguirli? Se i centri di NPI si rifiutano di fare la domanda di 104 perchè non ci sono i presupposti e non si battono per farcela ottenere (a molte malattie fisiche che non comportano nè tempo da dedicare, una visita di controllo l'anno etc viene concessa senza problemi), come mai a questa "non malattia" somministrano così facilmente dei potenti psicofarmaci? A questo punto compaiono improvvisamente i presupposti di malattia? Secondo voi devo fare seguire mia figlia da una psicoterapeuta privata? Come mi devo comportare? Grazie.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve, abbiamo letto con attenzione il suo quesito. Il Risperdal è un antipsicotico e viene prescritto in caso di schizofrenia, gravi forme depressive od ansiose, etc. Lo Zoloft è un potente antidepressivo prescritto per il trattamento della depressione grave nei pazienti adulti. Nei casi di ADHD, è frequente la somministrazione contemporanea di antidepressivi, meno chiara la giustificazione alla somministrazione per il fratellino, che da ciò che Lei riferisce non è diagnosticato: in ogni caso si tratta di farmaci psicoattivi molto potenti, l'uso sui minori è assai contestato e sconsigliato da una parte significativa della comunità scientifica. Al riguardo, Le consiglio la lettura di questi articoli: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__498.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_news__372.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__258.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/articoliscientifici/glm_articoliscientifici_allegato_70.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__412.pdf Per quanto riguarda le trappole della burocrazia scolastica e Ministeriale, la soluzione ideale per Lei è certamente - visto il caso particolare - rivolgersi ad un Avvocato di Sua fiducia onde valutare le più opportune azioni per il ripristino dei Suoi diritti violati. In ordine alle strategie terapeutiche per entrambi i figli, è sempre bene prendere in carico il disagio e non ignorarlo, ma vediamo come una grave criticità la prescrizione di psicofarmaci a bambini ed adolescenti: la scienza ha molto da dire prima di dover somministrare a minori mezze dosi di prodotti psicoattivi per adulti, che nella migliore delle ipotesi non risolvono alcunchè (sono dei "sintomatici", agiscono solo sui sintomi) e nella peggiore espongono i suoi figli al rischio di danneggiare gravemente i loro cervelli, ancora in via di sviluppo. Le consigliamo di utilizzare anche lo strumento del web per rintracciare uno specialista capace nella Sua zona, in grado di prestarle la migliore assistenza possibile anche senza l'ausilio della chimica, dal momento che non siete assolutamente obbligati ad accettare la somministrazione di questi farmaci. Per contro, il Centro Adhd è obbligato a fornirvi anche assistenza non farmacologica, senza se e senza ma. Se lo desidera, possiamo inoltrare una segnalazione all'Istituto Superiore di Sanità: la "regola delle 5 sedute" è assolutamente una disposizione arbitraria della Sua ASL, e non è assolutamente prevista dai protocolli del Ministero della Salute in materia, che conosciamo bene. Un cordiale saluto




 146) Domanda posta da: Marco 

Salve, per questa domanda ho pensato di rivolgermi al comitato tecnico scientifico. Praticamente volevo chiedere:ma questi benedetti squilibri biochimici dei sentieri dopaminergici, noradrenalinergici eccetera, come si rilevano? Ma uno studio di neuroimaging con sostanze usate per rilevare l'attività dei neuroni è così costoso e impossibile da praticare in Italia per questi sacerdoti della morale scientifica? Perchè quando un soggetto ha dei problemi subito si liquida tutto con questa storia? Quanto costa rilevare queste anomalie? E' possibile farlo in Italia? Inoltre se vengono rilevati dei geni che portano non solo all'ADHD ma anche a depressione, schizofrenia... si possono rilevare nei singoli soggetti? Vi ringrazio per il vostro contributo !


Risponde: Il nostro Comitato Scientifico

Circa la teoria degli squilibri biochimici, si tratta appunto di una teoria mai dimostrata con criteri scientifici, ed invero contestata, ancorchè alla base di buona parte del mercato farmaceutico mondiale. A proposito del neuroimaging, le consiglio la lettura di questo interessante articolo: http://www.giulemanidaibambini.org/articoliscientifici/glm_articoliscientifici_allegato_66_2.pdf Nella fattispecie, nessun marcatore biologico è mai stato individuato ne per la depressione ne tantomeno per l'ADHD, al punto che si inizia a ritenere - visti gli ingentissimi fondi destinati alla ricerca in tal senso negli ultimi 50 anni - semplicemente non esistano.




 145) Domanda posta da: Rosa 

Penso che prima di arrivare ai farmaci si DEBBA pensare all\'aiuto di uno psicologo psicoterapeuta, ma a tal proposito la legge non aiuta. Sempre più spesso i bambini soffrono e i genitori presi dalle loro problematiche quotidiane tendono a considerare capricci o malattia alcuni comportamenti. Ma tra i due estremi c\'è una via di mezzo o meglio di uscita, tre elementi distinti parti di tre momenti distinti cristallizzazione, negazione, destrutturazione, parte del processo di cambiamento. A tal proposito se solo uno dei genitori si accorge che questi comportamenti non sono capricci o malattia può da solo decidere di aiutare il figlio con una consulenza? La legge e il codice deontologico degli psicologi prevede il consenso di entrambi per un qualsiasi contatto con lo psicologo. Spesso il genitore viene per sapere se quello che vede lui, lo vedi anche tu e se \"quel\" comportamento può essere segno di sofferenza. Lo psicologo deve rifiutarsi di accogliere una simile consulenza. Il minore rimane escluso anche solo dal domandare aiuto, non può farlo se non vi è il consenso di entrambi. Allora mi chiedo se forse non è il caso di iniziare a dare la possibilità almeno ad uno dei genitori di accompagnare il figlio e avere un aiuto sul loro rapporto ....SICURAMENTE L\'ALTRO DEVE ESSERE INFORMATO, MA PERCHE\' L\'ALTRO GENITORE DEVE DARE IL PROPRIO CONSENSO PERCHè CIO\' SI ATTUI. Soprattutto nel caso di genitori separati, se un solo genitore chiede di essere aiutato nel rapporto col figlio, l\'altro genitore deve essere consenziente. Allora la risposta che l\'altro si sente dire \"è sei la solita esagerata, fa solo capricci\". Si instaura un circolo vizioso per cui quegli iniziali segni di disagio per farsi sentire diventano comportamenti da \"controllare con i farmaci\" . Non sarebbe opportuno per la tutela del benessere del minore,che riguardo alla necessità del consenso di entrambi i genitori si cominciasse a fare una distinzione fra colloqui di analisi della domanda e colloqui di valutazioni e trattamento? Se uno psicoterapeuta potesse vedere anche un solo genitore (quello pronto al cambiamento) e il proprio figlio non si avvierebbe un processo di riflessione e di cambiamento che presto o tardi coinvolgerebbe anche l\'altro genitore?non si eviterebbe così di esacerbare dei comportamenti? L\' attuale rete familiare impone riflessioni a più livelli e la legge e la psicologia devono accompagnare tali cambiamenti culturali e sociali. Cosa ne pensate???


Risponde: Il nostro Comitato

Domanda puntualissima, che solleva interrogativi più in generale sulle modalità di approccio a questo genere di problemi: iper-semplificazione versus complessità. I bambini in particolare, nella loro apparente semplicità, sono vere e proprie complessità: quando è troppo facile c'è qualcosa di sbagliato, e la "scorciatoia" è ciò che deve davvero farci paura. Detto ciò, il problema esiste: proprio per evitare abusi la legge prevede il necessario consenso di entrambi i genitori. Pensiamo al caso contrario: se bastasse un solo genitore, esso potrebbe anche decidere arbitrariamente per un trattamento invasivo a base di psicofarmaci, e l'altro genitore nulla potrebbe tardivamente opporre. Certo, il consenso di entrambi è di per se una "complessità": ma educa a sua volta, perchè mette il genitore bene intenzionato d'innanzi alla sfida di aumentare la consapevolezza dell'altro fino a convincerlo e perlomeno ad avere il via libera. I risultati di valore bisogna spesso sudarli




 144) Domanda posta da: Anonimo 

Ho aderito alla vostra campagna contro la somministrazione indiscriminata di psicofarmaci ai minori. Oltre a condividere pienamente, in linea di principio, l'esigenza di tutelare l'infanzia e l'adolescenza da abusi e sperimentazioni altamente pericolose e forse inutili, mi trovo in questo momento ad affrontare una mia personale battaglia per sottrarre mio figlio (14 anni appena compiuti) ai rischi di interventi farmacologici (con SSRI) che mi sono stati prospettati come indispensabili (sebbene facoltativi) per risolvere il suo disagio adolescenziale, disagio acuito peraltro nel contesto di una situazione familiare difficile (genitori divorziati e in grave conflitto) ed etichettato, a mio giudizio impropriamente e superficialmente, come patologia. Il "sintomo" è una tendenza ad una affermazione della propria personalità, che ha portato il ragazzo a non ascoltare gli adulti (dai quali riceve opposti modelli comportamentali – preciso che, in regime di affido condiviso, il minore - figlio unico - vive con me) e ad agire come se avesse assoluto potere decisionale, con scelte e atteggiamenti chiaramente mirati ad attirare l'attenzione su di sé e a far spazientire chi gli sta vicino. Ancor prima che potessi cercare uno psicoterapeuta che mi sostenesse in una corretta strategia educativa, sono venuta casualmente a contatto con una neuropsichiatra infantile, la quale si è offerta di seguire il ragazzo mediante una psicoterapia individuale, rivelatasi però fin dall'inizio fallimentare, in quanto, a mio parere, orientata verso la cura del "sintomo", piuttosto che sulla risoluzione delle cause di esso (intervenendo cioè sulle dinamiche relazionali familiari). È stato detto al ragazzo quasi subito, pressocché ignorando le mie posizioni, che il suo disturbo poteva essere curato farmacologicamente, inculcandogli l'idea che in tal modo avrebbe potuto risolvere i suoi problemi di rendimento scolastico - preciso che mio figlio ha una grande facilità di apprendimento e che, quando gli argomenti di studio suscitano il suo interesse, raggiunge risultati eccellenti. Il ragazzo, incoraggiato in tal senso dal padre, il quale ha subito accolto favorevolmente la proposta della neuropsichiatra infantile, ha sviluppato in tal modo una "dipendenza" dal farmaco ancora prima che gli venisse somministrato (...) Messa alle strette, per spezzare la tensione familiare che le discussioni pro e contro il farmaco avevano creato, ho iniziato la somministrazione del farmaco, sperando vivamente in una terapia limitata nel tempo e senza danni psicofisici. Dopo un giorno si è manifestato un effetto che io sarei portata a definire "placebo" (anche se gli psichiatri, pur avendomi prima avvertito che i primi effetti significativi si sarebbero evidenziati dopo almeno tre settimane, hanno respinto recisamente questa mia interpretazione). Mio figlio ha iniziato subito a comportarsi adeguatamente, ha assolto con regolarità ai suoi impegni scolastici, con un atteggiamento di rivalsa nei miei confronti (quasi a voler dimostrare le sue ragioni nel volere assumere il farmaco e il mio torto nell'avere espresso remore a somministrarglielo) (...) Dopo tre settimane il farmaco ha avuto i suoi primi reali effetti: attacchi di collera mai visti con relative "fughe" da casa ed ematomi spontanei sulle braccia (sintomi entrambi descritti come possibili effetti collaterali di quella tipologia di farmaco). (...) Subito dopo, malgrado le mie proteste, gli psichiatri hanno prospettato la ripresa della terapia, con indagini in day hospital (elettroencefalogramma, e quant'altro) mirate a ridefinire dosaggi e tipologia del farmaco. In ospedale, di fronte all'adesione del padre e del ragazzo a questo progetto, io sono stata messa alla porta, trattata come una madre irresponsabile e incapace di accettare la "grave" patologia del figlio (...) La mia posizione contraria alla somministrazione di psicofarmaci al minore è sostenuta da un pediatra di fiducia sulla base della valutazione del rapporto tra i rischi (tutti gli effetti collaterali gravi e possibili dei farmaci SSRI, compresa l’eventualità di alterazioni nello sviluppo psicofisico e nella crescita) e i benefici (benefici incerti, anche in mancanza di un progetto serio di psicoterapia familiare e di una strategia educativa coerente). Inoltre la dimensione di “malattia” entro la quale mio figlio è stato proiettato risulta essere ben più grave e invalidante dei problemi “adolescenziali” che ci hanno portato originariamente a chiedere un supporto psicologico. Quello che mi sorprende è il fatto che nessuno dei neuropsichiatri infantili da me consultati ha dato rilievo agli ultimi progressi di mio figlio: spinto da un “sano” timore per gli esami di terza media, ha studiato regolarmente e colmato le sue lacune, con piena soddisfazione degli insegnanti; ha dimostrato di saper socializzare in modo adeguato; tutto il resto, cioè la sua protesta contro adulti in conflitto, lo trovo assolutamente normale e “sano”. Ho molti dubbi sulle motivazioni e sugli obiettivi dell’atteggiamento dei neuropsichiatri infantili che hanno seguito finora il caso descritto (...) Se non fosse così, avrei dovuto assistere a una progressiva modifica delle strategie psicoterapeutiche in concomitanza con la sensibile modificazione dei comportamenti del minore e delle relative situazioni socio-ambientali. Invece, nonostante in questi nove mesi di approccio psicoterapeutico e (sia pure parzialmente) farmacologico si siano più volte modificati, come illustrato, atteggiamenti e comportamenti del ragazzo, i discorsi continuano a incentrarsi in modo invariato sulle funzioni del cervello e sull’importanza imprescindibile del farmaco, in un dialogo pressoché esclusivo tra mio figlio e la pscicoterapeuta, con me perennemente dietro una porta chiusa, ormai delegittimata totalmente nel mio ruolo e in attesa di “istruzioni” su come gestire il rapporto con un adolescente che ha fatto proprio il linguaggio degli psichiatri e ha imparato perfettamente a strumentalizzare la situazione. Presento la mia testimonianza (chiedendo comunque l’anonimato) anche al fine di ricevere sostegno di natura scientifica alla mia presa di posizione su questa questione. In particolare chiedo che mi venga suggerita una strada da seguire per uscire da questa situazione, che mi pone in netto contrasto con l’altro genitore e con mio figlio. Infine chiedo conferme relativamente allo stato attuale delle ricerche in merito all’azione dei farmaci SSRI sull’ipofisi e sulle conseguenze nei processi generali che sovrintendono il funzionamento di una ghiandola endocrina così importante (lettera firmata in originale da una docente Universitaria)


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Egregia Professore, La ringrazio per l'attenzione che ci ha riservato scrivendoci. Abbiamo letto la Sua relazione, molto precisa e dettagliata: la sensazione che ne abbiamo tratto, è che tutte le risposte ai suoi quesiti siano li contenuti. La teoria dello squilibrio chimico del cervello, sanabile mediante la somministrazione di inibitori della ricaptazione della serotonina, noradrenalina, etc, è e rimane solamente una teoria, non è mai stata provata nei suoi fondamentali, ed il dibattito nella comunità scientifica è tutt'ora aperto. Quello che è certo è che questi farmaci psicotropi sono efficaci come "sintomatici" (e nulla più di quello, ma soprattutto...a quale prezzo?) e di cui il fascino che da sempre ispirano a medici (e pazienti!) Le segnalo a tal proposito questi documenti: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__498.pdf http://www.giulemanidaibambini.it/stampa/glm_news_739.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__367.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease_016.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/articoliscientifici/glm_articoliscientifici_allegato_27.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/documentiscientifici/glm_documentiscientifici_58.pdf In ogni caso, Suo figlio è ora in terapia: solo uno specialista altrettanto qualificato potrà "guidarlo" verso uno scalaggio progressivo sotto stretto controllo medico, se lo riterrà opportuno, sostituendo la terapia farmacologica con altra più mirata alla risoluzione delle cause profonde del disagio, che - perlomeno questa è la mia esperienza - non si risolveranno sicuramente ingoiando una pastiglia. Il consiglio che le do è quindi di individuare un bravo psicoterapeuta sul suo territorio di residenza (il web è uno strumento utilissimo a tal proposito) Spero di esserle stato utile. Pubblicheremo uno stralcio della Sua testimonianza, con questa nostra risposta, nella speranza possa tornare utile anche ad altri genitori con problemi analoghi. Ci tenga al corrente degli sviluppi, con i nostri più sinceri auguri.




 143) Domanda posta da: Anonimo 

Buongiorno sono la mammma di L, frequenta la seconda elementare e da un anno è seguito da una logopedista per un sospetto di dislessia. Da un mese mi è praticamente stato imposto di fargli fare i test dalla neuropsichiatra per completare la valutazione. Riconosco che ha difficoltà, ma tutto questo accanimento mi sembra eccessivo. Ci sono circa 6 bambini per ogni classe che vengono mandati alla neuropsichiatria infantile della usl, chi per un motivo chi per un altro. Solo perchè non rientrano nei tempi standard di valutazione. Ma allora dobbiamo crescere dei robot tutti uguali che non è più concesso avere un bambino timido o troppo vivace perchè subito catalogato come bambino con dei " problemi"? Siamo tanti genitori che vogliamo ribellarci ma cosa dobbiamo fare? E' giusto riconoscere il problema se esiste ma a noi sembra che si stia esagerando!!!! Inoltre hanno fatto dei test sulla dislessia in classe chiedendo il consenso ma dove è stato negato dai genitori l'hanno fatto ugualmente , ma allora non siamo più neanche tutori dei nostri figli e decidere cosa è meglio per loro?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve Alessandra, innanzitutto grazie per l'attenzione che ha deciso di rivolgere al nostro lavoro scrivendoci del suo caso. Più che uno sfogo, francamente ci appare come un caso degno della massima attenzione, sia sotto il profilo legale che eventualmente sotto il profilo mediatico (se riterrete opportuno sollevare il caso, nostro tramite, anche preservando il vostro anonimato). Sottoporre minori a test senza il consenso dei genitori è una prassi censurabile, vietata dalla legge, ed è davvero grave: il nostro consiglio è di rivolgersi quanto prima ad un Avvocato, inviando una lettera di diffida alla Direzione Regionale del Ministero Pubblica Istruzione e per conoscenza se lo desiderate ai giornali. Possiamo anche provvedere noi ad un primo contatto con il Ministero, con il quale abbiamo rapporti correnti sia a livello regionale che nazionale. Sulla dislessia, le consiglio la lettura di questo articolo: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__453.pdf Se desidera, possiamo anche ipotizzare un incontro con tutti i genitori coinvolti, se lo desiderate. Restiamo a completa disposizione, con preghiera di tenerci al corrente delle Vostre decisioni al riguardo, e - se ritenete - di trasmetterci un Vostro recapito per un contatto più diretto. Un cordiale saluto,




 142) Domanda posta da: Anonimo 

Buongiorno, volevo sottoporre un problema non direttamente mio. In classe di mio figlio (1a elementare) è presente un bimbo che da diverse settimane viene trattato con il Ritalin. A scuola, il suo rendimento era scarso, aveva difficoltà di apprendimento, di concentrazione, di iperattività, sfociato in un episodio in cui ha spinto persino la maestra, facendola cadere (anche se questo bimbo è piuttosto esile come corporatura). Non ho approfondito, ma credo che gli sia stato diagnosticato l'ADHD, tant'è che adesso gli viene sommistrato il farmaco suddetto. Io e mia moglie siamo da tempo a conoscenza del problema dell'ADHD e della facilità con cui si arriva agli psicofarmaci. Mia moglie ha provato a spiegare alla mamma di questo bambino che la somministrazione prolungata è pericolosa, le ha consigliato di consultare il vostro sito e altri simili, per farsi un'idea di quello che la terapia comporta. Io capisco la situazione già abbastanza difficile e non vorrei gettare benzina sul fuoco, ma cosa possiamo fare per aiutare queste persone? In più, anche nostro figlio è molto vivace, anche se non è mai arrivato ai livelli del suo amichetto e comunque non ha problemi di apprendimento (è tra i primi della classe come voti), ma la preoccupazione che l'ombra dell'ADHD copra anche noi non è remota. Soprattutto a causa dell'insegnante di inglese, che lamenta un comportamento al limite della sopportazione, mentre per gli altri insegnanti tutto sommato la sua vivacità è nella norma (cosa che ci fa sospettare che il problema sia invero dell'insegnante di lingua straniera). Ci sono poi stati già consegnati dei test da compilare molto simili a quelli per la diagnosi dell'ADHD (anche quando il nostro bambino frequentava l'asilo) come pure le risposte fornite! Cosa ci consigliate di fare, oltre a tenere gli occhi aperti?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Egregio lettore, le variazioni di temperamento in classe non sono patologia, se l'insegnante di Suo figlio sollecita la medicalizzazione del comportamento dei piccoli solo per normare la situazione ambientale in classe, sbaglia e commette un grave errore. Comunque, sappia che anche in caso di etichettatura "ADHD" (che in ogni caso deve avvenire in centri di neuropsichiatria infantile e non certo a scuola) non siete assolutamente obbligati a somministrare psicofarmaci al bambino: la scienza ha molto da dire prima di somministrare una metanfetamina ad un bimbo, e esiste tutta a serie di possibili interventi non farmacologici. Piuttosto, possiamo consigliarvi di non rimanere passivamente in attesa di uno scontro con la scuola, ma se vostro figlio ha comportamenti in classe ai limiti del sopportabile, di avviare un percorso pedagogico o psicologico che possa sostenere il suo ottimale inserimento nel gruppo dei pari, facendogli capire che il rispetto per la sua persona passa attraverso il suo rispetto verso i tempi e gli spazi degli altri suoi coetanei. Se ci comunicherete il vostro indirizzo, vi spediremo del materiale informativo gratuito a casa, magari in due copie, così da permettervi di consegnarlo anche alla mamma del compagno di classe di vostro figlio (la quale comunque dovrebbe contattarci di persona, per avere consigli che pure le potrebbero essere utili...).




 141) Domanda posta da: Liliana 

Salve, sono preoccupata, poichè giunge sulla mia posta elettronica, come in quelle di molti altri, simili comunicazioni. (vedi pagina) http://www.direnews.it/newsletter_minori/anno/2010/aprile/01/?news=01 che parla di crescita esponenziale di autismo nei bambini e della necessità di intervenire prima dei tre anni. Appare come un articolo accreditato da presunte autorità in materia ed è ricevuto da innumerevoli genitori. Come difendersi da questa "pubblicità" così accreditata che intende trasformare "tutto" in patologia e che va ad influenzare il pensiero delle persone?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve Liliana. Nel merito della Sua domanda, più che condivisibile, posso solo risponderle che "Giù le Mani dai Bambini" è nata proprio per questo motivo: fare un'informazione "altra", indipendente, scientificamente accreditata, tale da stimolare i cittadini alla riflessione su metodi "differenti" di risoluzione delle sfide che il XXI secolo ci pone innanzi per quanto riguarda il rapporto con i nostri bambini e con i loro disagi e problemi di comportamento. Le iniziative che promuoviamo in questa direzione sono molteplici, ed ecco il collegamento internet per poter scaricare la relazione di sintesi sulle attività 2009, mi pare corretto estendergliela per permetterle di farsi un'idea sua sulle nostre strategie d'intervento: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/letteraaiPromotoriattivita2009.pdf In qualunque modo Lei ritenga di poter contribuire alla nostra attività, non esiti a comunicarcelo, ogni aiuto è prezioso e ben accetto. Un cordiale saluto,




 140) Domanda posta da: Giovanni 

Ritengo che oltre al problema della somministrazione del Ritalin, si debba sempre più porre l'attenzione su un altro tema: quello delle madri che assumono psicofarmaci in gravidanza e durante l'allattamento. Questo è un problema molto grave, perchè per molti farmaci non sono ancora conosciuti gli effetti sul feto o sul lattante (a riguardo la magggior parte dei pediatri è assolutamente ignorante!). Molti psichiatri ritegono che il farmaco alla madre sia il male minore per portare a termine la gravidanza o per evitare possibili artti di violenza sul minore; in altri casi non si sentono di ostacolare l'allattamento (per non indebolite il rapporto madre-figlio in gravi contesti psichiatrici). Altre volte ancora, i medici stessi non sono consapevoli dello stato interessante della madre o del fatto che allatti. Inoltre se un padre o un parente prossimo sono a conoscenza del problema o degli effetti di questi farmaci, non esitono strumenti per appurarlo (nessun centro ospedaliero si dichiara disponibile a fare analisi specifiche), nè i magistrati si attivano, obbligando ad esempio la madre ad effettuare esami del sangue o del latte (e comunque non lo farebbero in tempo utile, visti i tempi della giustizia ed in particolare dei tribunali dei minori: tempi incompatibili con quelli di un bambino in condizioni di potenziale grave danno). A farne le spese è sempre il minore che è indifeso e alla mercè di madri spesso irresponsabili (la stessa cosa può riguardare l'utiizzo di stupefacenti o di alte dosi di alcool).


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve Giovanni. La Sua richiesta è non solo ineccepibile ma totalmente condivisibile, anche perchè non si comprende il motivo per il quale - in presenza di potenziale tossicità trasferibile al neonato - si debba autorizzare l'uso di psicofarmaci sulla madre, violando il principio di precauzione. Nei casi più gravi, ad esempio laddove la sospensione repentina della terapia rischierebbe di esporre al rischio di atti di auto-lesionismo - sarebbe sufficiente provvedere mediante allattamento artificiale, permettendo così la prosecuzione della terapia alla madre (magari in previsione di uno scalaggio progressivo del farmaco, considerati gli effetti collaterali potenzialmente distruttivi propri di una terapia di lungo periodo con prodotti psicoattivi - e non correndo così il rischio di creare pregiudizio all'organismo in via di sviluppo del piccolo. Più complessa la situazione in gravidanza: occorrerebbe rivalutare le psicoterapie, che - qualora somministrate da seri professionisti - hanno dimostrato effetti pari se non superiori (in termini di conseguimento di risultati stabili a lungo termine) a quelli garanti dagli psicofarmaci. Grazie per i Suoi interessanti stimoli alla riflessione, e grazie anche per l'attenzione che ci ha riservato scrivendo a "Giù le Mani dai Bambini". Un cordiale saluto,




 139) Domanda posta da: Donatella 

Da anni faccio parte del consiglio di circolo della scuola primaria frequentata dai miei figli. Nel 2008 mi sono opposta senza risultati, alla somministrazione del test "TDA" contro la dispersione scolastica. Sono poi venuta a conoscenza del successivo divieto a somministrare tale test nelle scuole, vorrei però sapere se possibile quando è stato vietato. Ora però mi sono accorta di un nuovo attacco alle famiglie. Nelle classi V della scuola primaria vengono effettuate le prove "Invalsi" di matematica ed italiano: fin qui nessun problema, poi però viene posto un questionario allo studente in cui si entra, a mio parere, troppo nella vita privata della famiglia, e si va ad indagare sul grado di "autostima" del bambino. Ho bisogno di aiuto per fermare questo nuovo attacco alla privacy delle famiglie e sui possibili sviluppi sui bambini. Vi prego di contattarmi. Grazie


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve Donatella, i test "generalizzati" nelle scuole sono tassativamente vietati con Circolare della Direzione Generale nazionale del Ministero Pubblica Istruzione n° 4226/P4, veda l'originale della lettera pubblicato su http://www.giulemanidaibambini.org/lettere/lettera112.pdf
In una successiva Circolare, emessa qualche mese dopo, la Direzione ha precisato che qualora i genitori siano al corrente, ed in coordinamento con il presidio ASL territoriale, è possibile effettuare test specifici (non indistinti, quindi) al bambino con un percorso diagnostico-terapeutico per l'ADHD certificato od in corso di certificazione. In tutti i casi, nessun test può essere somministrato senza il preventivo assenso scritto dei genitori. Questa norma è tassativa, e qualora la scuola non si adegui ci si può rivolgere in prima istanza all'Ufficio Scolastico Provinciale territorialmente competente, ed in seconda istanza - in caso di mancato riscontro a tutela dei diritti della famiglia, inclusi quelli di libertà di scelta terapeutica garantiti costituzionalmente - alla Magistratura. Non esiti a contattarci per ulteriori approfondimenti.




 138) Domanda posta da: Edoardo 

Salve. Mi piacerebbe confrontarmi con Voi in merito ad un problema riferitomi da un collega che ha una bambina di terza classe, dislessica,e che mi ha lasciato francamente sconcertato. Perchè si fa tanto parlare sul volere aiutare questi bambini quando, in realtà, i dirigenti scolastici non utilizzano le risorse interne che potrebbero dare un notevole contributo in tal senso? Ci sono tanti docenti specializzati in disturbi specifici di apprendimento. Perchè il ministro non obbliga, allora, i dirigenti a cercare all'interno delle proprie scuole docenti pedagogisti specializzati, piuttosto che mandarli a supplire i colleghi assenti e mandare i genitori ed i bambini in giro per le ASL e farli sottoporre ad esami inutili, che non fanno altro che aumentare la disistima nei confronti dei bambini interessati e causare il rischio, per le famiglie, che il figlio venga "etichettato?". Vi sarei molto grato se voleste rispondermi, perchè voglio capire se la mia è una proposta realizzabile e, se no, per quali motivi. Grazie!!!


Risponde: Il Portavoce Nazionale, Luca Poma

Cara Edoardo, la domanda e la riflessione sono più che legittime. Posso solo rispondere con un'altra domanda, figlia della nostra più diretta esperienza: perchè, dal momento che esistono protocolli non farmacologici per la cura dell'iperattività a scuola (vedasi le eccezionali esperienze dell'equipe del pedagogista Ermanno Tarracchini) il Ministero Istruzione tollera screening indifferenziati nelle scuole per l'individuazione di bambini con problemi del comportamento e accetta di fatto che insegnanti non preparati esercitino pressioni sui genitori, per spingerli a portare i bimbi all'ASL e medicalizzare il loro disagio mediante la somministrazione di derivati dell'anfetamina? Diciamo che tra ciò che si potrebbe fare e ciò che si fa realmente, in questo paese esistono solchi sempre più incolmabili. Grazie per l'attenzione che sta dando al nostro lavoro, continui a seguirci, e grazie per ogni tipo di sostegno che potrà garantirci in futuro.




 137) Domanda posta da: Mariella 

...un bambino che sta' ripetendo la prima media con diagnosi di lieve dislessia, ha diritto ad avere l'insegnante di sostegno? il preside ha l'obbligo di ciò? E siamo sicuri che l'insegnante sarebbe l'aiuto più appropriato per tale problematica? altre soluzioni? GRAZIE


Risponde: Lo staff di ScuolaProtetta

Salve Mariella, il bimbo ha diritto ad un insegnante di sostegno qualora venga "certificato", e qualora la certificazione sia per un handicap riconosciuto e sufficientemente grave da richiedere il sostegno. Alcuni genitori preferiscono evitare la certificazione, che seppure presenta alcuni vantaggi (segnatamente, l'obbligo per la scuola di prestare una particolare attenzione al minore, mediante un piano educativo personalizzato) in qualche modo lo "etichetta" per l'intero percorso scolastico. La dislessia "di per se" non è motivo di certificazione, ed è piuttosto difficile ottenerla solo per una difficoltà nella lettura: per attivare i meccanismi previsti dalla cosiddetta Legge 104 occorre che esista un handicap riconoscibile ed appunto certificabile tale da pregiudicare il normale sviluppo del bambino. Non dislessia di per se, quindi, ma un complesso di sintomi gravi tali da recare pregiudizio alla carriera scolastica ed alle relazioni del bimbo. La invito inoltre - per acquisire un punto di vista diverso su questo particolare tipo di disagio - a leggere questo bell'articolo sulla dislessia: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__453.pdf




 136) Domanda posta da: Stefania(Sicilia) 

Buon giorno,vivo in Sicilia ed ho una bambina di 4 anni autistica per la quale ho distolto la mia attenzione da ogni altra cosa al mondo, anche alla vita. La seguo in terapie logopediche e psicomotorie senza alcun risultato da più di 2 anni, sono disperata: che qualità di vita l’attende? perchè nessuno affronta realmente questo problema? perché questi bimbi sono abbandonati? Mia figlia - mi dicono - è un caso atipico, non parla, ma comunica a gesti, possiede il sorriso sociale, accetta e spesso ricambia baci ed abbracci, accetta tutte le variazioni negli ambienti in cui vive, trascorre tranquille serate in locali affollati e in ambienti le rumorosi... Comunque non è per questo che vi contatto, ma vorrei fare di più: visite incontri, terapie, potete consigliarmi? Aiutare in qualche modo la mia bimba? Grazie.


Risponde: La nostra redazione

L'autismo è una delle più difficili e discusse sindromi contemporanee. "Giù le Mani dai Bambini" si occupa tuttavia di vigilare sull'uso ed abuso di sostanze psicoattive sui minori, e non di autismo, sul quale non abbiamo specifiche competenze. Abbiamo tuttavia partecipato l'anno scorso ad un'interessante conferenza sul tema, organizzata dall'Istituto di Ortofonologia di Roma, e dal momento che Federico Bianchi di Castelbianco è senz'altro uno psicoterapeuta molto capace, con il quale abbiamo avuto spesso rapporti per la nostra specifica missione, ritengo possa essere utile per lei contattarli per richiedere della documentazione e sapere qualcosa di più su loro approccio.




 135) Domanda posta da: (Genova) 

Mio figlio frequenta la 4^ classe di scuola primaria e, dietro suggerimento di una delle insegnanti, abbiamo provveduto alla diagnosi avvalendoci del servizio di neuropsichiatria infantile.
Tale diagnosi non dice niente di più di quanto ci aveva già detto la stessa insegnante in merito al disturbo di mio figlio. Si tratta di una docente pedagogista clinico specializzata in DSA secondo un orientamento di tipo Gestaltico, che non prevede, tra l'altro, di dover sottoporre i bambini ad accertamenti ospedalieri più o meno disturbanti della crescita psicologica.
Abbiamo portato la diagnosi a scuola ed abbiamo chiesto alla Preside che il bambino venga seguito nelle sue difficoltà scolastiche dalla stessa sua insegnante di cui sopra nelle ore di compresenza, ma abbiamo ricevuto una risposta negativa, mentre nostro figlio continua ad annaspare in un mare di problemi.
Non è. dunque, vero che non c'è personale specializzato all\'interno delle scuole: è sicuramente poco, ma non viene utilizzato e si preferisce demandare ad esterni. Occorre una Legge che obblighi i Dirigenti scolastici ad utilizzare le risorse interne, piuttosto che trattarle da SUPPLENTI dei colleghi assenti.
Per favore, fate qualcosa in merito, perchè è ingiusto tagliare le ali a chi vuole volare! Quell\'insegnante vorrebbe dedicare il suo tempo fuori dalla classe rendendosi utile a chi ne ha bisogno e non può farlo perchè deve tappare i buchi.
E' semplicemente vergognoso!


Risponde: Lo staff di ScuolaProtetta

Cara ***, grazie per averci scritto.
Sono in discussione in Parlamento doversi Progetti di Legge quadro sia sul tema dei disturbi di comportamento che dei disturbi di apprendimento, tramite la newsletter gratuita del portale GiùleManidaiBambini potrà rimanere al corrente degli sviluppi (se non è iscritta può farlo seguendo le istruzioni alla pagina internet (www.giulemanidaibambini.homeadesione.html) Per lo specifico caso, se non riuscisse nonostante i suoi sforzi ad ottenere l'assistenza necessaria (e dovuta per legge) non esiti a ricontattarci: la carenza di risorse non può e non deve essere di pregiudizio al diritto costituzionalmente garantito all'istruzione.
Circa il problema della dislessia, mi permetto anche di segnalarle un bell'articolo pubblicato qualche mese fa sulla nostra newsletter, ancora scaricabile all'indirizzo internet http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_rassegnastampa__453.pdf e che può costituire per Lei un utile spunto di riflessione per meglio inquadrare il problema.
Un saluto cordialissimo, ed in bocca al lupo per il Suo bambino!




 134) Domanda posta da: Stefano(Pisa) 

Genitore

Nella scuola a cui mi riferisco sono stati proposti \'progetti\' per la rilevazione dei DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) in due mandate (a distanza di due mesi), da parte di operatori esterni alla scuola, su progetti a carico di personalità accademiche, e sulla base dei risultati poi verrà suggerito un intervento a coloro i quali vengano rilevate criticita. La procedura attualmente non prevede informazione nè consenso informato da parte dei tutori legali degli alunni. Esistono leggi dirette, al di là dei codici deontologici, che impongano la richiesta del consenso? Quali sono i riferimenti? Se non leggi, negli ordinamenti scolastici esistono linee guida? Grazie in anticipo per la vostra attenzione e la vostra cordiale risposta.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Caro lettore, per meglio valutare il caso - anche eventualmente sentendo le autorità centrali del Ministero Pubblica Istruzione - pare indispensabile acquisire la documentazione del progetto. La giurisprudenza prevede come tassativa l'acquisizione del consenso informato. Le suggeriamo quindi di ventilare la sua possibile adesione al progetto, al fine di poter avere accesso a tutta la documentazione afferente lo stesso (che pure dovrebbe essere presentata in anticipo per permettere ai genitori di fare le più opportune valutazioni, senza neppure aspettare che venga espressamente richiesta), e - dopo averla acquisita di negare per iscritto l'autorizzazione alla partecipazione al progetto ed al trattamento dei dati. Trasferita la documentazione alla nostra attenzione, potremo esprimere anche un parere di merito. In ogni caso, a nessun genitore può essere in alcun modo imposto di far partecipare il proprio figlio a qualsivoglia progetto di screening preventivo.




 133) Domanda posta da: UNA MAMMA COME TANTE 

BUONGIORNO MI SONO MOLTO INFORMATA SULLA VOSTRA CAMPAGNA E LA TROVO UNA COSA VERAMENTE GIUSTA, SONO UNA MAMMA DI UN BAMBINO DI 6 ANNI CHE DA QUANDO HA INIZIATO LA SCUOLA MATERNA HA TIC MOTORI E VOCALI HA FATTO UN PERCORSO ALL'UONPIA DELLA MIA CITTA' DOVE NON E' EMERSO NULLA MA MI HANNO CONSIGLIATO IN CASO DI STRESS DA PARTE DEL BAMBINO PER CONTROLLARE IL SINTOMO ALCUNI PSICOFARMACI TRA I QUALI IL SERENASE ... IO MI SONO INFORMATA E SO CHE E' UN FARMACO POTENTISSIMO... HO DECISO DI NON DARLO AL MIO BAMBINO ANCHE SE ME LO ERO PROCURATA PER DI PIU' IN UNA FARMACIA SENZA FARE NOMI... SENZA RICETTA! STIAMO ANDANDO VERSO UN NONDO CHE E' UNO SCHIFO... IO MI CHIEDO SE E' GIUSTO CHE UNA MAMMA DISPERATA COME ME DEVE CONTINUARE AD ESSERE IN ANSIA PER SAPERE SE E' GIUSTO O NO DARE IL FARMACO AL PROPRIO BAMBINO... GRAZIE PER TUTTO QUELLO CHE FATE...AH IL MIO BIMBO NON E' IPERATTIVO ANZI E' DOLCISSIMO...A VOLTE LA MIA FORZA DI MAMMA VIENE MENO ... E PENSO SE A MIO FIGLIO DOVESSE SERVIRE UN FARMACO PER I TIC? E SE DOVESSE PEGGIORARE? SO CHE E' UN FARMACO POTENTE... MA PERCHE' ME LO HANNO PRESCRITTO ALLORA? GRAZIE ANCORA


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve Mara, il Serenase è in effetti un potente psicofarmaco anti-psicotico, le riporto qui di seguito parte della scheda tecnica del farmaco: "Sono stati riportati rari casi di morte improvvisa in pazienti psichiatrici trattati con SERENASE. Gli effetti neurologici sono i più comuni. Sindrome Neurolettica Maligna (ndr, reazione avversa che può portare alla cessazione delle funzioni vitali). Come per tutti i neurolettici si possono avere reazioni di tipo extra-piramidale come tremore, rigidità, ipersalivazione, bradicinesia, acatisia, distonia acuta. I farmaci antiparkinsoniani di tipo anticolinergico possono essere usati se necessario, ma non dovrebbero essere routinariamente prescritti come misura profilattica. Discinesia tardiva: Come per tutti i neurolettici, in pazienti trattati a lungo con dosi elevate di SERENASE o in seguito ad interruzione del trattamento, può comparire discinesia tardiva, principalmente caratterizzata da movimenti ritmici involontari della lingua, della faccia, della bocca o della mandibola (ad es. protrusione della lingua, gonfiamento delle guance, masticazione non controllabile). Queste manifestazioni possono diventare permanenti in alcuni pazienti. Il trattamento deve essere sospeso appena possibile. Altri effetti sul sistema nervoso centrale: Tali effetti sono stati riferiti solo occasionalmente ed includono insonnia, agitazione, sonnolenza, depressione, sedazione, cefalea, confusione, vertigini, attacchi epilettici ed apparente esacerbazione di sintomi psicotici. Effetti cardiovascolari: occasionalmente in alcuni pazienti sono stati riferiti tachicardia ed ipotensione. Sono stati osservati con Serenase e altri farmaci della stessa classe casi rari di aritmie ventricolari, tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare ed arresto cardiaco. Casi molto rari di morte improvvisa. Effetti ematologici: sono stati segnalati casi di lieve e transitoria riduzione nel numero delle cellule ematiche. Effetti sul fegato: sono stati segnalati casi di insufficienza epatica o di epatite. Reazioni dermatologiche: casi di fotosensibilità ed alopecia, eccezionalmente orticaria e anafilassi. Sono stati segnalati disturbi endocrini. Effetti gastrointestinali: anoressia, dispepsia, nausea e vomito. Si possono verificare variazioni del peso corporeo. Reazioni vegetative: bocca arida, ipersalivazione, turbe visive, ritenzione urinaria, priapismo, disfunzione erettile, ipersudorazione, edema periferico, bruciori di stomaco, alterazione della temperatura corporea. Effetti respiratori: laringo e broncospasmo, aumento della profondità del respiro". La sua domanda circa il perchè della prescrizione è più che lecita, ma andrebbe posta allo specialista che ha disposto l'ha disposta... A volte la scorciatoia farmacologica è la via più breve per ottenere un risultato. Le consiglio di contattare un logopedista ed anche uno psicoterapeuta, per verificare se il problema motorio e di ipercinesia sia attribuibile a qualche disagio inespresso del bambino. Spesso è necessario scavare a fondo per individuare il vero problema che sta alla base del disagio, piuttosto che limitarsi ad un intervento meramente sintomatico come quello del farmaco. In ogni caso, prima di procedere a qualunque somministrazione si consulti sempre con il suo medico di fiducia e verifichi ogni possibile alternativa meno invasiva. Teniamoci in contatto.




 132) Domanda posta da: Anonimo 

Salve, sono la mamma di un bambino di 6 anni. A settembre è cominciata la scuola elementare e con lei le mie angosce: solo dopo 10 giorni dall'inizio io e mio marito siamo stati convocati dall'insegnante perchè secondo lei e la direttrice Leonardo è un bambino con "PROBLEMI " non a livello cognitivo poichè è l'unico in classe che sa leggere e scrivere, ma perchè è troppo iperattivo anzi cattivo per alcuni genitori. Leonardo è stato 2 anni al nido e 3 alla scuola materna, va alla scuola estiva adesso è un mese che va a scuola di pittura e non abbiamo mai avuto alcun problema. Certamente Leonardo è un bambino molto vivace ma ha atteggiamenti di insofferenza a scuola che a casa non ha. é stata convocata una psicologa, che sostiene che il bambino non ha problemi e che ha avuto un colloquio con la maestra ma niente la cosa sta ingigantendo di giorno in giorno stanno etichettando mio figlio, cosa dobbiamo fare per salvarlo? C'è qualcuno nelle vicinanze a cui posso rivolgermi?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Tenga innanzitutto presente come regola generale che Lei ha certamente l'obbligo di far prendere in carico il bambino da uno specialista (psicologo, psicoterapeuta, pedagogista, etc) per risolvere disagi o problemi di comportamento, ma non ha alcun obbligo ne di farlo etichettare come iperattivo ne di sottoporlo ad alcun tipo di terapia farmacologica. Inoltre, dal momento che mi dice che è l'unico bambino che sa leggere e scrivere, potrebbe trattarsi di una problema di "plusdotazione", bambini con quoziente intellettuale superiore alla norma, che reagiscono male all'ambiente che li circonda perchè lo percepiscono inadeguato a soddisfare i loro bisogni psicologici e relazionali. Per questo, le consiglierei un viaggio all'Università di Pavia, è un pò lontana ma è l'unica nel centro-nord che abbia attivato un serio laboratorio per la plusdotazione. Se desidera, posso metterla in contatto con la Prof. Anna Maria Roncoroni, la nostra referente al laboratorio, potrebbero fare dei test al bambino per cercare di comprendere meglio qual'è la problematica. Dal momento poi che pare il bambino abbia problemi di comportamento/aggressività, potrebbe essere utile l'intervento di un pedagogista qualificato, le consiglio di ricercarne e contattarne uno li in città, certamente sul web troverà qualche riferimento. Ci tenga al corrente degli sviluppi.




 131) Domanda posta da: Anonimo 

Sono la mamma di un ragazzo di 14 anni e mezzo, al quale è stato diagnosticato di tutto, e per il quale mi era stato detto di dargli RITALIN. successivamente oltre l'ADHD è stata diagnoticata epilessia per la quale è stato curato con Depakin tegretol e lamictal, tra l'altro farmaci poi scoperti pericolosi per lui.
Oggi non siamo approdati a nulla e mi viene solamente detto che il ragazzo ha una intelligenza superiore ma che soffre forse di disturbi di ansia, e hanno addirittura paventato l'idea della sindrome che prende ai ragazzi intelligenti che vivono in un contesto difficile... sino ad oggi nemmeno mai ventilata. Il ragazzo continua ad avere "strani" comportamenti e noi non sappiamo più cosa fare; in un inserto del telegiornale abbiamo sentito parlare della vostra associazione e di alcune particolarità di ragazzi con intelligenza superiore alla media che vengono curati per iperattività, quando in realtà avrebbero bisogno di capire quali sono le loro capacità per poterle sfruttare al meglio. Vi prego aiutateci a capire!


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Abbiamo ricevuto la Vostra comunicazione, e Vi ringraziamo per l'attenzione che ci avete riservato contattandoci. Ci legge per conoscenza l'Università di Pavia, Dipartimento di Psicologia, Laboratorio sulla Plusdotazione. Non avendo visionato la cartella clinica del ragazzo, è per noi impossibile esprimere un parere. Certamente però potrete fissare un appuntamento in Facoltà a Pavia per verificare - mediante la somministrazione di una batteria di test - se il ragazzo rientra o meno nei canoni della plusdotazione, ed eventualmente elaborare con gli specialisti delle strategie comportamentali adeguate. Rapportatevi direttamente con la Prof. Roncoroni, e teneteci al corrente degli eventuali sviluppi.
Ricordate che se il ragazzo è ancora ad oggi in terapia farmacologica, l'eventuale interruzione della somministrazione dev'essere concordata con uno specialista, effettuata mediante scalaggio progressivo e sotto stretto controllo medico.




 130) Domanda posta da: Anonimo 

Buongiorno, a nostra figlia,quasi 13 anni, è stato da poco diagnosticato l'Adhd in un centro della Lombardia, con prescrizione di terapia sia di parent training che di Strattera. Purtroppo i medici a cui ci siamo rivolti, pur essendo abilitati alle cure del caso, avrebbero già iniziato le cure farmacologiche, mentre non ci sanno quantificare i tempi di attesa per il sostegno psico-educativo. Noi genitori abbiamo molti dubbi riguardo la somministrazione di tale farmaco e, pur avendo accettato di riparlarne prima dell'inizio scolastico, desidereremmo affidarci a metodi di tipo comportamentale anche perchè, tenendo d'occhio le ultime notizie sulla Strattera, ci sembra quantomeno di doverla tenere come "ultima spiaggia" se proprio si dovessero manifestare gravi segni di disagio sociale. Abbiamo cercato di rivolgerci in altri centri per avere un aiuto in tempi brevi ma ci viene risposto che i tempi sono lunghi perchè non c'è personale qualificato o non siamo residenti nella zona di competenza. Avremmo bisogno di un centro che operi in quest'area, che sia competente per l'Adhd e che non abbia tempi di attesa infiniti... Scriviamo per chiedere se potete darci dei nominativi in proposito. Grazie, e buona giornata.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve, grazie per l'attenzione che avete riservato a "Giù le Mani dai Bambini" scrivendoci. Devo innanzitutto precisarle che la nostra organizzazione non può purtroppo indicarvi nomi di specialisti o strutture, come segnalato sul nostro portale con questo avviso:
Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vostro pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!
Questa direttiva interna si è resa opportuna in considerazione dell'estrema delicatezza dei temi da noi trattati, ed al fine di evitare equivoci circa potenziali - peraltro come vede del tutto inesistenti - nostri interessi nell'agevolare con segnalazioni questo o quell'altro specialista. Spero possa comprendere i motivi che stanno alla base delle nostre determinazioni in tal senso. La nostra struttura si occupa di 3 cose, principalmente: 1) informare e sensibilizzare famiglie, insegnanti e specialisti su tutto quanto concerne i disturbi del comportamento ed i rischi di abuso nella somministrazione di psicofarmaci ai minori, ciò tramite a) il nostro portale d'informazione www.giulemanidaibambini.org e l'apposita newsletter b) la stampa e distribuzione gratuita di pubblicazioni informative (se mi trasmetterà l'indirizzo postale, le farò inviare un opuscolo a colori sull’argomento - gratis - a casa) 2) vigilare, ed in caso di conclamato abuso intervenire presso le autorità competenti, ma non già per modificare lo specifico approccio terapeutico (non spetta a noi) bensì solo per tutelare al meglio il diritto alla salute del minore 3) dialogare con le istituzioni, collaborando al fine di migliorare la legislazione in materia. Il Suo caso mi pare invece essere di natura più squisitamente “tecnica”, ovvero afferente alle strategie terapeutiche, che però possono essere concordate solamente con il suo medico di famiglia/pediatra e con gli eventuali specialisti che lei, liberamente, deve andare ad individuare sul territorio, e dei quali deciderà autonomamente di fidarsi. La sezione "LINK" del nostro portale contiene tutta una serie di segnalazioni utili, ma molte altre associazioni e realtà socio-sanitarie sono attive sul territorio della penisola. Spero vorrà comprendere il nostro atteggiamento, che non è assolutamente dovuto a scarso interesse, bensì al desiderio di concentrarci sull'aspetto dell'informazione/sensibilizzazione al fine di garantire ai genitori come lei gli elementi necessari a compiere in libertà le scelte che essi riterranno più opportune.
A tal proposito, mi corre obbligo di evidenziare quanto segue:
1) in base alle direttive Ministeriali, non dovrebbe essere consentita la somministrazione di psicofarmaci se non DOPO aver tentato ogni altra possibile strategia terapeutica, oppure in caso comportamenti così fuori controllo da rischiare di recare pregiudizio all'integrità del minore o di chi lo circonda. L'uso dello psicofarmaco dovrebbe essere limitato nel tempo, solo per casi di acclarata gravità, e comunque in abbinamento a terapie non farmacologiche;
2) tenga presente inoltre che una terapia a base di psicofarmaci è per definizione "sintomatica", agisce solo sui sintomi e non risolve certamente il disagio profondo alla base dei problemi che il piccolo paziente accusa (e lo espone però ad effetti avversi potenzialmente pericolosi sul medio-lungo termine). La scienza ha molto da dire prima di dover somministrare uno psicofarmaco ad un bambina od un adolescente;
3) se esistono difficoltà di comportamento della bambina, il genitore ha l'obbligo alla "presa in carico" del disagio, ma non esiste alcun obbligo alla terapia farmacologica. Lei potrà optare - in virtù dell'assoluta libertà di scelta terapeutica garantita dalle leggi del nostro paese - per le molte soluzioni che la scienza offre, anche senza bisogno di somministrare uno psicofarmaco a suo figlia;
4) è sempre necessario un approccio multi-disciplinare al problema di comportamento di un bambino, solo un'equipe composta da pediatria, ma anche psicologo, pedagogista clinico, nutrizionista, etc potrà prendere in carico con possibilità di successo la bambina;
5) è un suo preciso diritto ottenere un'assistenza sanitaria efficace in tempi ragionevoli, se così non è, la prego di notiziarci ed interverremo sulle autorità sanitarie per sollecitare le più opportune verifiche e provvedimenti;
6) lo Strattera - dalle evidenze scientifiche in nostro possesso - ha un rapporto rischio/beneficio ben peggiore del già discusso Ritalin, non si comprende quindi perchè debba essere proposto come farmaco di prima scelta, dal momento che il Ritalin è disponibile senza alcuna difficoltà sul mercato. Per notizie aggiornate su Strattera, potete leggere: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_news__428.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_news__464.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__130.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__124.pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__127.pdf
7) a detta degli specialisti, è importante di escludere ogni origine "fisiologica" dell'iperattività, perchè vi sono quasi duecento patologie (solo un esempio: eccesso di metalli pesanti nel sangue, intolleranza ad alcuni tipi di coloranti e conservanti, etc) che - secondo i più recenti studi scientifici - generano iperattività ed irrequietezza nel bambina e che non hanno nulla a che vedere con l'aspetto psichiatrico;
Le allego tra l'altro un documento contenente alcune utili indicazioni di tipo pedagogico per il trattamento di bambini iperattivi. Le consiglio l'acquisto del libro "Giù le Mani dai Bambini: iperattività, depressione ed altre moderne malattie" (Magi Edizioni, ordinabile in qualunque libreria), potrà approfondire il tema che le sta a cuore: è un operazione "no-profit", dal momento che sia gli autori che la casa editrice hanno rinunciato agli utili, che vengono utilizzati per stampare materiale informativo sull'argomento che viene poi distribuito gratuitamente alle famiglie e nelle scuole.
La invitiamo inoltre – qualora non lo avesse ancora fatto – a compilare il breve modulo all'indirizzo internet http://www.giulemanidaibambini.org/homeadesione.html) al fine di poterla tenere aggiornata sulle novità della nostra Campagna, sugli articoli di stampa italiana ed estera sull’argomento, sulle nostre attività, etc.
Spero di esserLe stato in qualche modo utile, e la prego altresì di volerci comunque tenere quanto più possibile al corrente di eventuali sviluppi relativi ai problemi di Suo figlia. Qualora fosse confermata a settembre la non disponibilità della struttura pubblica a garantirle assistenza con terapie non farmacologiche, voglia informarci per permetterci di assumere i più opportuni provvedimenti per la miglior tutela del diritto alla salute della Sua bambina.
Luca Poma




 129) Domanda posta da: Guido 

Seguo da tempo, anche perché padre di due bambini, le attività della associazione a cui cerco di dare anche dei contributi. Credo che l’attività svolta sia di fondamentale importanza per la tutela della salute fisica e psicologica ei nostri bambini. Sono venuto però a sapere della Vostra partecipazione ad un evento organizzato a Torino il 22 maggio dall’Associazione Casa Pound. Non so se siete informati su chi sono e chi rappresentano questi personaggi. Eredi del fascismo squadrista, che si camuffano dietro sigle neutre per poter avere un’agibilità politica. Basta fare, a questo proposito, una piccola ricerca si internet. Se invece partecipate a questa iniziativa in modo cosciente, senza sentirsi in imbarazzo di fronte a chi appoggia le peggiori idee razziali del 1900, che appoggia coloro i quali i bambini li mettevano nei forni crematori, saremo costretti a denunciare pubblicamente la Vostra scelta. Sicuro di un Vostro riscontro e soprattutto di una Vostra precisa pesa di posizione, porgo i miei migliori saluti.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

La ringrazio innanzitutto per l'attenzione che ci ha riservato scrivendoci, nonchè - soprattutto - per il sostegno che fino ad oggi ha garantito alla veicolazione del nostro messaggio. "Giù le Mani dai Bambini" è un consorzio apartitico e non confessionale. Interveniamo con azioni di sensibilizzazione sul tema dei disagi dell'infanzia, portando il nostro messaggio ovunque ed a prescindere da chi richiede l'intervento. Nel merito delle Sue osservazioni, ci tengo a precisarle che la nostra attenzione va solo ed esclusivamente a loro: i bambini. Non abbiamo alcun interesse - per quanto riguarda le attività di "Giù le Mani dai Bambini" - ad interrogarci circa le preferenze o le attività politiche, le appartenenze ideologiche o religiose, etc dei loro genitori. Nel caso in questione, ritengo che i bambini figli di un fascista (o di un ebreo, o di un palestinese, o di un extracomunitario, etc) hanno lo stesso identico diritto di tutti gli altri bimbi di non venire medicalizzati, ed è per questo che interveniamo sempre a convegni sul tema indipendentemente da chi li promuove e senza che ciò debba comportare in alcun caso adesione ad alcuna linea politica o culturale degli organizzatori. Con ciò non intendo "parificare" in modo qualunquista le appartenenze ideologiche dei genitori, ponendole tutte sul medesimo piano laddove evidentemente non lo sono, bensì intendo parificare il diritto dei loro figli - dei figli di chiunque - a non vedere superficialmente medicalizzato il loro disagio. Continueremo quindi - come prevede la nostra missione istituzionale - nella nostra attività di divulgazione, sempre, comunque e dovunque noi si sia invitati. Ciò, lo ribadisco, non rappresenta legittimazione di alcuno, e sostenerlo rappresenta - a mio personale avviso - un'intrusione "adulta" in dinamiche altre. I bambini non sono "figli di squadristi": sono bambini e basta. Tra l'altro, penso che questo mio messaggio possa avere ancora più peso e significato se Lei considera la mia personale posizione, che è - da sempre, senza se e senza ma - di anti-totalitarista convinto, ed a tal proposito ci tengo a precisare che la mia presenza di venerdì sera a "Casa Pound" non implica in alcun modo una legittimazione delle posizioni dell'estrema destra, ne un riconoscimento od una qualche convergenza tra la nostra organizzazione e le loro posizioni politiche. L'Italia ha vissuto il dramma del fascismo, la Germania quello del nazismo, e via discorrendo: i totalismi del '900 sono quanto di più aberrante ci ha lasciato in eredità il secolo scorso. In definitiva, Le sarò quindi personalmente grato se - al di la delle Sue legittime e personali convinzioni, che ben comprendo - vorrà fare ogni possibile sforzo per non condizionare con "argomenti adulti" un'attività i cui frutti sono e devono restare riservati esclusivamente all'infanzia. Il nostro unico interesse è sensibilizzare dei genitori - ancorchè fascisti, come nel caso da Voi richiamato - circa la necessità di rispettare il diritto alla salute dei loro bambini. Non dobbiamo permettere ad altre valutazioni - ancorchè legittime - di farsi strada: equivarrebbe a sostenere che i figli di questi signori non andrebbero accettati in ospedale, curati o difesi da abusi solo perchè "figli di". Un genitore che somministra con disinvoltura psicofarmaci ai propri bambini lo fa a prescindere dall'essere fascista, comunista o liberale, lo fa e basta, e questo è ciò che noi vogliamo evitare, e che cercheremo di evitare con tutte le nostre forze ed a prescindere dal personale "gradimento" che questa o quell'altra sede di convegno possa riscuotere presso il sottoscritto ed il mio staff. Resto a disposizione per ogni Sua necessità di approfondimento, ivi inclusa l'organizzazione di un evento divulgativo e di dibattito sul vostro territorio, autorizzandola - e pregandola - fin da ora di estendere questa mia precisazione in ogni sede Lei riterrà opportuna, e - con l'occasione - ringraziandola di cuore per l'opportunità che il suo intervento ci ha garantito di meglio precisare la nostra posizione ed il nostro pensiero su queste tematiche delicate, ricche di risvolti etici.




 128) Domanda posta da: Anonimo 

Mio figlio 35enne prende Risperdal da circa due anni 50 mg, intramuscolo ogni 15 gg. Premetto di essere una persona che ama la natura, e che sono sempre alla ricerca della causa che ha provocato la patologia. Mi sembra di aver notato che si danno dei giudizi troppo affrettati o quantomeno troppo generici. prima di prendere il Risperdal mio figlio non voleva andare al lavoro, era irrascibile, rispondeva sempre male. La psichiatra diagnostico schizzofrenia. Devo constatare che oggi sta molto meglio: va al lavoro, fa la doccia una volta alla settimana ed e' piu' affettuoso con noi. Ho letto da varie parti che la schizzofrenia e' una patologia cronica. Mi sembra di aver capito che il Risperdal e' una sostanza che inganna la dopamina, in caso di schizzofrenia la dopamina lavora troppo o lavora poco? Se cosi' fosse Vorrei tanto sapere se si potrebbe ricercare la causa, ma nello stesso tempo vorrei chiedere: se mio figlio non avesse assunto Risperdal che fine avrebbe fatto? Diceva che lui non aveva nessuna malattia e che i malati eravamo noi, inoltre sentiva delle voci che stesso lui non ammetteva. Grazie per l'interessamento


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve, la prego di prendere debita nota di quanto è scritto sul nostro portale internet:

Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!

Non possiamo ne vogliamo esprimere valutazioni sulla scelta che ha portato lei e gli specialisti che seguono il caso alla prescrizione di uno psicofarmaco. Rileviamo solo che la somministrazione di antipsicotici a minori è pesantemente criticata da una parte significativa della comunità scientifica. Tuttavia, se avete operato una scelta in questa direzione, nulla osta, la podestà genitoriale è solo vostra e vostra è la responsabilità di scegliere al meglio per vostro figlio. Nel merito della molecola utilizzata, non ho alcun dubbio circa il mglioramento del grado di accettabilità sociale del ragazzo, il problema casomai è chiedersi a quale prezzo sul medio-lungo periodo. In ogni caso è di tutta evidenza che in certi casi la somministrazione di uno psicofarmaco può tornare utile, più che altro per normalizzare il paziente e (spero bene) per lasciare spazio a terapie più adeguate ad indagare il disagio profondo che il giovane sta vivendo.




 127) Domanda posta da: Anonimo 

Inviterei tutti gli studiosi e i vari opinionisti a passare 2/3 mesi 24 ore insieme ad un bambino veramente affetto da “Adhd”, la quasi totalità cambierebbe il loro pensiero, e soprattutto il modo di scrivere cose insensate sul disturbo: nel tipo che il disturbo non esiste o che va trattato diversamente. Ritengo offensiva la tesi che il disturbo sia da ricercare nell’alimentazione sbagliata e/o da fast food del bambino; perché non controllano quello che danno ai loro bambini….. il mio sicuramente è alimentato correttamente, ma non sanno proprio che inventarsi! Li invito una settimana gratis a mangiare a casa mia! Inoltre si renderebbero conto che come i loro bambini hanno il diritto di un infanzia ( non esagererei felice ) ma almeno “normale “, il bambino con adhd soffre per la sua minorazione: ti dice che non ce la fa a controllare le proprie emozioni , le proprie reazioni, il suo comportamento, si sente agitato e non si gode niente. Ma loro vorrebbero che loro figlio passasse un’infanzia così! Io li sfido tutti, perché le ho provate tutte: psicomotoria, judo, nuoto, tennis, più le varie terapie psicologiche, Speriamo che lo psicofarmaco ci aiuti...


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve, grazie per l'attenzione che ci ha riservato scrivendoci. Le rispondo in sintesi, in quanto i quesiti che Lei pone richiederebbero ben altro grado di approfondimento rispetto a quella che garantisce una semplice email. Non esiste nessun "marcatore biologico" (segno inequivoco tracciabile con metodi d'indagine clinica, detta in parole semplici) dell'Adhd, e non basta l'opinione sua, mia, o di qualche medico a proclamare l'esistenza di una malattia, in assenza di un marcatore biologico. La scienza per fortuna non è ancora una questione di "opinioni" o di "pareri" e l'esistenza di una patologia non si decide per alzata di mano o proclamandolo ad un convegno. Detto ciò, posto che non è riconoscibile come una malattia, le do ragione quanto esprime fortissimi disagi: il fatto che non sia una malattia non significa che la situazione di obiettivo ed a volte grave, gravissimo disagio possa essere superficialmente archiviata con un "non esiste il problema". Solo un'idiota potrebbe paragonare le gravi difficoltà che vive una famiglia con figlio iperattivo ad un bambino solamente "vivace": è di tutta evidenza che sono cose ben diverse. Tuttavia - riconosciuto il disagio - dobbiamo soprattutto interrogarci su "come" noi adulti rispondiamo a questo disagio del bimbo. Certamente - glielo anticipo io con il 100% di certezza - il farmaco psicoattivo renderà il comportamento di Suo figlio socialmente più accettabile e ridurrà la sua iperattività: è quello il suo scopo, è una molecola di sintesi chimica studiata apposta per ottenere quell'effetto, stupirebbe il contrario. Peccato che si tratta di una droga (molecola psicoattiva, metanfetamina, per essere precisi), quindi per definizione agisce solo sui sintomi (non cura proprio nulla del disagio profondo, magari esistesse una pillola magica in grado - ingoiandola - di risolvere i problemi di comportamento) e soprattutto espone il bimbo a rischi non trascurabili (veda - ma sono solo due dei tanti esempi - http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__116.pdf oppure http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__16.pdf). Infine, mi permetto di chiederle di considerare la tesi dell'iperattività derivante dall'alimentazione per nulla "offensiva", bensì come scientificamente provata: per essere esatti, sono oltre duecento le patologie pediatriche che "mimano" l'Adhd, ovvero le problematiche che generano iperattività nel minore: alcuni coloranti della classe "E" contenuti in bibite e merendine, eccesso di metalli pesanti nel sangue (come il thiomersal, un conservante a base di piombo che veniva in passato addizionato a certi vaccini), e molti altri (veda http://www.pseudo-adhd.oism.info/it/index.htm). A differenza dell'esistenza dell'Adhd come malattia, queste correlazioni sono scientificamente provate. Detto ciò, mi rendo perfettamente conto che probabilmente nessuno degli stimoli alla riflessione che le ho fornito con questa risposta (che pubblicherò, garantendo il suo anonimato, sul nostro portale, perchè penso possa essere d'interesse per altri genitori con problemi simili) siano per lei risolutivi, perchè alla fine è Lei che - chiusa la porta di casa - si ritrova con il problema della sofferenza del bambino. Il nostro ruolo però è solo quello di informare, sensibilizzare e far riflettere, non abbiamo mai promesso facili soluzioni a questi genere di disagi, solo il tempo e gli studi scientifici potranno venirci in soccorso. Ma anche lei - per quanto riguarda le soluzioni "quick-fix" (per citare il grande pediatra americano Bill Carey: "soluzioni semplici a problemi complessi"), faccia attenzione: la tentazione dell'ipersemplificazione è sempre a portata di mano, ma raramente paga sul lungo termine.




 126) Domanda posta da: Federica 

Buongiorno, sono una vostra sostenitrice, ricevo da voi tutte le mail di aggiornamento e sono molto interessata all'argomento in quanto ho un bambino non dico iperattivo, ma molto molto vivace e con qualche problema di concentrazione. Abbiamo adottato nostro figlio, che ora ha 6 anni , 3 anni fa. Viene dalla Russia, è stato abbandonato a 10 mesi e per 2 anni ha vissuto in istituto. Tutti i suoi problemi sono legati a questo fatto, essendo poi parecchio intelligente. Su consiglio delle insegnanti della scuola materna , lo stiamo facendo seguire da circa 6 mesi da una psicomotricista e da una logopedista 2 volte a settimana. Le maestre collaborano con gli specialisti che seguono mio figlio e i risultati cominciano a farsi vedere anche se il bambino (a detta anche dello psicologo) avrebbe bisogno ancora di un anno di scuola materna per maturare e per essere pronto per la scuola. A dicembre avevo esposto al nostro dirigente scolastico il problema e mi aveva detto che non c'erano problemi, bastava presentare una nostra richiesta come genitori con allegate una dichiarazione della struttura che segue il bambino e una delle maestre della scuola materna. Detto fatto. Porto l'iscrizione insieme a questa richiesta e mi viene detto che dobbiamo avere la l.104. Mio figlio non ha handicap, ha solo bisogno di maturare ancora un anno data la sua storia personale.Mi sono informata presso il provveditorato e mi hanno praticamente detto che è obbligato ad andare a scuola, ma in casi eccezionali, supportati da documentazione , è il dirigente scolastico che decide se accettare o meno la richiesta di posticipo. Ho avuto un incontro con il preside, per ora mi sembra che sia deciso ad accettare la nostra richiesta, anche se con parecchie remore, pero', dal momento che è uscito un altro caso analogo al nostro, non vorrei che dovendo prendersi la responsabilità per due casi , facesse marcia indietro. La mia domanda ora è questa: qualora decidesse di non accettare la nostra richiesta, sapete se abbiamo qualche altra possibilità? Grazie infinite per un riscontro


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve , grazie innanzitutto per l'attenzione che ha voluto riservare al nostro lavoro contattandoci. Abbiamo già trattato in passato alcuni casi simili al suo, purtroppo la giuriprudenza non è per nulla chiara sul punto, quindi ogni caso fa storia a se (perlomeno fintanto che non vi saranno sentenze univoche sul tema). La norma prevede che il bambino debba/possa venir "bocciato" (non autorizzato alla frequenza del successivo anno scolastico) con riguardo al suo particolare e complessivo livello d'istruzione e maturazione. Inutile dire che si tratta di valutazioni arbitrarie ed inevitabilmente soggettive dell'organo esaminante. Se sussiste una precisa assegnazione di sostegno od in caso di handicap certificato (e non è mi par di capire la Vostra situazione) la scuola non può che arrendersi all'evidenza, in caso contrario è una valutazione discrezionale. Vero è che - come le hanno confermato all'Ufficio Scolastico Provinciale la dichiarazione di uno o più specialisti può aiutare il dirigente scolastico a maturare una decisione in una direzione o nell'altra, e per questo Le consiglio vivamente di sollecitare un colloquio diretto tra lo psicologo che ha in carico il bambino e la scuola. Ci sarebbe utile conoscere la Sua provincia di residenza, al fine di verificare con l'USP la situazione, qualora sia una provincia con la quale abbiamo rapporti diretti. Una domanda: il bambino come vive la situazione? E' al corrente? Come soluzione residuale esiste la possibilità di far iniziare l'anno scolastico al bambino a casa, ne avete diritto per legge, ma dovete poter dimostrare che un insegnante privato (qualificato) lo assiste quotidianamente al vostro domicilio facendogli lezione. Mi faccia sapere, e ci tenga aggiornati.




 125) Domanda posta da: Un Papà 

Sono un papà di Bari, mi è pervenuta ieri per posta una cartolina dell'ASL con la quale mi si invita a sottoporre con urgenza mia figlia alla vaccinazione esavalente, trattamento sospeso dopo il 2° richiamo poichè io e mia moglie, dopo aver esaminato e raccolto materiale ragguardevole di letteratura medica in merito alle controindicazione e alle conseguenze da vaccinazioni che si perpetuano sui bambini, abbiamo sentito in cuore di non sottoporre più nostra figlia al 3° richiamo ed ora con il predetto sollecito vogliono effettuare tutte e 3 le dosi di esavalente. Come mi suggerite di procedere? Sono un cittadino onesto e leale, consapevole ed informato, che vuole rispettare sì le leggi, ma allo stesso tempo come genitori il nostro primo dovere è tutelare la salute e il benessere dei nostri amati figli.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Grazie per l'attenzione che ha riservato al nostro lavoro contattandoci. Purtroppo non ci occupiamo in alcun modo di vaccinazioni, ma solo di prodotti psicoattivi (c.d. psicofarmaci), e non abbiamo alcuna preparazione in campo vaccinale, se non limitatamente ad alcuni articoli di taglio scientifico riferibili però non al vaccino di per se bensì ad alcuni conservanti come il thiomersal, che può causare iperattività nei bambini. So - per sentito dire - che alcune regioni non sono particolarmente insistenti circa gli obblighi vaccinali (che restano comunque obbligatori per legge) mentre altre sono più rigide. Quello che è certo è che se è vero che ha l'obbligo di sottoporre sua figlia a vaccinazione, può scegliere presumo lei le modalità (p. es. un vaccino alla volta, e non tutti assieme, pratica che è contestata anche da alcuni specialisti). Ci sono associazioni che erogano gratuitamente servizi di assistenza per queste tematiche, sul web potrà certamente trovare utili indicazioni. Le allego - di mia personale iniziativa - un documento con delle linee guida prudenziali da seguire in campo vaccinale, che penso possa esserle utile. Un cordialissimo saluto, e in bocca al lupo per questa battaglia




 124) Domanda posta da: Anonimo 

Egregi Signori, sono la mamma di un bambino iperattivo.
Ci siamo affidati ad una neuropsichiatra consigliataci dalla ns pediatra, ma dopo un anno di consigli vari, e psicoterapia , la sua soluzione è stata quella farmacologica. Al ns rifiuto di somministrare un farmaco al bambino, ci ha chiaramente detto di trovarci un altro neruops.
Chiedo il vostro aiuto, perchè vorrei entrare in contatto con neuropsichiatri, che abbiamo un'etica come quella della nostra famiglia, e della vostra associazione, e cioè un sistema di aiuti al bambino senza ricorrere ai farmaci. Abitiamo in provincia di Milano, contiamo molto su di voi, in quanto la ricerca da noi effettuata ha dato pochi risultati. Vi ringrazio anticipatamente per quanto potrete fare e vi saluto cordialmente.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Cara Barbara, La ringrazio dell'attenzione che ci ha riservato contattandoci, e mi scuso per il leggero ritardo con il quale Le rispondiamo, ma siamo davvero sovraccarichi di richieste. Per scelta la nostra organizzazione non si occupa di dare alcun tipo di segnalazione circa specialisti o medici di fiducia. A tal proposito, Le riporto quanto riportato sul nostro portale internet:
Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vostro pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!
Questa direttiva interna si è resa opportuna in considerazione dell'estrema delicatezza dei temi da noi trattati, ed al fine di evitare equivoci circa potenziali - peraltro come vede del tutto inesistenti - nostri interessi nell'agevolare con segnalazioni questo o quell'altro specialista. Spero possa comprendere i motivi che stanno alla base delle nostre determinazioni in tal senso. La nostra struttura si occupa di tre cose, principalmente: 1) informare e sensibilizzare famiglie, insegnanti e specialisti su tutto quanto concerne i disturbi del comportamento ed i rischi di abuso nella somministrazione di psicofarmaci ai minori, ciò tramite a) il nostro portale d'informazione www.giulemanidaibambini.org e l'apposita newsletter b) la stampa e distribuzione gratuita di pubblicazioni informative (se mi trasmetterà l'indirizzo postale, le farò inviare un opuscolo a colori sull’argomento - gratis - a casa) 2) vigilare, ed in caso di conclamato abuso intervenire presso le autorità competenti, ma non già per modificare lo specifico approccio terapeutico (non spetta a noi) bensì solo per tutelare al meglio il diritto alla salute del minore 3) dialogare con le istituzioni, collaborando al fine di migliorare la legislazione in materia.
Come però ha forse avuto modo di vedere, alla pagina www.giulemanidaibambini.org/promotori.html, diverse associazioni mediche e/o di psicologi e pedagogisti - molti dei quali specializzati in infanzia - compongono il nostro Comitato: sono certo che scorrendo questo elenco può trovare qualche utile indicazione. Un altro nutrito elenco di medici, è quello dei sottoscrittori del nostro Consensus (link al consensus in italiano), e sicuramente altre indicazioni utili le può trovare scorrendo i siti segnalati nella pagina LINK del nostro portale. Certamente tutte queste realtà presentano una sensibilità culturale limile alla nostra ed alla Sua, ma non possiamo ne desideriamo entrare nel merito della Sua scelta, ed anzi le consigliamo sempre di interpellare più di uno specialista, al fine di farsi un'idea obiettiva circa le problematiche di suo figlio.
Mi resta solo da osservare che i motivi all'origine dell'iperattività possono essere i più diversi, anche di origine non organica. La famiglia inoltre non ha alcun obbligo di somministrazione di prodotti psicoattivi al minore, e che nel nostro paese vige il principio di libertà di scelta terapeutica, ed il medico non può certo rifiutarsi di erogare prestazioni sanitarie solo in considerazione del rifiuto della famiglia di accettare terapie invasive e con un rapporto rischio/beneficio negativo quali sono quelle a base di psicofarmaci: la scienza ha molto da dire prima di dover somministrare una metanfetamina ad un organismo in via di sviluppo. Le consiglio anche la lettura della Carta Bimbo, scaricabile dalla homepage del nostro portale, premendo l'omonimo bottone: non vuol rappresentare una strategia terapeutica, ma solo una serie di utili indicazioni pratiche da applicare quotidianamente, che certamente le torneranno utili, specie se trasmesse anche alle insegnanti del piccolo.
Mi permetto infine di fare a Lei e alla sua famiglia i migliori auguri per una serena soluzione dei vostri problemi, e a invitarla a tenerci informati circa il proseguio della situazione.




 123) Domanda posta da: Anonimo 

Oggi a mio figlio gli è stato prescitto lo strattera dopo aver letto cosa avete scritto non so che fare potete aiutarci?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

La nostra è un'iniziativa di vigilanza e soprattutto d'informazione alla cittadinanza, non possiamo (ne vogliamo) in alcun modo interferire nel rapporto tra specialista e paziente (o famiglia del bambino). Che lo Strattera sia molecola potenzialmente pericolosa è ormai notizia di pubblico dominio: se teme per l'incolumità di Suo figlio in esito alla somministrazione di questo psicofarmaco, Le consiglio di prendere contatto con un altro specialista (sempre medico, tassativamente) in grado di elaborare una strategia terapeutica alternativa e che non preveda l'uso di questa molecola. La scienza ha molto da dire anche senza necessità di somministrare farmaci psicoattivi ai minori, che tra l'altro non curano nulla ma intervengono solo suoi sintomi. Peraltro Lei come genitore non è affatto obbligato a somministrare psicofarmaci al bambino: in Italia esiste il principio - garantito per legge - della libertà di scelta terapeutica. Tenga presente - se decidesse di interrompere una terapia farmacologica in corso - che lo scalaggio dev'essere sempre graduale, e da effettuarsi solo sotto stretto controllo medico. Il disagio del bambino dev'essere comunque preso in carico, ma sono certo che potrà rintracciare specialisti (medici, psicologi, pedagogisti, etc) in grado di supportare al meglio il bambino con terapie adeguate, anche non farmacologiche. Se ha domande più specifiche non esiti a ricontattarci.




 122) Domanda posta da: Anonimo 

Sono la mamma di un bimbo di 8 anni, la neuropsichiatra che lo segue da un anno lo definisce "ammalato e infelice " la diagnosi è ADHD. Dopo un anno di psicoterapia, gli ha prescritto il Tegretol, un atiepilettico. Non darò mai a mio figlio un farmaco, in quanto non lo ritengo ammalato, potreste però cortesemente dirmi se si tratta di un psicofarmaco? Quali sono gli effetti collaterali? Che senso ha dare un antiepilettico ad un bimbo che non presenta nessuna malattia organica? Nel momento in cui la neruopsichiatra ha saputo che eravamo tassativamente contrari alla somministrazione di farmaci... ci ha scaricato! Ora, noi necessitiamo di un neuropsichiatra che ci tenga i rapporti difficoltosi con la scuola, non riusciamo a trovare nessuno, riuscite ad aiutarmi?
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Salve, mi hanno girato la Sua gentile email, innanzitutto grazie per l'attenzione che ci ha riservato scrivendoci. Purtroppo non possiamo indicarle alcuno specialista, le regole che ci siamo dati ce lo impediscono, per evitare conflitti d'interesse e per evitare di essere accusati di privilegiare questo o quell'altro medico. Spero Lei possa comprendere, considerato il campo estremamente delicato nel quale ci muoviamo. Se desidera e ci fornisce l'indirizzo, possiamo però inviarle a casa una pubblicazione informativa gratuita proprio sull'Adhd, affinchè Lei possa farsi un'idea indipendente sull'argomento. Non è mai stato individuato alcun marcatore biologico per l'Adhd, e quindi non è assolutamente certo che si tratti di una "malattia" da curare con farmaci. Il bambino avrà un disagio, questo può essere vero, ma dobbiamo interrogarci su che tipo di risposta noi adulti siamo disponibili a dare a questo disagio. Scarichi la "Carta Bimbo" dalla homepage del nostro portale, cliccando sull'omonimo bottone, contiene delle suggestioni interessanti, e legga soprattutto la riposta che abbiamo recentemente dato a due genitori con un problema analogo, sono le prime due risposte dall'alto nell'AGORA' del nostro portale (ci arriva facilmente cercandola nella Mappa del portale, se ha difficoltà non esiti a chiederci). Forse facendo una ricerca nel nostro Consensus (la sintesi delle nostre tesi scientifiche, trova l'elenco dei firmatari sempre sul nostro portale), può trovare qualche specialista - psicologo, pedagogista, etc - di Milano, ma scelga Lei in libertà e dopo aver visitato più di un medico, facendosi un'idea propria e garantendo la Sua fiducia a chi realmente Lei ritiene se la meriti. Circa il farmaco per il quale ci domandava approfondimenti, è sicuramente un prodotto psicoattivo, deriva chimicamente da un vecchio antidepressivo triciclico a struttura dibenzo-azepinica, riciclato come antiepilettico. La Carbamazepina è uno dei principali farmaci usati nel trattamento dell'epilessia, e venne scoperta nel corso dello screening di molecole in grado di inibire la crisi indotta dalla stimolazione elettrica nel topo. Il meccanismo d'azione della carbamazepina è stato solo parzialmente chiarito. La carbamazepina stabilizza le membrane nervose ipereccitate, inibisce scariche neuronali ripetute e riduce la propagazione sinaptica degli impulsi eccitatori, per questo immagino la molecola sia appetibile come sintomatico per chi volesse porre sotto controllo l'iperattività. E' chiaro che questo farmaco agisce nella migliore delle ipotesi sui sintomi, esponendo però a dei rischi: i possibili effetti indesiderati - ancorchè rari - vanno dalle vertigini, alla sonnolenza, alterazioni dei gusto, nausea, vomito, movimenti anormali involontari dei segmenti scheletrici, disturbi della parola, debolezza muscolare, allucinazioni (visive o acustiche), depressione, perdita di appetito, agitazione, comportamento aggressivo, confusione, attivazione di psicosi, aritmie, sincopi, collasso, ed altro. Ovviamente - trattandosi per quanto riguarda l'Adhd di un sintomatico - non cura alcunchè in via definitiva. Tuttavia, il mio consiglio - prima di decidere se somministrarlo o meno - è di consultare uno o più specialisti, perchè anche i prodotti strettamente sintomatici possono avere una qualche utilità per il "contenimento del comportamento", e solo sua - come genitore - dev'essere la decisione di rinunciare ad un possibile sussidio farmacologico.. Spero di esserle stato in qualche modo utile, e ci tenga al corrente degli sviluppi.




 121) Domanda posta da: Anonimo 

Buongiorno, sono il papà di un dolce bambino di 3 anni e 3 mesi. Vorrei chiederVi un parere circa una questione e vi sintetizzo la nostra storia: nostro figlio è un bambino molto vivace che riesce a stare pochissimo fermo e chiede sempre la presenza di un adulto sia per giocare che per fare qualsiasi altra cosa. Noi genitori con d'accordo gli insegnati a settembre abbiamo iniziato la procedura per chiedere un insegnante di sostegno. Abbiamo fatto diversi incontri sia con l'assistenza sociale, che con la psicologa ma soprattutto con la neuropsichiatra infantile per capire le motivazioni del suo comportamento. Quest'ultima ha emesso una diagnosi in cui si spiega che il bambino ha un grave disturbo del comportamento con capacità cognitive nella norma e nella media degli altri bambini ma che necessita di essere contenuto e seguito nelle sue attività in modo da migliorare la propria autostima e fare esperienze positive che lo possano far crescere, ecc. Ancora l' eziologia è sconosciuta e stiamo procedendo sia con esami clinici che con incontri con la psicologa (questo per capire se c'è una motivazione organica o no). Comunque tutti d'accordo che serviva subito un' insegnante di sostegno perchè così com'è ora le maestre all'asilo con 30 bambini non riescono a seguire il bimbo, al momento siamo costretti di portarlo all'asilo solo dalle 10.00 alle 11.45 in cui c'è la compresenza delle insegnanti. Il dirigente scolastivo ha inoltrato la nostra richiesta e dall'ufficio provinciale di Ancona la risposta è stata gelida : sono finiti i fondi, la maestra di sostegno forse ci sarà per l'anno prossimo. Noi, le maestre, e tutti gli altri che hanno seguito il bimbo siamo rimasti esterefatti !! Vista la diagnosi è più che mai necessario intervenire subito perchè nostro figlio ha delle buone possibilità di miglioramento ma così sta rimanendo indietro rispetto agli altri bambini. Abbiamo chiesto di poter pagare noi un'insegnante 1 o 2 ore la mattina prima della coopresenza ma ci hanno risposto che all'interno della scuola non possono andare altre maestre che non siano quelle designate da loro. Ora non sappiamo bene cosa fare, sappiamo che è ns. diritto avere l'insegnante di sostegno e che non possiamo perdere del tempo così ma ci troviamo di fronte ad un muro. Potete darci dei suggerimenti in merito ?? Si possono obbligare le istituzioni ad inserire una maestra che a tutti gli effetti è necessaria (comprovata da una diagnosi ufficiale di un medico della Asl)? Serve andare a parlare con il Sindaco? Oppure con le istituzioni provinciali ?? Ho anche pensato di chiamare la stampa e fare una specie di protesta davanti all'ufficio della dirigenza scolastica. Ho letto il Vostro libro "Giù le mani dai bambini" e ne condivido appieno i contenuti, sicuramente non daremo mai farmaci a nostro figlio che lo possano calmare. Avete tutto il ns. sostegno. Vi ringrazio del tempo che mi avete dedicato, e di un gradito Vostro riscontro.


Risponde: Il nmostro Portavoce Nazionale

Innanzitutto La ringrazio per l'attenzione che ci ha riservato contattandoci ed esponendoci il Suo problema. La situazione appare delicata e complessa, e non è certamente possibile darle risposte risolutive via email e con i pochi elementi a disposizione. Possiamo tuttavia fornirle qualche utile indicazione. Innanzitutto è bene ricordarvi che la nostra struttura non rilascia consulenze mediche. A tal proposito, Le riporto quanto riportato sul nostro portale internet:
Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vostro pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!
La nostra organizzazione si occupa di 3 cose, principalmente: 1) informare e sensibilizzare famiglie, insegnanti e specialisti su tutto quanto concerne i rischi di abuso nella somministrazione di psicofarmaci ai minori, ciò tramite a) il nostro portale d'informazione www.giulemanidaibambini.org e l'apposita newsletter b) la stampa e distribuzione gratuita di pubblicazioni informative (se mi trasmetterà l'indirizzo postale, le farò inviare un opuscolo a colori sull’argomento - gratis - a casa) 2) vigilare, ed in caso di conclamato abuso intervenire presso le autorità competenti, ma non già per modificare lo specifico approccio terapeutico (non spetta a noi) bensì solo per tutelare al meglio il diritto alla salute del minore 3) dialogare con le istituzioni, collaborando al fine di migliorare la legislazione in materia.
Mi permetto di evidenziare però quanto segue. Se esiste un problema di comportamento del bambino, od una difficoltà a rapportarsi all'ambiente, non è affatto detto che si sia dinnanzi ad una "patologia" che debba venir trattata da un neuropsichiatra infantile. E ad esempio dimostrato che bambini con un quoziente intellettuale più elevato hanno grande difficoltà a prestare attenzione, si annoiano immediatamente e quindi non sopportano lo sforzo di rimanere fermi nello stesso posto per troppo tempo. Non possiamo dimenticare che studiare e stare fermi ed attenti a scuola sono condizioni che richiedono a tutti i bambini un sacrificio che viene diversamente assolto in armonia con la curva di Gauss, e che le variabili che possono spiegare tali variazioni sono talmente numerose che per ora la comunità scientifica non è in grado di valutarle ed esprimere giudizi clinici definitivi. L’attenzione - e l’assenza di problemi di carattere emozionale - sono i pre-requisiti generali per ogni tipo di apprendimento, e l’individuazione a tutti i costi di una "patologia dell’attenzione e del movimento" che inibisce l’apprendimento può rappresentare per contro una codifica che genera conseguenze drammatiche per il bambino, sul piano personale, familiare, scolastico e sociale. Inoltre, sono molte le strategie pedagogiche adottabili per casi come questo, ed a tal proposito la invito a scaricare dalla homepage del nostro portale www.giulemanidaibambini.org la "Carta Bimbo" (cliccando sull'omonimo bottone): è un documento di sicuro interesse, che - lungi da rappresentare di per se un'indicazione/strategia terapeutica - contiene tuttavia alcuni utili spunti "visti con gli occhi del bambino". Inoltre, è di tutta evidenza che sarà necessario un approccio multi-disciplinare al problema di suo figlio: solo un'equipe composta da pediatria, ma anche psicologo, pedagogista clinico, nutrizionista, etc potrà prendere in carico con possibilità di successo il bambino, escludendo eventuali patologie pediatriche, problemi psicologici, etc, perchè la carenza di attenzione e l'iperattività potrebbero essere attribuibili ad una tale quantità di variabili che sono uno screening davvero approfondito potrà garantirle una soluzione efficace.
Tutto ciò premesso, per rispondere al Suo quesito inerente l'insegnante di sostegno, averlo è certamente un diritto, ma... ne più e ne meno di quanto sia un diritto poter fare un esame medico per un tumore subito e non dopo 2 mesi, quando - complici le lunghe liste d'attesa - è troppo tardi per intervenire e salvare una vita. Purtroppo l'assistenza sanitaria nel nostro paese a volte è un diritto solo sulla carta... Certamente nulla osta a sollevare il problema anche mediaticamente e con i competenti uffici del Ministero Pubblica Istruzione, questo - mi duole dirlo, perchè non dovrebbe essere necessario - sicuramente sarà utile, e se desidera potremo anche noi attivare dei contatti con il Ministero per sincerarci della reale situazione. Le faccio anche presente in conclusione che se siete disponibili a pagare Voi un insegnante (ed un piano pedagogico personalizzato sarebbe in effetti l'ideale per il bambino) una legge poco applicata in Italia permette ai genitori di far svolgere l'anno scolastico al proprio figlio a casa, purchè affiancato da un insegnante qualificato, e far effettuare a scuola al bimbo il solo esame di fine anno. Pensateci, potrebbe essere un ottima soluzione, anche solo per un paio d'anni finchè la situazione non si è stabilizzata.
La invito – qualora non lo avesse ancora fatto – a compilare il breve modulo all'indirizzo internet http://www.giulemanidaibambini.org/homeadesione.html) al fine di potervi tenere aggiornati sulle novità della nostra Campagna, sugli articoli di stampa italiana ed estera sull’argomento, sulle nostre attività, etc. La prego anche di volerci tenere quanto più possibile al corrente di eventuali sviluppi relativi ai problemi di Suo figlio. In ultimo, grazie di cuore per il sostegno che vorrà e potrà dare - in qualunque forma - alla nostra attività.




 120) Domanda posta da: Anonimo 

Buongiorrno, sono la mamma di due bambini, di 7 anni lui e di 13 mesi lei. Entrambi sin dalla nascita hanno dormito molto poco, per cui al compimento dei sei mesi ho dovuto somministrare loro il Nopron. Sennonchè, mentre Emanuele con il farmaco si addormentava, Mariantonietta ora sembra essere impermeabile anche al Nopron, per cui ci fa passare la notte praticamente in dormiveglia, con i suoi continui risvegli e la pretesa di attaccarsi al seno e bere. Io sono fisicamente provata (...) Anche il sonno del maschio, che non prende più il Nopron da tempo, continua ad essere fortemente agitato, con movimenti continui delle gambe, pianti e lamenti. Per di più, non si addormenta se non nel nostro letto! Io e mio marito siamo preoccupati, soprattutto dal sonno praticamente di 6/7 ore (distribuite nell' arco delle 24 ore) di nostra figlia, che, per il resto, è una bimba molto vispa, ha camminato a 11 mesi e interagisce con quanto la circonda in modo appropriato e tempestivo. Vi sarei grata se mi deste qualche consiglio e mi indicaste specialisti che possano aiutarci a rendere più sereno il riposo dei nostri figli e, quindi, anche il nostro.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Egregia signora, mi hanno trasmesso per competenza la Sua e-mail, e La ringrazio dell'attenzione che ci ha riservato contattandoci. Forse deluderò le Sue aspettative, ma per scelta la nostra organizzazione non si occupa di rilasciare consulenze cliniche di alcun tipo, ne di indicare specialisti. A tal proposito, Le riporto quanto riportato sul nostro portale internet:
Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vostro pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!
La nostra struttura si occupa di 3 cose, principalmente:
1) informare e sensibilizzare famiglie, insegnanti e specialisti su tutto quanto concerne i rischi di abuso nella somministrazione di psicofarmaci ai minori, ciò tramite a) il nostro portale d'informazione www.giulemanidaibambini.org e l'apposita newsletter b) la stampa e distribuzione gratuita di pubblicazioni informative (se mi trasmetterà l'indirizzo postale, le farò inviare un opuscolo a colori sull’argomento - gratis - a casa)
2) vigilare, ed in caso di conclamato abuso intervenire presso le autorità competenti, ma non già per modificare lo specifico approccio terapeutico (non spetta a noi) bensì solo per tutelare al meglio il diritto alla salute del minore
3) dialogare con le istituzioni, collaborando al fine di migliorare la legislazione in materia.

Il Suo caso mi pare invece afferire alle strategie terapeutiche, che però possono essere concordate solamente con il suo medico di famiglia/pediatra e con gli eventuali specialisti che lei, liberamente, deve andare ad individuare sul territorio, e dei quali deciderà autonomamente di fidarsi. La sezione "LINK" del nostro portale contiene tutta una serie di segnalazioni utili, ma molte altre associazioni e realtà socio-sanitarie sono attive sul territorio della penisola. Spero vorrà comprendere il nostro atteggiamento, che non è assolutamente dovuto a scarso interesse, bensì al desiderio di garantire ai genitori come lei la formazione necessaria a compiere in libertà le scelte che essi riterranno più opportune.
Mi permetto di evidenziare però quanto segue:
1) gli psicofarmaci (il Nopron non è un comune "sciroppo", bensì un ipnotico sedativo) non risolvono alcunchè. E del tutto comprensibile che nonostante la terapia con la molecola psicoattiva il disagio dei bambini permanga ancora, si tratta di farmaci esclusivamente "sintomatici", agiscono - quando agiscono - solo sul sintomo, e non sul reale motivo alla radice del problema, che va indagato nel profondo e con tutt'altre strategie. Certamente limitarsi alla somministrazione dello psicofarmaco senza indagare e risolvere il disagio che causa il sintomo, non può che aggravare con il passare del tempo la situazione, che, non risolta, può anche peggiorare. Inoltre, come segnala con chiarezza la scheda tecnica di quello psicofarmaco, "un eventuale sovradosaggio puo' dar luogo eccezionalmente ad una eccitazione paradossa";
2) è necessario un approccio multi-disciplinare al problema dei suoi figli, solo un'equipe composta da pediatria, ma anche psicologo, pedagogista clinico, nutrizionista, etc potrà prendere in carico con possibilità di successo i bambini. Il disordine nel ciclo sonno/veglia potrebbe essere attribuibile ad una tale quantità di variabili che sono uno screening medico davvero approfondito potrà garantirle una soluzione efficace.
3) se esiste un problema di comportamento dei bambini, od una difficoltà loro di rapportarsi all'ambiente, avete l'obbligo come genitori alla "presa in carico" del disagio, ma non esiste alcun obbligo alla terapia farmacologica. Lei potrà optare - se lo desidera, ed in virtù dell'assoluta libertà di scelta terapeutica garantita dalle leggi del nostro paese - per le molte soluzioni che la scienza offre, anche senza bisogno di somministrare uno psicofarmaco ipnotico-sedativo al suo bambino.
La invito inoltre – qualora non lo avesse ancora fatto – a compilare il breve modulo all'indirizzo internet http://www.giulemanidaibambini.org/homeadesione.html) al fine di poterla tenere aggiornata sulle novità della nostra Campagna, sugli articoli di stampa italiana ed estera sull’argomento, sulle nostre attività, etc. Mi spiace di non poterle essere utile maggiormente, e la prego altresì di volerci comunque tenere quanto più possibile al corrente di eventuali sviluppi relativi ai problemi dei Suoi figli. In ultimo, grazie di cuore per il sostegno che vorrà e potrà dare - in qualunque forma - alla nostra attività.
Un saluto, Luca Poma




 119) Domanda posta da: Anonimo 

Salve a tutti, sono una mamma di un bimbo di 9 anni al quale dopo alcuni anni è stato diagnosticato il disturbo oppositivo provocatorio. E' seguito da una psicologa del distretto che è in collegamento con la neuropsichiatria infantile. Ultimamente abbiamo avuto un incontro con il neuropsichiatra che sulla base di un peggioramento dei sintomi (aggressività verso suoi oggetti e verso i compagni di scuola, scatti di ira, difficoltà a concentrarsi a scuola, rifiuto di seguire e fare le lezioni, i compiti a casa, praticamente rifiuto verso la scuola stessa), ci ha messi davanti all'unica scelta possibile, ossia quella farmacologica (Risperidone), rifiutando ogni altra alternativa possibile. Di questo farmaco, ovviamente mi ha fatto firmare il consenso di essere stata informata degli effetti collaterali, che in verità non sono stata pienamente messa a conoscenza, in quanto ne ha parlato solo di tre: sonnolenza, qualche piccolo movimento involontario di muscolo e possibile lontana tachicardia, effetti questi che si sarebbero risolti nell'arco di qualche settimana. Però, prima di somministrare il farmaco anche se in possesso già di prescrizione medica, io e mio marito abbiamo fatto delle ricerche approfondite e ci siamo accorti di tutti gli altri effetti collaterali tenutici nascosti. Allora abbiamo avuto un altro incontro con lo specialista che ha dovuto confermare con riluttanza tali effetti. Nonostante gli abbiamo detto che non eravamo più d'accordo, non ci ha prospettato altre alternative non farmacologiche. Ora la scuola ci ha convocati per l'ennesima volta (insegnati e dirigente scolastica), per fare il quadro della situazione e per trovare strategie da attuare insieme. Invece si è trattato di un incontro dove la dirigente scolastica ci ha intimoriti con il fatto che se non avessimo contattato un neuropsichiatra (o altro visto che non volevamo andare dal precedente) e provveduto ad adottare una terapia con psicofarmaci, ci avrebbero denunciati agli assistenti sociali e al tribunale dei minori, per non voler curare il figlio (cosa non vera visto che sono 5 anni che siamo seguiti e che ci siamo pure rivolti ad un centro specializzato per la diagnosi), togliendoci la tutela del figlio e provvedendo loro stessi, come scuola, a farlo curare. Ora, vorrei sapere se possono farlo, visto che siamo contrari alla terapia con psicofarmaci o noi come genitori abbiamo il pieno diritto di scegliere per nostro figlio? Cosa posso rispondere alla dirigente scolastica? Queste minacce sono un abuso? Come possiamo tutelarci, soprattutto nostro figlio? Inoltre il consenso di essere stata informata, che firmai, posso annullarlo? C'è pericolo che lo usino, somministrando loro stessi il farmaco a mio figlio in modo obbligatorio? Abbiamo urgenza della risposta, perchè ci ha dato un limite di appena una settimana per contattare un altro neuropsichiatra e procedere alla terapia farmacologica.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Grazie per averci interpellato. Non è il primo caso del genere del quale veniamo a conoscenza. In linea di principio, per quanto sia difficile esprimere pareri senza conoscere approfonditamente il caso, Le confermo che se è vero che Lei è obbligata a provvedere ad una presa i carico dei disagi del bambino, tale presa in carico non deve assolutamente essere obbligatoriamente farmacologica. Le norme e la giurisprudenza ribadiscono l'assoluta libertà di scelta terapeutica di chi esercita la podestà genitoriale: siete obbligati ad intervenire, ma non necessariamente con il farmaco, ed esistono protocolli scientificamente testati che non prevedono in alcun modo l'utilizzo di molecole psicoattive sul minore. Per quanto riguarda il consenso informato, non solo esso non è valido qualora l'informazione sia stata parziale come Lei sostiene, ma probabilmente si profila una responsabilità professionale dello specialista che gliel'ha sottoposto alla firma. Le consigliamo quindi nell'ordine:
1) di inviare immediatamente una diffida in tal senso al neuropsichiatra in questione tramite il Suo avvocato di fiducia, intimandogli di considerare nulla il modulo sottoscritto, e riservandosi ogni eventuale azione nelle competenti sedi per la miglior tutela degli interessi del bambino;
2) sottoporre il bambino ad una seconda batteria di test ed analisi presso uno specialista di sua fiducia (che deve necessariamente identificare Lei sul territorio, e che deve riscuotere la fiducia sua e di suo marito) per confutare la diagnosi o perlomeno il progetto terapeutico;
3) garantire la presa in carico - ancorchè non farmacologica, qualora esistano efficaci alternative - del disagio del bimbo
Concludo osservando che la presa di posizione della scuola (il ricatto attuato paventando la sottrazione del minore in caso di mancata somministrazione del farmaco) rappresenta a tutti gli effetti un grave illecito penale.
La prego di volerci contattare telefonicamente per ogni necessario approfondimento. In caso desideriate assistenza gratuita e personalizzata per la difesa degli interessi Vostri e del bambino, sempre gratuita, non esiti a trasmetterci una Vostra breve relazione sull'accaduto scritta di Suo pugno, firmata ed accompagnata da copia del documento d'identità Suo e del marito.
Nella speranza di esserle stati utili, la salutiamo molto cordialmente e rimaniamo a Vostra disposizione




 118) Domanda posta da: Anonimo 

Buonasera, ho una bambina di 6 anni che frequenta il primo anno della scuola primaria. L'insegnante di italiano sta bombardando il diario di mia figlia, adducendo che la bambina è molto distratta: non disturba l'attività della classe, ma, se interrogata, non risponde ai quesiti della maestra. Nonostante tutto mia figlia esegue i compiti a casa in autonomia. Io la aiuto solo dietro sua richiesta e, in verità, raramente.
Secondo voi mi devo preoccupare e devo rivolgermi ad uno specialista?
Grazie per la disponibilità


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Cara amica, grazie per l'attenzione che ci ha voluto riservare contattandoci, e le porgo anche le mie personali scuse per questa risposta così tardiva, ma siamo letteralmente sommersi da casi e segnalazioni da tutta Italia, e volendo dare la giusta attenzione a tutti i tempi si dilatano irrimediabilmente. Forse deluderò le Sue aspettative, ma per scelta la nostra organizzazione non si occupa di rilasciare consulenze cliniche di alcun tipo. A tal proposito, Le riporto quanto scritto sul nostro portale internet:

Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!
La nostra struttura si occupa di 3 cose, principalmente:
1) informare e sensibilizzare famiglie, insegnanti e specialisti su tutto quanto concerne i disturbi del comportamento ed i rischi di abuso nella somministrazione di psicofarmaci ai minori, ciò tramite a) il nostro portale d'informazione www.giulemanidaibambini.org e l'apposita newsletter b) la stampa e distribuzione gratuita di pubblicazioni informative (se mi trasmetterà l'indirizzo postale, le farò inviare un opuscolo a colori sull’argomento - gratis - a casa)
2) vigilare, ed in caso di conclamato abuso intervenire presso le autorità competenti, ma non già per modificare lo specifico approccio terapeutico (non spetta a noi) bensì solo per tutelare al meglio il diritto alla salute del minore
3) dialogare con le istituzioni, collaborando al fine di migliorare la legislazione in materia. Il Suo caso mi pare invece essere di natura più squisitamente “tecnica”, ovvero afferente alle eventuali strategie terapeutiche, che però possono essere concordate solamente con il suo medico di famiglia/pediatra e con gli eventuali specialisti che lei, liberamente, deve andare ad individuare sul territorio, e dei quali deciderà autonomamente di fidarsi. La sezione "LINK" del nostro portale contiene tutta una serie di segnalazioni utili, ma molte altre associazioni e realtà socio-sanitarie sono attive sul territorio della penisola. Spero vorrà comprendere il nostro atteggiamento, che non è assolutamente dovuto a scarso interesse, bensì al desiderio di voler fare al meglio il nostro lavoro: a voler far tutto si fa poco e male, e noi abbiamo deciso di concentrarci sull'aspetto dell'informazione/sensibilizzazione al fine di garantire ai genitori come lei la formazione necessaria a compiere in libertà le scelte che essi riterranno più opportune.
Se mi permette la battuta, chi ha necessità di supporto più che Sua figlia mi pare l'insegnate...! A tal proposito, le allego una lista di suggerimenti, che non vogliono certo rappresentare una "soluzione", bensì degli spunti per comprendere il tipo di strategie pedagogiche che gli insegnanti dovrebbero adottare in questi casi (e che vanno ben oltre il riempire di note il diario della bambina!!).
Mi permetto inoltre di evidenziare però quanto segue:
1) la necessità di un approccio multi-disciplinare al problema di comportamento di Sua figlia, solo un'equipe composta da pediatria, ma anche psicologo, pedagogista clinico, nutrizionista, etc potrà prendere in carico - qualora ciò si dovesse rendere necessario - i disagi della piccola con possibilità di successo;
2) l'importanza di escludere ogni origine "fisiologica" del problema di comportamento, perchè vi sono non poche patologie (solo un esempio: eccesso di metalli pesanti nel sangue, intolleranza ad alcuni tipi di coloranti e conservanti, etc) che - secondo i più recenti studi scientifici - generano irrequietezza e scarsa attenzione nel minore e che non hanno nulla a che vedere con l'aspetto squisitamente psichiatrico;
3) la consapevolezza che se esiste in caso di difficoltà di comportamento dei bambini il preciso obbligo del genitore alla "presa in carico" del disagio, non esiste alcun obbligo alla terapia farmacologica. Lei potrà optare - in virtù dell'assoluta libertà di scelta terapeutica garantita dalle leggi del nostro paese - per le molte soluzioni che la scienza offre, anche senza bisogno di somministrare uno psicofarmaco al suo bambino.
Le consiglio inoltre l'acquisto del libro "Giù le Mani dai Bambini: iperattività, depressione ed altre moderne malattie" (Magi Edizioni, ordinabile in qualunque libreria), potrà approfondire il tema che le sta a cuore: è un operazione "no-profit", dal momento che sia gli autori che la casa editrice hanno rinunciato agli utili, che vengono utilizzati per stampare materiale informativo sull'argomento che viene poi distribuito gratuitamente alle famiglie e nelle scuole. La invito – qualora non lo avesse ancora fatto – a compilare il breve modulo all'indirizzo internet http://www.giulemanidaibambini.org/homeadesione.html) al fine di poterla tenere aggiornata sulle novità della nostra Campagna, sugli articoli di stampa italiana ed estera sull’argomento, sulle nostre attività, etc.
Spero di averle dato qualche indicazione utile, e la prego altresì di volerci comunque tenere quanto più possibile al corrente di eventuali sviluppi relativi ai problemi di Sua figlia. In ultimo, grazie di cuore per il sostegno che vorrà e potrà dare - in qualunque forma - alla nostra attività.
Un saluto cordialissimo,
Luca Poma




 117) Domanda posta da: Pina 

Insegnante

.....si, comunicare con chi riesce a rendere visibile e "collettivo" un problema che non può riguardare solo la famiglia e la classe in cui viene a trovarsi il soggetto iperattivo, che è la "persona" che deve crescere. E' un suo diritto. Sono un'insegnante di un istituto tecnico commerciale, e da un po' d'anni a questa parte arrivano alla scuola superiore alunni iperattivi. Il loro destino è segnato fin dai primi giorni: risultati scolastici fallimentari. In questi giorni si parla di ADHD, in modo particolare (più che giusto) riferendosi al mondo della prima infanzia, ma con i nostri ragazzi di 15 anni cosa possiamo fare? Con molto imbarazzo ammetto di aver suggerito ad un genitore di rivolgersi ad un medico nella speranza che, attraverso una terapia appropriata, ci fosse possibile gestire meglio l'approccio con il ragazzo con il quale "fare lezione" era un'impresa. Non mi riferisco al "fare lezione" agli altri disinnescando lui, ma al rendere produttivo per tutti il dialogo educativo. Ho sempre sperato che nelle scuole fossero presenti degli insegnanti di sostegno ( come equipe specializzata, nominata stabilmente in ogni struttura) inseriti nelle classi del biennio come supporto fisso, con o senza la presenza di alunni diversamente abili, perchè si potesse o sostenere o potenziare l'apprendimento di tutti, ma dopo tanti anni vedo che nella scuola non è cambiato niente. Gli insegnanti di sostegno nelle scuole superiori supportano alunni fortemente motivati, con famiglie che di fronte ad handicap eclatanti non possono che benedire chi l soccorre, ma con i ragazzi iperattivi? I genitori, sono di solito molto protettivi e sperano sempre che ...crescendo...tutto si risolverà. Ma io non posso guardare negli occhi questi ragazzi, leggervi la solitudine, la rabbia, il bisogno di amicizia, di dimostrare di essere capaci, sapendo che posso fare poco o nulla per loro. Ottengo risultati minimi, frammentari ed episodici. Sono costretta ad essere tentacolare, per non perdere gli altri che approfittano di ogni occasione per distrarsi, che si difendono dalle aggressioni verbali e fisiche del compagno"stupido" come se avessero davanti uno identico a loro. E allora, che fare? Che fare in classi di 30 alunni che possono essere sdoppiate solo con la presenza di un diversamente abile dichiarato. Che fare per non assistere all'inutile vagabondaggio di ragazzi che hanno diritto ad un futuro come tutti gli altri, ma che vivono in una scuola spesso confusa che nei loro confronti si mostra ancora più dissociata. Come convincere una famiglia a pianificare seriamente il percorso di crescita del proprio figlio "con professionalità" ? Forse ci sono le soluzioni e sono solo io a non conoscerle ed è per questo che vi scrivo: vorrei poter avere da voi dei suggerimenti. Ho bisogno di competenze da condividere e di strumenti che mi mettano in condizione di CHIEDERE DI POTER LAVORARE MEGLIO OTTENENDO DEI RISULTATI. Scusate l'invadenza, ma questi nostri giovani sono davvero confusi....e non solo loro!


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Carissima dottoressa, il nostro Comitato si occupa solo di informazione e sensibilizzazione, e non già di suggerire "soluzioni". Posso tuttavia darle alcune indicazioni che forse le torneranno utili:
- si iscriva al corso di e-Learning sul sito www.scuolaprotetta.it, è una nostra iniziativa, la aiuterà a comprendere meglio le delicate tematiche alle quali lei stessa accenna (iperattività, psicofarmaci, etc). L'iscrizione e la frequentazione del corso - breve ed in linguaggio divulgativo - è offerta gratuitamente dal nostro Comitato;
- visioni sul nostro portale www.giulemanidaibambini.org, nella sezione Videoclip raggiungibile dalla homepage, il video sll'approccio pedagogico al disagio, è il quartultimo della lunga lista di video pubblicati, se non ricordo male;
- legga e studi la "Carta Bimbo", scaricabile sempre dalla homepage di www.giulemanidaibambini.org, ci sono diversi spunti utili anche per l'età adolescenziale.
Poi - dopo che avrà approfondito gli argomenti come indicato - mi ricontatti e ci aggiorneremo reciprocamente.
La soluzione per questo genere di disagio non è a nostro avviso nella sua "medicalizzazione", bensì nella rinnovata responsabilizzazione - Vostra di insegnanti, ma anche della famiglia, in un ritrovata alleanza virtuosa - come pedagoghi ed educatori. Grazie per l'attenzione che ha deciso di riservarci rivolgendosi a noi.




 116) Domanda posta da: Anonimo 

Buongiorno, ho due bambini uno di 6anni e uno di 2anni. Quello di 6 presenta tutti i sintomi da voi elencati in merito al disturbo. Il bambino va a scuola , fà la prima elementare e nonostante in classe siano solo dieci bambini le insegnanti lamentano l'impossibilità di insegnare al resto della classe a causa dell'iperattività di mio figlio.
Vorrei sapere se è possibile incontrare uno specialista della sindrome e capire come aiutare il bambino.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Cara amica, La ringrazio dell'attenzione che ci ha riservato contattandoci. Forse deluderò le Sue aspettative, ma per scelta la ns. organizzazione non si occupa di rilasciare consulenze cliniche di alcun tipo. A tal proposito, Le riporto quanto riportato sul nostro portale internet:
Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!
La nostra struttura si occupa di 3 cose, principalmente:
1) informare e sensibilizzare famiglie, insegnanti e specialisti su tutto quanto concerne i disturbi del comportamento ed i rischi di abuso nella somministrazione di psicofarmaci ai minori, ciò tramite
a) il nostro portale d'informazione www.giulemanidaibambini.org e l'apposita newsletter
b) la stampa e distribuzione gratuita di pubblicazioni informative (se mi trasmetterà l'indirizzo postale, le farò inviare un opuscolo a colori sull’argomento - gratis - a casa)
2) vigilare, ed in caso di conclamato abuso intervenire presso le autorità competenti, ma non già per modificare lo specifico approccio terapeutico (non spetta a noi) bensì solo per tutelare al meglio il diritto alla salute del minore
3) dialogare con le istituzioni, collaborando al fine di migliorare la legislazione in materia. Il Suo caso mi pare invece essere di natura più squisitamente “tecnica”, ovvero afferente alle strategie terapeutiche, che però possono essere concordate solamente con il suo medico di famiglia/pediatra e con gli eventuali specialisti che lei, liberamente, deve andare ad individuare sul territorio, e dei quali deciderà autonomamente di fidarsi. La sezione "LINK" del nostro portale contiene tutta una serie di segnalazioni utili, ma molte altre associazioni e realtà socio-sanitarie sono attive sul territorio della penisola.
Spero vorrà comprendere il nostro atteggiamento, che non è assolutamente dovuto a scarso interesse, bensì al desiderio di voler fare al meglio il nostro lavoro: a voler far tutto si fa poco e male, e noi abbiamo deciso di concentrarci sull'aspetto dell'informazione/sensibilizzazione al fine di garantire ai genitori come lei la formazione necessaria a compiere in libertà le scelte che essi riterranno più opportune.
Mi permetto di evidenziare però quanto segue:
1) la necessità di un approccio multi-disciplinare al problema di comportamento di Suo figlio, solo un'equipe composta da pediatria, ma anche psicologo, pedagogista clinico, nutrizionista, etc potrà prendere in carico con possibilità di successo il bambino;
2) l'importanza di escludere ogni origine "fisiologica" dell'iperattività, perchè vi sono oltre cento patologie (solo un esempio: eccesso di metalli pesanti nel sangue, intolleranza ad alcuni tipi di coloranti e conservanti, etc) che - secondo i più recenti studi scientifici - generano iperattività ed irrequietezza nel bambino e che non hanno nulla a che vedere con l'aspetto psichiatrico;
3) la consapevolezza che se esiste in caso di difficoltà di comportamento dei bambini il preciso obbligo del genitore alla "presa in carico" del disagio, non esiste alcun obbligo alla terapia farmacologica. Lei potrà optare - in virtù dell'assoluta libertà di scelta terapeutica garantita dalle leggi del nostro paese - per le molte soluzioni che la scienza offre, anche senza bisogno di somministrare uno psicofarmaco al suo bambino.
Mi spiace di non poterle essere utile maggiormente, e la prego altresì di volerci comunque tenere quanto più possibile al corrente di eventuali sviluppi relativi ai problemi di Suo figlio.




 115) Domanda posta da: Anna, Ileana, Bego 

Domanda posta durante il nostro convegno in Campidoglio

Ci sono centri di riabilitazione che offrono terapie per molti problemi dell'infanzia, mediante logopedia, psicomotricità, etc. Se siete sensibili a questi problemi, perchè non Vi opponete alla sempre crescente privazione di fondi, che porta alla chiusura di questi centri? Solo nella Regione Lazio, diversi centri convenzionati rischiano di chiudere entro la fine di quest'anno.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Obiezione pertinente e corretta. Dovrebbero essere i politici a presentare mozioni e iniziative per sostenere queste esperienze, intercettando nuovi fondi, magari non solo pubblici. Perchè ad esempio alcuni "centri di eccellenza" non vengono messi in condizione di trovare anche sponsorizzazioni private, da parte di aziende sensibili a sostenere questo sforzo importante per l'infanzia? "Giù le Mani dai Bambini" è comunque sempre e solo un organizzazione di volontariato, che si basa sull'opera prestata appunto a titolo volontaristico da parte dei propri collaboratori, facciamo sempre tutto quello che possiamo con riguardo alle nostre forze e risorse. Noi provvederemo a raccogliere informazioni sulla presunta imminente chiusura di questi centri, ma se avete informazioni più precise Vi prego di contattarci alle nostre caselle email, ci faciliterete il lavoro. Grazie!




 114) Domanda posta da: Anonimo 

Domanda posta durante il nostro convegno in Campidoglio

I bambini sono lo specchio del loro ambiente e quindi dei loro genitori: se lo specchio riflette un armadio rotto che facciamo? Cerchiamo di pulire lo specchio o portiamo ad aggiustare l'armadio? Allora domando: quanto hanno a che fare i genitori in un corretto percorso terapeutico? Non dovremmo incominciare a "curare" proprio loro?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

In effetti in molti casi l'iperattività ha origini sociali/ambientali, ed i genitori hanno un ruolo preciso in queste situazioni di disagio. Ma non ne sono i soli protagonisti. Un esempio: diverse autorevoli ricerche scientifiche hanno provato che troppe ore di TV - oltre che essere diseducative - creano problemi clinici misurabili al normale sviluppo neuronale dei bambini, a causa dell'eccessiva velocità dei "frame", i fotogrammi dei film. Ecco come un problema che si pensava essere solo educativo diventa un problema medico. E ancora: la scuola non ha purtroppo risorse per soluzione pedagogiche "personalizzate", e quindi la "diversità" diventa un qualcosa di pericoloso, che crea classi "a due velocità", ingestibili, e quindi da rimuovere/risolvere, costi quel che costi. Poi ci sono tutti i problemi dell' accettazione delle proprie peculiarità/differenze, che a volte creano fin dagli 8/9 anni problemi seri al bambino/pre-adolescente, e che lui sfoga anche in modo aggressivo. Insomma, i fattori in gioco sono molti, certamente come Tu suggerisci uno "sguardo" attento in famiglia però è davvero indispensabile.




 113) Domanda posta da: Federica, Giuseppe e Francesca 

Domanda posta durante il nostro convegno in Campidoglio

Sulla base dei protocolli internazionali, quali sono le malattie per le quali gli psicofarmaci hanno efficacia? E qual'è comunque la percentuale di bambini che ne hanno VERAMENTE bisogno?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Gli psicofarmaci sono quasi sempre dei "sintomatici", ovvero dei prodotti utili per superare periodi specifici di fortissimi disagio che se ignorati spingerebbero al suicidio, per sedare pazienti aggressivi e pericolosi per se stessi e per gli altri, per porre sotto controllo una psicosi grave, uno sdoppiamento di personalità, etc etc. L'idea di una "pillola miracolosa" che risolva i disagi della mente e dell'anima - idea alla quale certi psichiatri sono affezionati - è quanto mai bizzarra: nessuna pastiglia può avere quest'effetto, i farmaci si limitano a risolvere (parzialmente o totalmente) il sintomo, poi è necessario indagare nel profondo per comprendere e risolvere le cause scatenanti. La stessa teoria in base alla quale questi gravi disturbi fossero dovuti a squilibri nei neurotrasmettitori (e quindi fossero curabili ripristinando chimicamente questi equilibri) sta venendo da più parti posta in discussione, in quanto lo squilibrio dei neurotrasmettitori (dopamina, serotonina, etc) pare essere più che altro l' EFFETTO, e non la causa del problema psichico (una persona sotto stress o sotto trauma presenta questi squilibri, e non già una persona con questi squilibri uno finisce stressato o traumatizzato). Certo è che l'inversione totale del principio causa/effetto ha fatto la fortuna delle case farmaceutiche, le quali hanno sfornato numerosissimi prodotti atti ad intervenire come "pillole della felicità": assumi il farmaco, ripristini il giusto livello di serotonina, e sei guarito. Fosse così facile... Nel bambini tutto ciò è ancor più grave, perchè dobbiamo domandarci "a quale prezzo" i sintomi vengono posti "sotto controllo". Non esiste quindi una "percentuale" minima di bambini che ne hanno bisogno: tutto quota intorno alla nostra percezione del problema ed a come noi decidiamo di comprenderlo e tentare di risolverlo.




 112) Domanda posta da: Federica, Giuseppe e Francesca 

Domanda posta durante il nostro convegno in Campidoglio

Perchè si usa spesso l'esempio del colesterolo per spiegare l'uso dello psicofarmaco se il colesterolo è una malattia biologica e l'iperattività no?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Perchè questo esempio è l'ideale per chi vuole far passare il concetto che anche l'iperattività sia una malattia di origine biologica. Se si "riduce" il tutto a "malattia/pastiglia/cura", la posizione di chi esercita pressioni per distribuire questi psicofarmaci è molto più facile e sostenibile. Ma, come diceva il grande pediatra americano William Carey, presente al convegno: "diffidate della moda americana del 'quick-fix', le soluzioni facili ai problemi complessi..."




 111) Domanda posta da: Anonimo 

Domanda posta durante il nostro convegno in Campidoglio

Ma se l'iperattività non è una malattia, e posto che ci sono bambini con questo problema, che cosa la causa?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Intanto è bene precisare che negare che un certo fenomeno sia una malattia non significa negare che esiste. Facciamo due esempi tra tanti: a fine '800, molti medici e psichiatri erano pronti a "stracciarsi le vesti" se chiunque si fosse permesso di mettere in dubbio che "l'isteria femminile" fosse una malattia. Le donne venivano rinchiuse in manicomio, se davano manifestazioni di isteria. In epoca più recente, fino alla fine degli anni '60, anche l'omosessualità - sia maschile che femminile - era considerata una malattia psichiatrica. Possiamo forse negare che esista l'omosessualità? No, ma di qui a considerarla malattia patologica ne corre... Idem altre varie manifestazioni del comportamento, inclusa l'iperattività: certamente esistono bambini iperattivi, e altrettanto certamente certe forme di iperattività, specie quando il bambino diventa pericoloso per se stesso o per gli altri, devono assolutamente essere prese in carico. Ma dobbiamo interrogarci sul TIPO di risposta che noi adulti diamo a questo problema: trattarla come una malattia di origine psichiatrica e pensare di risolvere tutto con la somministrazione di psicofarmaci è ingenuo, errato, e non rende un buon servizio al bambino. Anche perchè - come avete appreso durante il convegno - ci sono circa centoottanta patologie pediatriche che danno come sintomo l'iperattività: eccesso di metalli pesanti nel sangue, coloranti della classe "E" (E110, E121, E122, E124), alcune intolleranze alimentari, etc. Quindi, riunire i sintomi tutti sotto una stesso "ombrello" inventando così una nuova presunta malattia (l'ADHD, appunto, Attention Deficit Hiperactivity Disorder, Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione) è quantomai folle sia sotto il profilo logico che sotto quello scientifico. Ma è molto "pratico", a detta degli sponsor della soluzione farmacologica: tutto più semplice, meno esami da fare, una pastiglia che risolve tutto. Peccato che il problema che sta alla base dell'iperattività così venga ignorato, "coperto" dallo psicofarmaco, e - in quanto non trattato e risolto - tenda magari a peggiorare con il tempo...




 110) Domanda posta da: Federico 

Domanda posta durante il nostro Convegno in Campidoglio

Qual'è il limite tra vivacità ed iperattività, e chi lo stabilisce?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Un grande psicoterapeuta, Federico Bianchi di Castelbianco, che era tra i relatori del convegno, ama dire che "questa diagnosi è negli occhi di chi guarda, non nel bambino". Il limite lo stabiliscono infatti - soggettivamente - i genitore, l'insegnante, ed in ultimo il neuropsichiatra infantile, sulla base degli esiti della compilazione dei questionari e sulla base dell'osservazione del comportamento del bambino. Superfluo dire che sono in realtà molti i fattori di "condizionamento" di questa valutazione che entrano in gioco, incluso il basso grado di "accettabilità sociale" - agli occhi degli adulti - di un bambino "problematico"... La società è molto cambiata, c'è "ansia da performance", il normale sviluppo di un bambino è condizionato da molti fattori, e si è sempre meno disponibili ad accettare la "diversità" come una risorsa da incanalare, piuttosto che come una "patologia" da curare.




 109) Domanda posta da: Valerio 

Domanda posta durante il nostro convegno in Campidoglio

Sentiamo spesso le tante belle parole dei numerosi politici - addirittura del Presidente del Consiglio - contro la moda degli psicofarmaci, ma allora per quale motivo ai bambini e non solo vengono ancora somministrati questi prodotti, che non risolvono i problemi ma li attenuano solamente? E con la dipendenza da questi prodotti come la mettiamo?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

La domanda è quanto mai legittima, ma andrebbe posta ai politici stessi. La classe politica ha un atteggiamento alquanto "ondivago" a riguardo: appoggiano noi, la nostra attività ed il nostro messaggio, ma poi - tranne rare eccezioni - non intervengono nel concreto per bloccare l'approvazione e comunque limitare la distribuzione di questi contestati prodotti. Forse una chiave di lettura la troviamo in questo: il business del farmaco e della chimica - dopo la droga ed il petrolio - è quello più fiorente del mondo. Rispondo quindi alla Tua domanda con un'altra domanda: quale politico vuole davvero correre il rischio di scontrarsi con "big pharma"? Noi, indipendentemente dagli appoggi politici, proseguiamo in questa iniziativa - equilibrata ma ferma - di vigilanza e di denuncia. Anche perchè, come giustamente notavi Tu, il rischio di dipendenza è alle porte: stiamo insegnando ad un bambino che per ogni disturbo o disagio c'è una soluzione chimica. Come potremo poi lamentarci se da grande farà uso di sostanze psicoattive per sedare altri disagi?




 108) Domanda posta da: Andrea 

Un post apparso su di un forum di discussione del canale Google Salute

Capisco e appoggio la lotta per evitare l'abuso di farmaci, soprattuto nei minori. Ma scrivere certe sciocchezze che portano ad assimilare l'ADHD con l'eccessiva vivacita' di un bambino e' da delinquenti. Si rischia di mettere sullo stesso piano un raffreddore e una polmonite virale, o, restando in ambito psichiatrico, un’indole teatralzelighiana con la schizofrenia


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

“Osservazione interessante, do un piccolo contributo. Diffidare dalle soluzioni "facili" significa diffidare anche (per rimanere in tema) della corteccia di pino, nel senso che non mi risulta difficile credere che acidi fenolici e taxifolina abbiano effetti positivi sotto il profilo sintomatico, ma ci si ferma li. Aggiungerei che anche la feniletilammina (neurostabilizzatore potentissimo, si trova ad elevata concentrazione in una microalga che cresce paradossalmente in USA, patria degli psicofarmaci) ha un effetto scientificamente misurabile sul deficit da attenzione ed iperattività, ma al di la di ciò che in origine lo causa. E’ proprio quello è il punto: ciò che in origine lo causa. Mi spiego meglio: se continuiamo a ragionare sui "sintomatici", allora sarà una nobile lotta tra Ritalin, Strattera, feniletilammina, ficocianine, acidi fenolici, Omega 3 etc etc etc. Ogni prodotto ha il suo pregio, ogni prodotto ha i suoi difetti o - peggio - effetti avversi e iatrogeni. Noi ogni volta che esce una ricerca la pubblicizziamo, senza entrar nel merito. Ma la vera domanda che ci sta a cuore è: qual'è la causa remota del disagio? Come indagarla? E - una volta 'tracciata' - come risolverla? Su questo, la scienza è in pieno ed acceso dibattito. Aggiungo una riflessione: i sintomatici, come li ho chiamati, hanno comunque una loro dignità d'utilizzo, perchè se è vero che bisogna indagare la fonte del disagio è anche vero che intanto chi sta male ha la legittima aspettativa di migliorare le proprie condizioni di vita... E dovendo scegliere tra sintomatico e sintomatico, sceglierei (per me, non voglio dare indicazioni terapeutiche a nessuno) certamente le feniletilammine e gli acidi grassi Omega 3 invece che un anfetamina come il Ritalin od un epatotossico come lo Strattera. Quindi ben venga il dibattito sui sintomatici, e sul loro rapporto rischio/beneficio! Tuttavia, il grande equivoco è che spesso ci si ferma li, nel senso che dato che il sintomatico ha (inevitabilmente) un effetto, allora si cronicizza la terapia e si continua a somministrarlo "perchè il bimbo è guarito"…! Circa le indagini indispensabili per approfondire l'origine del problema, evidenzio come non sia assolutamente provato che l'ADHD abbia origine organica, e che tutte le ricerche mediante neuroimmagine che tendevano a dimostrarlo siano state poi confutate per il loro "grave pregiudizio editoriale". L'origine del disturbo del comportamento può essere - a nostro avviso - o ambientale/sociale (disagi del minore) o anche clinica se consideriamo che ci sono ben 180 patologie che "mimano" l'ADHD, ovvero che presentano lo stesso identico quadro sintomatologico (p. es. eccessi di metalli pesanti nel sangue, coloranti della classe E211, intolleranze alimentari, e via dicendo). Insomma, una sana critica all’ADHD come “malattia”, considerata la nosografia davvero carente, è ora di iniziare a farla. Viene da se che somministrando un potente psicofarmaco "copriamo" i sintomi senza tracciare il vero motivo del problema (che continuerà a persistere anzi, peggiorerà probabilmente), e non rendiamo affatto un buon servizio al bambino. Quello che è davvero incredibile e la circostanza di come una verità cosi se vogliamo elementare (confortata peraltro da centinaia di ricerche scientifiche universitarie) possa continuare a venir ignorata a piè pari dagli "sponsor" della soluzione farmacologica. Un grande della pediatria mondiale, William Carey, disse: "evitate l'atteggiamento 'quick-fix': soluzioni facili per problemi complessi". Come spesso succede, il suo grido d'allarme rimane ad oggi - purtroppo – inascoltato”.




 107) Domanda posta da: lettera firmata 

Gentili Signori, sono la mamma di un bambino di 11 anni che è stato diagnosticato ADHD dall'età di 5 anni. Abbiamo passato anni a portare nostro figlio da un centro all'altro, pur mantenendo sempre la stessa neuropsichiatra di riferimento. Siamo sempre stati contro i farmaci tantè che cercavamo di ridurre al minimo anche l'uso di antibiotici. Ma ad un certo punto abbiamo dovuto cedere, e mio figlio proprio oggi ha cominciato con l'atomoxetina. Ci sentiamo molto male ed in colpa, ma mi chiedo che alternativa abbiamo visto che la scuola in Italia non è strutturata per accogliere ADHD. Vi chiedo di incrementare le vostre campagne affinchè cambi la scuola, perchè se questa non cambierà di riflesso inevitabilmente i genitori come noi dovranno mettere a rischio la vita del proprio figlio al fine di consentirgli di andare a scuola "serenamente" se così si può dire in modo eufemistico. Un saluto da due genitori molto in ansia per il futuro psicologico ed ora fisico del proprio figlio.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Cara signora, mi hanno trasmesso la Vostra gentile email, e le rispondo in qualità di portavoce del nostra ente. La Vostra situazione è quantomai delicata e particolare, non mi sento minimamente di colpevolizzarvi ne di criticarvi. Noi ci occupiamo di informazione e sensibilizzazione, non possiamo ne vogliamo indicare strade o terapie alternative. Tuttavia esistono soluzioni non farmacologiche per la gestione di bimbi iperattivi, da piani pedagogici personalizzati alla psicologia clinica a prodotti naturali a basso rischio di effetti iatrogeni (non mi riferisco a nulla che non sia stato scientificamente testato, bensì per esempio alle feniletilammine, studiate all'Università di Urbino, di cui si è accennato nel nostro recente congresso al Campidoglio a Roma). Per un modesto contributo divulgativo, legga anche le indicazioni contenute nella sezione CARTA BIMBO accessibile dalla homepage del nostro portale internet, cliccando sull'omonimo bottone. Circa l'atomoxetina, le allego un "warning" USA su questo prodotto, che pare presentare un rapporto rischio/beneficio ancor più negativo del metilfenidato. Anche senza allarmarsi, Le suggerisco di valutare con accortezza ed massima attenzione la proposta terapeutica. Buona fortuna per Suo figlio, e ci tenga al corrente degli sviluppi.




 106) Domanda posta da: Anonimo 

Vi sarei molto grata, visto che la Vs. organizzazione ha contatti con molti psicoterapeuti, se poteste suggerirmi il nominativo di uno psicoterapeuta nella mia città, per un giovane con problemi di comportamento, di 18 anni, che si cura attualemente con medicine tradizionali. Se ciò Vi risulta complicato, VI chiederei di inviarmi la e-mail del prof. Federico Bianchi di Castelbianco, membro del Vs. comitato scientifico, che certamente potrà aiutarci. Vi scrivo a nome di una socia della nostra associazione, la quale si è rivolta a noi per avere il nominativo di una persona seria e valida. Nel ringraziarvi, invio i più cordiali saluti.
(una lettrice)


Risponde: Il Coordinatore operativo

Cara lettrice, la ns. organizzazione - per propria politica - non può segnalare i nominativi od i recapiti di specialisti, ancorchè nostri collaboratori. Il nostro è un ente di farmacovigilanza per l'età pediatrica, che presta assistenza in caso di abuso nella somministrazione di psicofarmaci ai minori, e si occupa di informazione e sensibilizzazione su queste delicate tematiche. Ecco infatti il messaggio che compare sul ns. portale:

Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!

Questa direttiva interna si è resa opportuna in considerazione dell'estrema delicatezza dei temi da noi trattati, ed al fine di evitare equivoci circa potenziali - peraltro come vede del tutto inesistenti - nostri interessi nell'agevolare con segnalazioni questo o quell'altro specialista. Spero possa comprendere i motivi che stanno alla base delle ns. determinazioni in tal senso. Possiamo solo suggerirle di consultare l'area LINK del ns. portale, raggiungibile direttamente dalla homepage, che contiene indicazioni forse utili per risolvere il suo quesito. Qualora desiderasse ricevere materiale informativo gratuito sul tema psicofarmaci & minori, La prego di segnalarci il Suo indirizzo postale, provvederemo ad inviarglieli. Per una trattazione esaustiva del tema, può acquistare invece il libro "Giù le Mani dai Bambini: iperattività, depressione ed altre moderne malattie", di cui è autore il ns. portavoc nazionale Luca Poma (Magi Edizioni). Tra l'altro, è un operazione editoriale al 100% "no-profit", in quanto gli utili vengono destinati alla stampa di materiale informativo che viene distribuito nelle scuole, nelle università ed alle famiglie.




 105) Domanda posta da: Anonimo 

Siamo i genitori di una bambina di 2 anni e 5 mesi, che dall'età di sei mesi viene sottoposta a pesanti terapie con farmaci antiepilettici, nonostante i nostri forti dubbi sulla reale necessità del loro uso (in allegato troverete la Sua storia clinica, ci scusiamo per la lunghezza, ma si tratta di un caso che riteniamo emblematico). Nostra figlia è senza una diagnosi e molti episodi critici sul piano epilettico riteniamo siano stati determinati o nella migliore delle ipotesi, amplificati da farmaci psicoativi somministrati con eccessiva facilità e senza aver mai valutato seriamente strade diverse ed effetti collaterali. Sappiamo bene che nessuno dei medici che fanno parte del vostro comitato può rilasciare consulenze. Questo va a rafforzare la serietà della vostra organizzazione. Noi abbiamo però bisogno di trovare degli specialisti in neuropsichiatria infantile capaci di esaminare in maniera "laica" il caso. Abbiamo girato i maggiori centri italiani ottendo sempre solo un nuovo farmaco da dare alla nostra piccola. Abbiamo necessità di capire quanto sia necessaria, nel caso di nostra figlia una terapia farmacologica o quanto questa terapia può essere dannosa. Non cerchiamo miracoli. Vi preghiamo solo di farci avere un consiglio e un contatto con chi può aiutarci. Aspettiamo con fiducia una vostra risposta
(richiesta firmata)


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Abbiamo letto con molta attenzione la relazione che ci avete trasmesso. Il caso è oltremodo complesso, ed è indubbio l'impegno e la professionalità perlomeno di alcuni tra gli specialisti coinvolti nel cercare di soluzionare il problema della bambina (sono stati effettuati davvero molti esami clinici, quasi a non voler lasciare nulla di intentato). Riguardo ai "cocktail" di farmaci somministrati alla bambina, si rileva in pochi mesi l'assunzione di ben dodici preparati, tra i quali diverse molecole psicoattive: è quindi certamente probabile che alcune sintomatologie siano riconducibili agli effetti collaterali di detti farmaci, che inoltre in certi periodi si sono "sommati" tra loro, piuttosto che al quadro patologico della bimba. Ci risulta peraltro che il disagio della bambina persista, e che si tratti di un problema di carattere multifattoriale non facilmente soluzionabile con i protocolli diagnostico-terapeutici fin qui adottati. Pur tuttavia, il caso esula dalla ns. competenza, dal momento che non paiono registrarsi particolari "abusi" nella somministrazione di psicofarmaci (questa è la ns. specifica missione, come comitato per la farmacovigilanza): se farmaci psicoattivi sono stati somministrati, essi sono stati prescritti comunque da specialisti autorizzati e nel legittimo - ancorchè inutile - tentativo da parte dei medici di intervenire sul disagio e la sofferenza della piccola paziente. L'imperizia, che pure dovrebbe essere dimostrata, non configura infatti di per se dolo... Detto ciò, come voi avete già anticipato, le ns. direttive interne ci impediscono di segnalarvi uno specialista di riferimento. I membri del ns. comitato scientifico sono elencati sul ns. portale, con breve nota curricolare (homepage -> La Missione -> Comitato Scientifico) e alcune altre indicazioni utili sono rintracciabili nella sezione LINK del portale stesso, sempre raggiungibile dalla homepage. Potete contattare uno qualunque di essi, qualora rispondente alle Vs. esigenze, sono tutti professionisti di grande valore, italiani e non solo, od ancora effettuare una ricerca in internet a più ampio raggio per mettervi in contatto con uno o più centri specialistici all'estero. Qualora vi venissero consigliati altri farmaci psicoattivi, potrete contattarci per un parere circa i potenziali effetti collaterali e iatrogeni degli stessi, parere che saremo lieti di offrirvi del tutto gratuitamente. Ci dispiace davvero non potervi essere utili maggiormente, come pure vorremmo. Qualunque sia la Vs. scelta, Vi saremmo grati se voleste tenerci al corrente degli sviluppi del quadro clinico della bambina.




 104) Domanda posta da: Marco 

salve mi interesserebbe (se possibile) avere informazioni sull'utilizzo di tecniche di musicoterapia nella cura dei bambini affetti da adhd.


Risponde: La nostra Redazione

La ringraziamo innanzitutto per l'attenzione che ci ha voluto riservare scrivendoci. Non abbiamo notizie di ricerche scientifiche che validino l'utilizzo della musicoterapia nella cura specifica dell'ADHD. Tuttavia, sappiamo che sono state tentate diverse terapie in tal senso, ma i risultati - pure positivi, anche se nell'ambito di un approccio multimodale - non sono appunto mai stati confermati da ricerche scientifiche pubblicate su riviste indipendenti. Per altre informazioni aggiornate sull'ADHD, può consultare il ns. portale www.giulemanidaibambini.org.




 103) Domanda posta da: Anonimo 

Sono separata da 7 anni, ho una figlia di 13 che vive con me. Lei ha dei problemi di socializzazione a scuola, insicura in sè, non ha dei amici neanche fuori scuola. Quando è accanto a me, è molto estroversa, parla con tutti, partecipa (anche se ha più difficoltà con dei suoi coetanei). Forse posso avere un consiglio?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Cara signora, il nostro comitato si occupa solo di farmacovigilanza, ovvero di abusi nella somministrazione di psicofarmaci ai bambini. L'ideale comunque per il Suo caso, per quel poco che mi è dato di capire dai brevi cenni contenuti nella Sua email, è di contattare a Sua cura uno psicologo nella Sua città, che possa verificare i motivi della distonia di comportamento della bambina nell'ambiente scolastico rispetto a quello familiare. Parrebbe di tutta evidenza trattarsi di un problema ambientale (a scuola) e/o di adattamento alle metodologie didattiche dell'istituto scolastico, ma occorre certamente un approfondimento che ci è impossibile svolgere a distanza. Se lo desidera, ci tenga informati degli sviluppi.




 102) Domanda posta da: Anonimo 

SONO LA MAMMA DI UNA BAMBINA DI OTTO ANNI AFFETTA DA SINDROME DISPRASSICA. IN SEGUITO AL CONSULTO MEDICO CON IL PROFESSORE CON IL QUALE SIAMO IN CONTATTO, LO STESSO HA PRESCRITTO IL RITALIN A BASSO DOSAGGIO PER DUE SETTIMANE(5 mg AL DI PER DIECI GIORNI E 10 mg per 5 GIORNI) PER FAVORIRE NELLA BAMBINA LA CONCENTRAZIONE E L'AUTOCONTROLLO. AVENDO PRESO NOTIZIA DI PARERI SCIENTIFICI DIVERGENTI RIGUARDO LA SOMMINISTRAZIONE DI TALE FARMACO NEI BAMBINI, VORREI AVERE DA LEI ULTERIORI RAGGUAGLI.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Egregia signora, a questo link internet può trovare l'ultimo pronunciamento della comunità scientifica nazionale sulla materia: http://www.giulemanidaibambini.org/consensus/consensus_it.html Al di la della lunga lista di sottoscrittori, il testo è di complessive quattro pagine, quindi può essere letto in un un quarto d'ora. La invito inoltre all'acquisto del libro "Giù le Mani dai Bambini" edito dalla Magi Edizioni (è ordinabile in qualunque libreria, l'intero utile delle vendite è devoluto in beneficenza) dove potrà trovare moltissimi dettagli sulla questione Ritalin, e non solo. Il metilfenidato è stato contestato negli USA per un non ottimale rapporto rischio/beneficio, e per i preoccupanti effetti collaterali (peraltro dichiarati dallo stesso produttore), prime tra tutti complicazioni di carattere cardiaco. Tuttavia, non è interesse nostro fornire indicazioni terapeutiche specifiche, pro o contro l'utilizzo di quella molecola. Quello che è certo è che la somministrazione di farmaci psicoattivi ai bambini dovrebbe essere tassativamente considerata un'ultima risorsa terapeutica. In ogni caso, trattasi di farmaci "sintomatici" (che sedano un sintomo) e non certo curativi in senso stretto, le terapie in grado di risolvere il disagio profondo del bambino sono di ben altra complessità che non l'assunzione di una pastiglia di psicofarmaco, e richiedono un impegno diverso e modalità di approccio più articolate. Qualora desiderasse approfondimenti più specifici in futuro, nella seconda metà di gennaio, rientrato da una trasferta all'estero che mi vedrà assente da domattina, sarò a Sua disposizione per interpellare uno dei nostri esperti.




 101) Domanda posta da: Anonimo 

Salve, ho due bambine la prima delle quali ha ora 5 anni e mezzo e dall'eta di due anni e mezzo segue delle terapie di psicomotricità e logopedia per ritardo del linguaggio, comunicazione ed interazione, come diagnosticato a suo tempo. Ora, a distanza di tre anni durante i quali la situazione è notevolmente migliorata, la bambina attualmente è ben inserita a scuola e nonostante sia ancora presente una certa discontinuità nell'attenzione, le maestre e l'insegnante di sostegno che la seguono hanno espresso parere favorevole all'iscrizione in prima elementare, ed anche il nostro neuropsichiatra di fiducia si è espresso positivamente. Senonchè al centro di riabilitazione che ha frequentato sino al mese scorso questa cosa non è andata giù, ed hanno cominciato a fare "terrorismo psicologico" su noi genitori, responsabili di aver fatto una scelta "non nell'interesse della bimba", scelta che anzi secondo loro potrebbe avere ripercussioni sul suo futuro, in quanto per loro era preferibile aspettare un altro anno. Così siamo stati costretti a cambiare centro di riabilitazione e nel frattempo sospendere le terapie. In questo periodo la bambina ha mostrato enorme sollievo dall'aver sospeso quelle terapie che forse per lei stavano diventando qualcosa di troppo gravoso e la rendevano abbastanza nervosa. Il nostro neuropsichiatra di fiducia, che è un assistente del più famoso professore di Napoli Prof. Militerni, ed ha già un discreto nome, ci ha consigliato di eliminare la psicomotricità in quanto non più utile, e continuare solo con la logopedia per potenziare il linguaggio che è ancora un po' carente, anche se la bambina è in grado di comporre frasi complete e conosce gia' tutto l'alfabeto ed i numeri da 1 a 20. L'altro giorno, dalla neuropsichiatra dell'Asl che doveva decidere le nuove terapie, abbiamo avuto una sgradevole sorpresa. Sulla base della relazione che era giunta dal centro dove la bambina era in terapia precedentemente, relazione inevitabilmente sintetica ed a mio avviso molto falsata, tale dottoressa, che si basa molto sulle tabelle e sui libri, ha diagnosticato alla bimba un "disturbo misto della condotta e della sfera emozionale con deficit di attenzione", diagnosi che nessuno mai in passato aveva fatto. Ho subito chiamato il nostro neuropsichiatra, il quale ha detto che questa diagnosi è completamente sballata, e lui è pronto a qualsiasi cosa per dimostrarne l'infondatezza. Senonchè ora mi chiedo come è possibile che una persona possa emettere una tale diagnosi avendo visto una bambina per 10 minuti, senza conoscere la sua storia, senza nessun fondamento scientifico, basandosi solo "sulla sua esperienza di medico" come mi ha detto Lei stessa. Non mi va che la bambina venga "catalogata" in questo modo, e per questo chiedevo se era possibile contare sul Vostro aiuto per impedire che siano perpetrati questi veri e propri abusi scherzando sulla pelle dei bimbi. Sono in possesso di incartamenti e diagnosi precedenti rilasciate dal centro e dal professore che la segue, in cui si parla sempre di ritardo di comunicazione ed interazione, come diagnosi, e mai si accenna ad ADHD o a disturbo della sfera emozionale, come ultimamente affermato dall'Asl. A questo scopo, Vi chiedo se esiste una possibilità legale di impugnare questa diagnosi, o anche come chiedere spiegazioni su come si sia giunti ad etichettare così la bambina. Vorrei anche chiedervi se potrebbero essere utili psicoterapie individuali o familiari come qualcuno ci ha consigliato. Siamo veramente distrutti come genitori e per questo ci rivolgiamo a Voi, perché sentiamo il bisogno di denunciare questo caso e speriamo di poter avere una parola di conforto ed un consiglio professionale, perché siamo sicuri che stiamo agendo per il bene di nostra figlia.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Non siamo ovviamente in condizione di esprimere pareri solo sulla base della Sua relazione via email, ma tuttavia alcune precisazioni sono d'obbligo: è assolutamente impossibile per ogni specialista serio emettere una diagnosi attendibile in 10 minuti di visita. Il centro ADHD di Roma (prof. Gabriel Levi e prof. Anna Fabrizi), centro noto per l'accuratezza delle diagnosi e per il non trascurabile numero di diagnosi preesistenti smentite e riviste in virtù di criteri giustamente più restrittivi, dedica al percorso diagnostico non meno di 10 ore per ogni bambino. La diagnosi della quale Lei riferisce, se è avvenuta con le modalità da Lei riportate, va certamente contestata in toto, se non per le conclusioni (una diagnosi più accurata potrebbe in linea puramente di principio confermarle) perlomeno per le modalità con le quali è stata perfezionata. Le confermo inoltre che la terapia a base di psicofarmaci non è e non dev'essere la soluzione di prima linea, e sfido qualunque specialista a sostenerla come primo intervento: prima vengono percorsi terapeutici ben meno invasivi, quali ad esempio la psicoterapia individuale e familiare, che lungi dal poter essere ridotta a "quattro chiacchere tra terapeuta e paziente", modifica realmente la struttura cerebrale dei piccoli pazienti. Potrebbe anche a ns. avviso essere molto utile l'elaborazione di una strategia pedagogica personalizzata, al fine di migliorare le performance scolastiche di Sua figlia, e migliorare quindi proporzionalmente la percezione del se della bambina ed il suo adattamento nel gruppo dei pari. Sotto il profilo legale, è appena necessario aggiungere che la famiglia è si obbligata a prendersi cura della bambina con soluzioni terapeutiche scientificamente testate, ma non è affatto obbligata ad accettare diagnosi improprie o che in qualche modo sottendono l'avvio di un percorso di cura farmacologico o comunque teso alla medicalizzazione del disagio. Cure si, ma - esistendo per fortuna nel nostro paese la piena libertà di scelta terapeutica - siete solo Voi a dover decidere di quale tipo. Se non siete soddisfatti di uno o più elementi dell'equipe che segue Vs. figlia, siete quindi nel pieno diritto di rivolgervi ad altri specialisti, che sceglierete in coscienza sulla base sia della loro competenza professionale sia - perchè no - anche sulla base dell'affinità con il Vs. particolare tipo di sensibilità. Un positivo rapporto tra la famiglia, il piccolo paziente e gli specialisti, è infatti alla base di qualunque efficace alleanza terapeutica. Spero di aver risposto alle Sue domande, e la prego di volerci tenere al corrente degli sviluppi. Noi restiamo a disposizione - del tutto gratuitamente - nel caso incontrasse qualunque tipo di difficoltà. Grazie per essersi rivolto a noi.




 100) Domanda posta da: Anonimo 

sono separata da 7 anni, ho una figlia di 13 che vive con me
lei ha dei problemi di socializzazione a scuola, insicura in sè, non ha dei amici neanche fuori scuola. quando è accanto a me, è molto estroversa, parla con tutti, partecipa (ha più difficoltà con dei suoi coetanei) forse posso avere un consiglio?


Risponde: La nostra Redazione

Gentile amica, non è nostra abitudine dare dei consigli specifici, e tantomeno sulla base di descrizioni “asettiche” come quelle di una mail, Le possiamo riportare però il nostro avvetimento: "Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!". Possiamo però consigliarLe – qualora ritenga che problemi relazionali di Sua figlia siano veramente meritevoli di attenzione, di rivolgersi a uno specialista le cui posizioni sono affini a quelle epsresse dalla nostra Campagna: un elenco non esaustivo dei medici e specialisti che hanno sottoscritto le ns. tesi scientifiche - oltreche nella lista dei membri del ns. comitato scientifico permanente, i quali però non rilasciano per i motivi di cui sopra prestazioni consulenziali, perlomeno non ns. tramite - è rintracciabile alla pagina http://www.giulemanidaibambini.org/consensus/consensus_it.html, oppure - per quanto riguarda alcune associazioni che propongono interventi alternativi a quelli strettamente farmacologici, nella sezione LINK del ns. portale, raggiungibile dalla homepage. Se desidera, e se ci segnala il Suo indirizzo, possiamo inviarle a casa un opuscolo gratuito che riassume il ns. punto di vista sui vari approcci ai disturbi del comportamento dell'infanzia.




 99) Domanda posta da: Anonimo 

Soltanto ora, ho appresa da una rivista letta in una sala d’attesa, dell’esistenza dell' ”ADHD”. Seppur convinta che il mio caso sia ormai già troppo avanzato, voglio descriverVelo per ricevere se possibile un’opinione di esperti. Sono madre di un ragazzo di 18 anni a mio parere molto intelligente. In prima elementare è stato il primo della classe... in seconda elementare anche, per arrivare via, via ad un disastro totale. E’ SEMPRE STATO IPERATTIVO: iperattività polmonare, iperattività celebrale… incapacità di concentrarsi, perché la sua mente è impegnata continuamente a pensare ad altro. Non è mai stato compreso né dagli insegnanti (di scuole private) né dai loro psicologi. Per questo motivo ha ripetuto per ben TRE VOLTE la terza media (faccio notare che nemmeno è un diploma di maturità). Per fortuna, grazie al nostro affetto ed alla nostra vicinanza, ha continuato ad andare a scuola. Ora è’ riuscito a recuperare due anni facendo 1^ e 2^, e 3^ e 4^ insieme. Io vorrei farvi comprendere quali sensazioni può provare una madre nel sentirsi dire che il figlio è stato bocciato per tre volte in 3 media e nell’essere completamente sola a gestire tale situazione. Non esisteva nessun ente o associazione a cui potessi rivolgermi per essere tutelata. Il Provveditorato Studi non c’è più! Visto che comunque la situazione mentale non è cambiata, vorrei chiedere cosa posso fare, per capire se effettivamente si tratta di ADHD e a chi mi posso rivolgere. Ringrazio anticipatamente e resto in attesa.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Cara lettrice, le rispondo in qualità di portavoce della nostra campagna, anche a nome del nostro comitato scientifico permanente. Inizio con il precisarle, con riferimento all'articolo promozionale del disturbo correntemente definito "ADHD" (ovvero Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione) che lei ci informa di aver letto, che NON esiste assolutamente concordanza ed unanimità all'interno della stessa comunità scientifica circa l'origine biologica di tale disturbo, in quanto tutte le ricerche che concludevano in tal senso sono state confutate da analisi successive e criticate per "forte pregiudizio editoriale" (in poche parole, standard inadeguati). Tuttavia, al di la dell'esistenza dell'ADHD come "malattia" a se stante o meno, è più che evidente che esistano "bambini iperattivi" e con comportamenti disfunzionali, a volte di fatto inadeguati a svolgere le più elementari della mansioni a loro correntemente affidate (p. es. lo studio). Il problema, quindi, è semmai "l'origine" di tale comportamento disfunzionale... La nostra sezione di ricerca scientifica ha classificato decine e decine di problematiche cliniche, pediatriche, psicologiche, etc che "mimano" l'ADHD, ovvero che presentano quel particolare tipo di "costellazione di sintomi" (iperattività, difficoltà a fissare l'attenzione, etc). Secondo i ns. specialisti - solo qualora Lei come genitore lo ritenga necessario od opportuno - si tratta di provvedere ad una batteria di test davvero completa per il ragazzo, incluso un mineralogramma del capello, al fine di procedere una per una all'esclusione di tali possibili cause di disagio, individuando - qualora esista - quella corretta. Consulti il Suo specialista di fiducia, ricordando però che l'approccio deve in ogni caso essere "multidiscliplinare": medico, ma anche psicologo, pedagogista clinico, nutrizionista, etc. Per un inquadramento generale sul fenomeno "ADHD" dal ns. punto di vista, può leggere il nostro documento di consenso scientifico di sintesi (sole 4 pagine), cliccando sul bottone "Consensus" sulla homepage del nostro portale www.giulemanidaibambini.org. Oppure ordini ed acquisti (può farlo sempre dalla ns. homepage, cliccando sull'icona della copertina del libro) il testo "Giù le Mani dai Bambini: iperattività, depressione ed altre moderne malattie" (Magi Edizioni), contiene molte informazioni interessanti sul tema, e tra l'altro è un'operazione "no-profit", dal momento che l'intero incasso (diritti d'autore inclusi) viene destinato alla stampa di materiale divulgativo su questo stesso argomento, che viene poi distribuito gratuitamente alle famiglie




 98) Domanda posta da: Anonimo 

Salve sono una studentessa di psicolgia,conoscendo la vostra posizione rispetto agli psicofarmaci,vorrei sapere secondo voi come andrebbe curato l'ADHD.Grazie e arrivederci.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Le riporto qui di seguito la FAQ n° 26 (area FAQ del nostro portale) che penso possa rispondere alla Sua domanda, se ha altri dubbi non esiti a ricontattarci. 26) Ma oltre a dire "NO" all'uso indiscriminato, avete anche delle proposte per far fronte alle situazioni veramente gravi? "Giù le Mani dai Bambini" è una campagna di informazione e vigilanza: per scelta - nonostante dia voce a moltissimi medici, specialisti ed addetti ai lavori del settore sanità - non fornisce consulenze mediche. Il cittadino deve trovare le più opportune soluzioni consultando più specialisti di propria fiducia, il nostro compito è solo quello di "armarlo" della maggior quantità di informazioni possibile per permettergli di fare una scelta realmente consapevole. Ciò premesso, alcuni di noi hanno una ben precisa idea di come dovrebbero funzionare le cose, e questa strategia è riassumibile con: a) effettuare una "diagnosi differenziale completa", così da escludere ogni possibile malattia o condizione in grado di "mimare" l'ADHD presentando gli stessi sintomi (ve ne sono circa 181 escluse le psicopatologie); b) se non si individua, tramite gli esami di cui al punto uno, alcuna patologia medica o condizione, proporre alla famiglia minimo un anno di lavoro da parte di un team composto perlomeno da psicologo/psicoterapeuta-pedagogista-assistente sociale-insegnante. Tale assistenza dev'essere erogata con professionalità ed in regime di gratuità; durante questo periodo è auspicabile l'utilizzo di prodotti naturali efficaci e sicuri per il sollievo dei sintomi; c) se fallisce quanto al punto due, e il caso è grave, si può passare all'utilizzo di psicofarmaci, sempre però in combinazione con il lavoro di cui al punto due; d) le decisioni di cui ai punti due e tre spettano solo ai genitori, od alla magistratura secondo le correnti norme civilistiche in caso di loro assenza od incapacità conclamata; e) il consenso informato della famiglia dev'essere comunque completo ed in forma scritta, con particolare evidenza sui rischi e sugli effetti collaterali; f) il trattamento farmacologico deve durare al massimo un mese, incluso lo scalaggio (al termine di un intervento con psicofarmaci è sempre consigliato interrompere con dosi discendenti e costanti). Tale trattamento può essere riproposto per la medesima durata dopo un intervallo di almeno tre mesi (si chiama "trattamento intermittente", ed è già praticato in ambito psichiatrico); g) in caso di crisi acute, dovute a patologie comorbili con l'ADHD, tanto gravi da impedire gli approcci con gli altri tipi di terapie, si può considerare la sedazione con intervento farmacologico, per non oltre 30 giorni incluso lo scalaggio, sotto controllo clinico (day ospital o monitoraggio ambulatoriale), con successivo immediato avvio di quanto previsto al punto due. Com'è quindi chiaro, la nostra Campagna non ha quindi un approccio "proibizionista" al farmaco: la cosa essenziale e che questi interventi siano intesi per quello che realmente sono ("sintomatici" e non terapeutici), che di essi non si abusi, e che lo psicofarmaco non sia somministrato con la disinvoltura che invece - purtroppo - caratterizza oggi come oggi molti operatori del settore.




 97) Domanda posta da: Andrea 

Carissimi, sono genitore di due figli il maschio è in prima media, ho notato subito che le elementari non lo avevano preparato allo studio ed infatti i risultati del primo quadrimestre sono stati pessimi. 5 insufficienze e insufficiente in condotta, continui richiami dagli insegnanti che segnalavano l'eccessiva attività di mio figlio per arrivare all'ultima giornata di ricevimento gli insegnanti mi hanno detto: "Suo figlio non riesce a stare seduto in classe!"
E qualcuno timidamente ha detto perchè non lo porta da uno specialista che magari lo aiuta facendogli fare degli esercizi di concentrazione?
Personalmente credo che mio figlio si scarichi poco, una piccola ciste al polso lo aveva bloccato nell'attività della pallavolo, ma quando l'ho riportato un dirigente sportivo mi avvicinava dicendo: "sai tuo figlio....è un po' vivace....e pregiudica i risultati della squadra, sai com'è..." Ovviamente l'ho tolto dalla squadra perchè l'allenatore lo teneva sempre in panchina. Quindi, per quest'anno, ho perso i giri sportivi e così qualche sera esco con lui in bici. Venerdì mi hanno convocato con una lettera in busta chiusa per l'ennesimo colloquio! Che fare?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

E' ovviamente impossibile esprimere un parere sulla situazione di Suo figlio senza raccogliere prima elementi più completi. Quello che è certo è che l'iperattività può essere causata anche da problematiche di tipo ambientale, inclusa l'indisponibilità di spazi adeguati per il movimento. Parliamo di spazi "adeguati" non a caso, nel senso che ogni bambino ha proprie necessità e richieste, ed è necessariamente una storia a se. Per iniziare, possiamo consigliare di contattare uno psicologo dello sport certificato AIPS. Per il caso di suo figlio, attivare un percorso diagnostico parrebbe - sulla base degli scarsi elementi a disposizione - del tutto prematuro.




 96) Domanda posta da: Elena 

Mi scuso se ho sbagliato riferimento e se così fosse Vi sarei grata se poteste darmi un riferimento a cui rivolgermi. E' possibile sapere se in caso di bambino iperattivo la normativa prevede l'affidamento ad un insegnante di sostegno? Ringrazio comunque per l'attenzione e, con stima per il vs impegno, saluto sinceramente.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

La normativa prevede l'assegnazione di un insegnante di sostegno in caso di handicap del bambino tale da pregiudicare il normale svolgimento delle attività scolastiche. La tipologia ed il grado di difficoltà del bambino - e l'eventuale necessità di un sostegno - viene valutata dalla direzione didattica in stretta collaborazione con l'ASL territorialmente competente. Si tratta quindi di valutare non tanto la sussistenza del comportamento ipercinetico, bensì quanto esso pregiudichi il normale sviluppo del bambino ed il regolare processo didattico. Per un corretto inquadramento del problema iperattività e deficit di attenzione, le consiglio di navigare il ns. portale, o di scaricare la pubblicazione gratuita "Psicofarmaci e bambini", dalla sezione "Pubblicazioni" del portale stesso. Qualora le necessitassero approfondimenti ulteriori e specifici, provvederemo ad interessare della questione il nostro staff legale.




 95) Domanda posta da: Rossana 

vorrei sapere a che punto è a situazione dei test nelle scuole ovvero se la normativa prevede che vengano effettuati a tappeto e con quali modalità. grazie


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Dopo le polemiche che hanno seguito il noto progetto di screening nazionale PRISMA del 2004, i test vengono effettuati "a macchia di leopardo" da singole ASL in collaborazione con singole scuole, non quindi in ossequio ad una qualche normativa di carattere nazionale, ma sulla base di specifici progetti territoriali, nell'intento di tracciare anticipatamente il disagio in nome di un malinteso senso della necessità di "prevenire" disturbi del comportamento dei minori. Ricordiamo anche che i genitori non hanno per legge alcun obbligo di far compilare ai bambini o di compilare essi stessi questi test, e che comunque la scuola deve sempre richiedere il preventivo assenso scritto. In caso di somministrazione di test senza detto assenso scritto della famiglia, è competente ad intervenire la locale Procura della Repubblica




 94) Domanda posta da: Anonimo 

Sono mamma di un ragazzino di dodici anni, è molto intelligente ma assolutamente incapace a scuola. Ha grossi problemi di concentrazione, mi dice spesso di aver paura della morte, perde tutto...inoltre con me è spesso provocatorio. Sono stanca, non ce la faccio più ,sono molto preoccupata per lui .Rifiuto però l'etichetta di Adhd. Per favore, mi servono indirizzi e riferimenti per curare, in modo naturale, questo problema. Abitiamo a Trieste .


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Cara Carlotta, la ringrazio per essersi rivolto a noi. Il nostro Comitato - per scelta fin dall'epoca della sua fondazione - si occupa solo ed esclusivamente di sensibilizzazione (informazione & formazione) e farmacovigilanza (intervento ed assistenza legale in caso di abusi e somministrazioni improprie), e non rilascia consulti medici ne indirizza a questo o quell'altro specialista. Questa scelta, che afferisce anche alla necessità di non creare equivoci d'interessi "collaterali" su di un tema così delicato qual'è quello dell'infanzia, risulta anche dall'apposito avviso sul ns. portale: "Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!". Ecco comunque alcuni consigli forse utili: un elenco non esaustivo dei medici e specialisti che hanno sottoscritto le ns. tesi scientifiche - oltreche nella lista dei membri del ns. comitato scientifico permanente, i quali però non rilasciano per i motivi di cui sopra prestazioni consulenziali, perlomeno non ns. tramite - è rintracciabile alla pagina http://www.giulemanidaibambini.org/consensus/consensus_it.html, oppure - per quanto riguarda alcune associazioni che propongono interventi alternativi a quelli strettamente farmacologici, nella sezione LINK del ns. portale, raggiungibile dalla homepage. Se desidera, e se ci segnala il Suo indirizzo, possiamo inviarle a casa un opuscolo gratuito che riassume il ns. punto di vista sui vari approcci ai disturbi del comportamento dell'infanzia. Oppure per un approfondimento più esaustivo, può acquistare il libro "Giù le Mani dai Bambini" (Magi Edizioni): è un operazione interamente no-profit, dal momento che sia gli autori che la casa editrice hanno rinunciato agli utili, che verranno impiegati per stampare documentazione gratuita su queste delicate problematiche, da distribuire nelle scuole. Nel libro si fa riferimento - in un apposito paragrafo da pagina 160 a pagina 164 - a vari rimedi "dolci" per l'Adhd, da alcuni validi neuroprotettori alla medicina ortomolecolare, forse potrà trovare degli utili spunti per indirizzare meglio il Suo specialista di fiducia. Mi spiace di non poterle essere utile maggiormente, ma la prego altresì di volerci tenere quanto più possibile al corrente di eventuali sviluppi relativi ai problemi di Sua figlio.




 93) Domanda posta da: Anonimo 

Salve sono il papà di Martina, una bimba di 11 anni. Già dall’età di un anno mia figlia dava segni di iperattività, tanto che dopo due anni abbiamo deciso di consultare un neuropsichiatria: tutti ci consigliarono di portare Martina in centri di riabilitazione cosa che abbiamo fatto, e da 8 anni martina fa terapia, ma i risultati non si vedono, perchè lei non sa leggere, scrive male a stampatello, ha una memoria fotografica, non riesce a star ferma più di 10 secondi (e tanto meno il suo sguardo), la sua insegnante di sostegno è disperata, ci riferisce che non si concentra su nulla, a scuola non sta mai ferma e seduta, si alza mentre si fa lezione, tanto che le sue maestre ci chiamano continuamente, cosa grave che la tengono fuori la classe con la bidella per non disturbare gli altri alunni. Dopo anni di terapia, nel frattempo è stata tenuta sotto osservazione presso il centro di Neuropsichiatria infantile dell’università di Roma La Sapienza, ma senza aver avuto nessuna risposta e tanto meno terapia adeguata. Oggi vi chiedo se mi potete indirizzare in un centro dove possano aiutarmi a capire la terapia giusta per mia figlia. Premetto che tutti gli esami genetici, radiografie, Tac al cervello, hanno prodotto risultati negativi, quindi non è affetta da nessuna malattia. Recentemente ho ascoltato una trasmissione su La 7 dove c’era il Vs. Presidente: si parlava del Ritalin, e di tante altre cose inerenti alla sindrome dell’ADHD, ma non è stato fatto nessun riferimento ai centri che la diagnosticano e medici specializzati per applicare una giusta terapia. Le caratteristiche del comportamento di mia figlia fanno capire che è affetta da questa sindrome, ma non posso essere io a valutare, e fino ad oggi non ho trovato nessun specialista in grado di aiutrarmi, voi mi potete aiutare?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Egregio Signore, la ringrazio per essersi rivolto a noi, ma il nostro Comitato - per scelta fin dall'epoca della sua fondazione - si occupa solo ed esclusivamente di sensibilizzazione (informazione & formazione) e farmacovigilanza (intervento ed assistenza legale in caso di abusi e somministrazioni improprie), e non rilascia consulti medici ne indirizza a questo o quell'altro specialista. Questa scelta, che afferisce anche alla necessità di non creare equivoci d'interessi "collaterali" su di un tema così delicato qual'è quello dell'infanzia, risulta anche dall'apposito avviso sul ns. portale: "Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!" In ogni caso, un elenco non esaustivo dei medici e specialisti che hanno sottoscritto le ns. tesi scientifiche - oltreche nella lista dei membri del ns. comitato scientifico permanente, i quali però non rilasciano per i motivi di cui sopra prestazioni consulenziali, perlomeno non ns. tramite - è rintracciabile alla pagina http://www.giulemanidaibambini.org/consensus/consensus_it.html, oppure - per quanto riguarda alcune associazioni che propongono interventi alternativi a quella strettamente farmacologica, nella sezione LINK del ns. portale, raggiungibile dalla homepage. Se desidera, e se ci segnala il Suo indirizzo, possiamo inviarle a casa un opuscolo gratuito che riassume il ns. punto di vista sui vari approcci ai disturbi del comportamento dell'infanzia. Oppure per un approfondimento più esaustivo, può acquistare il libro "Giù le Mani dai Bambini" (Magi Edizioni): è un operazione interamente no-profit, dal momento che sia gli autori che la casa editrice hanno rinunciato agli utili, che verranno impiegati per stampare documentazione gratuita su queste delicate problematiche, da distribuire nelle scuole. Mi spiace di non poterle essere utile maggiormente, e la prego altresì di volerci tenere quanto più possibile al corrente di eventuali sviluppi relativi ai problemi di Sua figlia. Saluti cordialissimi, Luca Poma




 92) Domanda posta da: Elena 

Salve, e' gia molto che conosco il vostro sito :-) Ci siamo trasferiti qui in Sardegna da non molto ed eccomi arrivare dalla scuola elementare di mio figlio (secondo circolo di Quartu S. Elena) un grande questionario dell' associazione Peter Pan la quale sotto forma di una ricerca di tipo epidemiologico sui Disturbi Pervasivi dello Sviluppo ecc ecc. da compilare e partecipare a questo studio... Cosa che non farò mai! Il punto è questo, quanto hanno speso per far si che questa associazione organizzi uno studio, per poi avvelenare la nostra società? Non era meglio usare questi soldi per creare aree di gioco per bambini, vista la loro mancanza, dove i bambini (il nostro futuro) possano usare tutta la loro energia nel gioco all'aperto, invece di stare a casa avanti ai videogiochi? La mia domanda è questa: cosa possiamo fare per far si che la gente qui sappia di questa organizzazione "Giu le Mani dai Bambini"? Non molte persone sanno quello che possono causare queste questi medicinali! Facciamo qualcosa! Grazie di tutto, a presto. Elena


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Nel merito del questionario, non possiamo esprimere alcuna valutazione, non avendone preso visione, ma quel che è certo - ma lei l'hai già ben compreso - è che non esiste alcun obbligo a partecipare ad indagini di questo genere, per nessuna ragione. Per le attività di sensibilizzazione sul Suo territorio, siamo ben disponibili ad affiancarla e supportarla, l'ideale è coinvolgere qualche amministratore pubblico più sensibile, così da provvedere alla copertura delle spese di stampa di materiale informativo specifico. Ci contatti via email, siamo a Sua disposizione. E grazie per l'attenzione che ci ha riservato!




 91) Domanda posta da: Renata 

Agli esperti di Giulemanidaibambini. Ho letto sul Gazzettino di Udine del 3/4/2007 che l'Azienda sanitaria 4 sta seguendo 80 bambini e ragazzi con deficit di attenzione, di cui 8 in cura con il farmaco Atomoxetina. La neuropsichiatra Silvana Cremaschi spiega nell'articolo che è stato collaudato negli Usa e in alcuni Paesi Europei ed ha effetti collaterali pressochè nulli. Dal momento che io non credo che sia così, vorrei saperne di più, anche perchè il farmaco verrà sperimentato anche nei centri di Pordenone e di Trieste. Cosa grave è anche il fatto che nell'articolo la Cremaschi afferma che se la malattia non è affrontata subito, le frustrazioni e il senso di inadeguatezza che i ragazzi accumulano, sono destinate a sfociare in disadattamento, con conseguenti dipendenze, depressioni e stati di emarginazione. A prova di questo ricorda la morte di due bambini iperattivi , per incidente stradale, aggiungendo che c'è motivo di credere che siano stati conseguenza della malattia. L'articolo crea allarmismo e prepara il terreno all'entrata del nuovo farmaco. Per questo io vi chiedo di intervenire con l' articolo di un medico che dia le corrette informazioni a riguardo, affinchè non si debba leggere in futuro che uno o più di questi bambini sono morti per "incidente stradale" perchè non hanno continuato questa nuova "cura". L'articolo dovrebbe comparire nelle pagine di Udine, Pordenone e Trieste. Ringraziandovi per il vostro impegno sociale


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Lo Strattera non è affatto un farmaco sicuro come la neuropsichiatra in questione lascia falsamente - o per grave disinformazione - ad intendere. Ecco - tra le tante - una nota della agenzia inglese di controllo sui farmaci a riguardo:
STRATTERA, 130 REPORT PER TENTATO SUICIDIO IN UN MESE. Un documento scritto dalla Agenzia Britannica di Controllo sulle Medicine e la Salute (British Medicines and Healthcare Regulatory Agency) rivela che lo scorso autunno sono stati segnalati 130 rapporti di tentativi di suicidio in un solo mese da pazienti trattati con lo psicofarmaco Strattera, utilizzato per la Sindrome da Deficit di Attenzione ed Iperattività (ADHD). In aggiunta, il documento rivela che ci sono stati anche più di 760 rapporti per disordini cardiaci, 172 rapporti per danni al sistema epatico e circa 20 rapporti per suicidi effettivi.
Detto ciò, aggiungo anche che il grave disadattamento in caso di ADHD trascurata è poi tutto da dimostrare: o meglio, non è certo la terapia farmacologica l'unica soluzione per "prendere in carico" i bambini e risolvere i loro disagi, come surrettiziamente fa intendere la neuropsichiatra associando "psicofarmaco" e "cura", quasi a sottendere che senza il primo non c'è la seconda. Invieremo una nota di precisazione al quotidiano in questione, ma la decisione di pubblicarla è solo del capo-redattore. Abbiamo tuttavia segnalato la circostanza ai competenti uffici dell'Istituto Superiore di Sanità, chiedendo di voler intervenire al meglio per bloccare sul nascere queste campagne di disinformazione "pro-psicofarmaco" estremamente superficiali e scientificamente poco serie.




 90) Domanda posta da: Davide(Bolzano) 

Seguo (su incarico dei servizi sociali) un ragazzo di 15/16 anni con problemi socio-educativi, l\'ho accompagnato da un neuro psichiatra infantile che dopo 20 minuti di colloquio gli ha diagnosticato un disturbo unipolare maniacale proponendogli dei farmaci, ma è possibile fare una diagnosi di questo tipo in così breve tempo? Seguo il ragazzo da 5 mesi e se è disturbato come sostiene lo psichiatra allora posso tranquillamente affermare che l\'80 per cento delle persone che conosco (compreso lo psichiatra e me stesso) hanno problemi psichiatrici. Come posso oppormi ad una diagnosi così affrettata prima che il ragazzo venga obbligato ad assumere farmaci? A chi posso segnalare un comportamento così grave(a mio giudizio) prima di trovarci un ragazzo tossicodipendente o veramente disturbato?


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Ben comprendo la situazione. Giudicamente, se il ragazzo è stato diagnosticato è obbligatoria una cura, diversamente in caso di omissioni chi ne ha la responsabilità potrebbe incorrere in sanzioni, anche dell'autorità giudiziaria. Ma la cura non dev'essere necessariamente farmacologica, questo non è mai stato un obbligo è non lo è tutt'ora. Che si individui quindi uno specialista differente (o più d'uno, perchè no) e con approccio meno ottuso ai problemi dell'esistenza




 89) Domanda posta da: Maria 

Gentili signori, lo scorso anno mio figlio di 14 anni presentava problemi di ansia. Su consiglio di conoscenti mi sono recata con lui presso un neuropsichiatra infantile, il quale durante ogni seduta annotava quanto da noi riferito in una sorta di modulo, che poi archiviava. Con la presente vi chiedo se sia possibile pretendere la restituzione e/o distruzione dei detti moduli e in caso affermativo come debbo procedere. Ringrazio e porgo distinti saluti.


Risponde: Avv. Dario Forasassi

Il Codice sulla Privacy (D.Lgs. 196/03) prevede determinate tutele in materia di protezione dei dati personali ed in particolare di protezione dei dati sensibili, cioè di dati che siano idonei a rivelare lo stato di salute degli interessati. In via di estrema sintesi si può evidenziare che il Codice prevede la necessità che l’interessato prima della raccolta esprima il proprio consenso al trattamento dei dati; inoltre all’interessato sono riconosciuti i diritti di cui all’art.7, tra cui anche il diritto ad ottenere la cancellazione dei dati trattati in violazione di legge. In ambito sanitario, tali previsioni sono parzialmente derogate in vista della finalità perseguite dall’Ente; l’art. 76 prevede infatti che: «1. Gli esercenti le professioni sanitarie e gli organismi sanitari pubblici, anche nell’ambito di un’attività di rilevante interesse pubblico ai sensi dell’articolo 85, trattano i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute: a) con il consenso dell’interessato e anche senza l’autorizzazione del Garante, se il trattamento riguarda dati e operazioni indispensabili per perseguire una finalità di tutela della salute o dell’incolumità fisica dell’interessato; b) anche senza il consenso dell’interessato e previa autorizzazione del Garante, se la finalità di cui alla lettera a) riguarda un terzo o la collettività.» Ciò premesso, e rispondendo al quesito posto, è necessario in primo luogo sapere dall’Organismo/Professionista Sanitario che è titolare e responsabile della raccolta delle informazioni in quale contesto i dati stessi siano stati raccolti, con quali modalità e finalità i dati siano trattati, al fine di verificare se esso abbia rispettato le prescrizioni di cui al Codice. Poiché mi pare di capire che i dati siano stati raccolti per finalità di programmazione terapeutica, i genitori potrebbero chiedere formalmente con raccomandata A/R al professionista, presso il suo domicilio legale (lo Studio), ai sensi dell’art.7 comma 2, del D.Lgs 196/03, «di ottenere l’indicazione: a) dell’origine di dati personali; b) delle finalità e modalità del trattamento; c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici; d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5, comma 2; e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.» Ed inoltre: di sapere se la raccolta ed il trattamento di dati sensibili sia stato autorizzato dal Garante ai sensi dell’art. 76, lett b) del D.Lgs n.196/03.» Contestualmente i genitori interessati possono altresì chiedere di ottenere la cancellazione dei dati sensibili ai sensi dell’art. 7, comma 3, lett. b) e cioè l’eliminazione delle schede e di ogni tipo di appunto. Dalla risposta del Professionista si può verificare se siano state rispettate le prescrizioni del Codice e quali ulteriori iniziative sia eventualmente possibile/necessario assumere. In caso di mancata risposta o di risposta inadeguata, i genitori interessati potranno presentare ricorso al Tribunale Ordinario o al Garante ai sensi degli art. 141 e seguenti del predetto D.Lgs n. 196/03. Spero di avere esaurientemente risposto al quesito, resto a disposizione per ogni chiarimento e porgo i miei migliori saluti.




 88) Domanda posta da: Patrizia 

Sono la madre di una bimba alla quale sono stati "somministrati" i famosissimi TEST, lo scorso anno, all'inizio della prima classe delle vecchie "elementari". Per quest'anno invece siamo riuscite, io ed altri genitori, ad impedire ciò. Adesso in previsione della fine dell'anno scolastico, stiamo prendendo in considerazione di richiedere i TEST che sono stati "somministrati" lo scorso anno, anche perchè alcuni di noi non siamo nemmeno sicuri che il prossimo anno rimanderemo i nostri figli nella stessa scuola, anche per altri motivi. Vengo a chiedervi, se possibile, le istruzioni per poter richiedere i vecchi TEST, anche per una questione "di principio". Potete mandarmi delle istruzioni in modo che io possa da sola fare tale richiesta? Come sempre, ringraziandoVi per la Vostra opera lodevole, Vi saluto.


Risponde: La nostra Redazione

Cara Patrizia, grazie per averci contattati. Se il suo scopo è quello di richiedere i "risultati" dei test, lei può inoltrare semplicemente una richiesta in carta libera all'ente che ha promosso lo screening (presumibilmente l'ASL, in quanto la scuola ha quasi certamente solo fatto da tramite e partner di progetto) richiedendo nell'ordine: 1) se i risultati dei testi sono stati archiviati 2) se si, dove e con quale modalità 3) di avere copia dei dati archiviati 4) eventualmente, se lei lo desidera, di provvedere immediatamente alla cancellazione dei dati stessi. La legge alla quale deve fare riferimento per far valere i suoi diritti è il Decreto Legislativo n° 196/03. L'ASL tuttavia ha una facile "via d'uscita": potrebbe risponderle che i dati non sono stati conservati, o che sono già stati distrutti, o che venivano raccolti solo a fini statistici e quindi che - non essendo sui moduli specificato il nome e cognome del singolo bambino, è impossibile risalire agli specifici dati. In ogni caso, val la pena tentare, ci tenga al corrente degli esiti.




 87) Domanda posta da: Piera 

Sono la mamma di un bambino di 7 anni vorrei avere, se possibile, un elenco di nominativi di medici aderenti alla campagna così da poter scegliere un nominativo e successivamente fissare un incontro per far valutare mio figlio, visto che mi hanno proposto una terapia farmacologia a fronte di test a mio avviso lacunosi. Siamo disposti a spostarci anche in altre province pur di stabilire come trattare nostro figlio.
Vi ringrazio anticipatamente.


Risponde: Il nostro Portavoce Nazionale

Egregia Signora, la ringrazio per essersi rivolta a noi, ma il nostro Comitato - per scelta - si occupa solo ed esclusivamente di sensibilizzazione (informazione & formazione) e farmacovigilanza (intervento ed assistenza legale in caso di abusi e somministrazioni improprie), e non rilascia consulti medici ne indirizza a questo o quell'altro specialista, come risulta dall'avviso sul ns. portale:
Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!
In ogni caso, un elenco non esaustivo dei medici e specialisti che hanno sottoscritto le ns. tesi scientifiche è rintracciabile alla pagina http://www.giulemanidaibambini.org/consensus/consensus_it.html, oppure - per quanto riguarda alcune associazioni che propongono interventi alternativi a quella farmacologica, nella sezione LINK del ns. portale, raggiungibile dalla homepage. Se desidera, possiamo inviarle a casa un opuscolo gratuito sul nostro approccio ai disturbi del comportamento, oppure per un approfondimento più esaustivo, può acquistare il libro "Giù le Mani dai Bambini" (Magi Edizioni): è un operazione interamente no-profit, dal momento che sia gli autori che la casa editrice hanno rinunciato agli utili, che verranno impiegati per stampare documentazione gratuita su queste delicate problematiche, da distribuire nelle scuole. Mi spiace di non poterle essere utile maggiormente, e la prego altresì di volerci tenere al corrente di eventuali sviluppi relativi ai problemi di Suo figlio.




 86) Domanda posta da: Simona((RE)) 

Esiste un comitato do9ve i genbitori di bambini iperattivi possono incontrarsi ed aiutarsi tra di loro nel vivere questa cosa? Mio figlio è seguito per disturbi di attenzionbe con iperattività e mi hanno detto che potrebbe avere un ritardo. Io lo so che è iperattivo,ma mi sembra solo inmmnaturo. Tra poco farà degli esami più approfonditi. Io sono seguita da una psicologa,ma mi chiedo se esite un gruppo in cui sentirmi a casa.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cara signora, esiste un'unica associazione, in Italia, che riunisce specificatamente genitori di bambini iperattivi. Tuttavia questa associazione è di impostazione strettamente organicista, e consiglia la somministrazione di psicofarmaci ai bambini, a volte con una disinvoltura che riconduce ad un modello culturale che non ci appartiene, e che "Giù le Mani dai Bambini" non può condividere. Certamente tuttavia sul Suo territorio sono attivi gruppi di auto-aiuto genitoriale, tramite ad esempio le associazioni di genitori quali l'AGE (Associazione Italiana Genitori), l'AGESC (Associazione Genitori Cattolici) ed il CGD (Coordinamento Genitori Democratici), ognuna di esse rispettosa di una specifica sensibilità, laica o cattolica.




 85) Domanda posta da: dr Gianmaria Benedetti(Firenze) 

Specialista NeuroPsichiatria Infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

Sono costernato dalla notizia di possibili legami fra "Giù le Mani dai Bambini" e Scientology. Credo che i promotori e principali attivisti di questa Campagna debbano a questo punto chiarire la loro posizione, professione, ruolo e curriculum, esplicitando eventuali 'conflitti di interesse', pena la totale perdita di credibilità e un notevole danno alle posizioni contrarie alla 'Campagna d'Italia' di big farma e big università.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Egregio dottore, la ringrazio di averci pubblicamente interpellati, dal momento che la Sua domanda ci da ulteriore opportunità di portare chiarezza ad un tema oltremodo delicato. La notizia alla quale Lei fa riferimento (possibili legami tra la campagna di farmacovigilanza "Giù le Mani dai Bambini" è la Chiesa di Scientology) è del tutto prima di fondamento. L'articolo di "Occhio Clinico" - al quale immagino lei faceva riferimento come fonte - riportava illazioni attribuite dal redattore di quel sito internet ad una piccola associazione (Associazione Italiana Famiglie ADHD), dichiaratamente finanziata dal settore farmaceutico, affermazioni formulare - immagino - nel vano tentativo di screditare la nostra iniziativa. L'associazione in questione ha poi "rettificato" tali affermazioni, dichiarando che "si trattava di supposizioni", riferibili ad impressioni parziali tratte all'inizio della nostra attività, e l'articolista stesso ha porto le Sue scuse per la "leggerezza". I curricola di tutti i volontari con funzione direttive sono regolarmente pubblicati on-line (tengo tuttavia a precisare che l'eventuale orientamento religioso del singolo, per prassi ed anche per norma penale, non può in alcun modo essere scriminante per ogni eventuale collaborazione non a scopo di lucro). Più in generale, si conferma comunque che la campagna sociale di farmacovigilanza "Giù le Mani dai Bambini" non ha alcun rapporto di dipendenza, collaborazione, relazione o coordinamento con realtà non appartenenti al nostro comitato promotore (www.giulemanidaibambini.org/promotori.html). Ciò vale sia per la Chiesa di Scientology, sia per ogni sua affiliata, controllata o consociata (p. es. il CCDU), sia per ogni altra organizzazione religiosa o politica, trattandosi - nel caso di "Giù le Mani dai Bambini" - di iniziativa realmente ed a tutti gli effetti indipendente. Con l'occasione, la informo che il dott. Cestari - Presidente del CCDU Italia, che prestava collaborazione nel nostro comitato scientifico a titolo strettamente personale e non in rappresentanza del CCDU stesso - non è più parte della nostra compagine. A tal proposito, anche al fine di renderla edotta circa i nostri orientamenti e circa l'attenzione da noi riservata all'autonomia dell'organismo, La invito cortesemente a voler prendere visione del brevissimo documento pubblicato alla URL http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_ciscrivono__16.pdf Questa risposta al Suo quesito verrà da noi pubblicata nell'Agorà del nostro portale, con preghiera a Lei rivolta di pubblicizzarla in ogni sede lei ritenga opportuna. Cordialmente, Luca Poma




 84) Domanda posta da: Raffaella(Cassino) 

Salve, sono una studentessa interessata alla cura dei disturbi d\'attenzione e di comportamento dei bambini e volevo chiedervi cosa ne pensate della terapia ortomolecolare del Dott. Abram Hoffer e se sapete se è praticata in Italia. Grazie.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Come riportiamo a pagina 163 del nostro libro "Giù le Mani dai Bambini, il dott. Abram Hoffer, medico, psichiatra e ricercatore, nonchè collaboratore del Premio Nobel per la Chimica Linus Pauling, ha analizzato 2.000 casi di studio, in Canada, con riguardo alla dieta ottimale per prevenire i disordini da attenzione ed iperattività, che da alcune evidenze scientifiche risultano spesso connessi con intossicazioni, intolleranze, eccesso di sostanze chimiche e disordini alimentari. Hoffer pare aver messo a punto un valido sistema terapeutico di medicina ortomolecolare (che prevede sovradosaggi pilotati di precisi complessi vitaminici) che si è dimostrato efficace nel trattamento di questi disturbi. Non ci risulta che ad oggi siano attivi centri di ricerca e sviluppo per la medicina ortomolecolare applicata all'infanzia, nel nostro paese, ma certamente questa pista d'indagine scientifica dovrebbe essere approfondita adeguatamente.




 83) Domanda posta da: Anonimo 

Gentili Signori, ho sentito dire che si potrebbe provare con l'agopuntura o con il metodo HANDLE per limitare i sintomi dovuti all'ADHD?


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cara lettrice, i metodi di approccio all'iperattività dell'infanzia sono i più svariati, sostanzialmente ogni tipo di disciplina di medicina - allopatica o tradizionale - ha da dire la sua al riguardo, e non senza cognizione di causa. I metodi da lei richiamati possono probabilmente costituire un utile palliativo per questo genere di disagio del comportamento, ma l'unico approccio scientificamente validato che ci sentiamo di sostenere è quello multimodale - preferibilmente senza l'ausilio di farmaci psicoattivi - che veda impegnata un equipe di specialisti, primi tra tutti lo psicologo/psicoterapeuta, il pediatria, il nutrizionista, il pedagogista. Queste problematiche dell'infanzia necessitano infatti di un approccio di tipo "olistico", da più punti di vista, e l' "ipersemplificazione" che spesso anche certi medici fanno della materia certamente non aiuta




 82) Domanda posta da: Maria Assunta(Pistoia) 

“Siamo un gruppo di genitori che hanno fatto richiesta di interrompere la somministrazione di test (relativi a disturbi dell'apprendimento e a disturbi di carattere relazionale) ai propri figli frequentanti la II elementare. Ci ha infatti preoccupato il fatto che i bimbi con eventuali problemi vengono poi segnalati alle Asl. Vorremmo sapere se è possibile richiedere indietro i primi test effettuati sui nostri figli anche perchè alcuni insegnanti hanno affermato che tali test (preparati anche dall' Asl) farebbero parte integrante dell'attività didattica. Facciamo presente che in alcuni casi i suddetti test erano stati somministrati senza nemmeno una preventiva comunicazione alle famiglie dei bambini.”


Risponde: Avv. Dario Forasassi

Il Codice sulla Privacy (D.Lgs. 196/03) prevede determinate tutele in materia di protezione dei dati personali ed in particolare di protezione dei dati sensibili, cioè di dati che siano idonei a rivelare lo stato di salute degli interessati, come nel caso delle schede inerenti alla cosiddetta sindrome di iperattività (ADHD). In via di estrema sintesi si può evidenziare che il Codice prevede la necessità che l’interessato prima della raccolta esprima il proprio consenso al trattamento dei dati; inoltre all’interessato sono riconosciuti i diritti di cui all’art.7, tra cui anche il diritto ad ottenere la cancellazione dei dati trattati in violazione di legge. In ambito sanitario, tali previsioni sono parzialmente derogate in vista della finalità perseguite dall’Ente; l’art. 76 prevede infatti che: «1. Gli esercenti le professioni sanitarie e gli organismi sanitari pubblici, anche nell’ambito di un’attività di rilevante interesse pubblico ai sensi dell’articolo 85, trattano i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute: a) con il consenso dell’interessato e anche senza l’autorizzazione del Garante, se il trattamento riguarda dati e operazioni indispensabili per perseguire una finalità di tutela della salute o dell’incolumità fisica dell’interessato; b) anche senza il consenso dell’interessato e previa autorizzazione del Garante, se la finalità di cui alla lettera a) riguarda un terzo o la collettività.» Ciò premesso, e rispondendo al quesito dei genitori, è necessario in primo luogo sapere dall’Organismo Sanitario che è titolare e responsabile della raccolta delle schede in quale contesto i dati stessi siano stati raccolti, con quali modalità e finalità i dati siano trattati, al fine di verificare se l’Ente abbia rispettato le prescrizioni di cui al Codice. Poiché, mi pare di capire che tali informazioni non siano state rese accessibili, come prima iniziativa, i genitori potrebbero chiedere formalmente con raccomandata A/R all’Ente responsabile della raccolta, ai sensi dell’art.7 comma 2, del D.Lgs 196/03, «di ottenere l’indicazione: a) dell’origine di dati personali; b) delle finalità e modalità del trattamento; c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici; d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5, comma 2; e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.» : di sapere se la raccolta ed il trattamento di dati sensibili sia stato autorizzato dal Garante ai sensi dell’art. 76, lett b) del D.Lgs n.196/03.» Contestualmente i genitori interessati possono altresì chiedere di ottenere la cancellazione dei dati sensibili ai sensi dell’art. 7, comma 3, lett. b) e cioè l’eliminazione delle schede. Dalla risposta dell’Ente si può verificare se siano state rispettate le prescrizioni del Codice e quali iniziative sia possibile assumere. In caso di mancata risposta o di risposta inadeguata, i genitori interessati potranno presentare ricorso al Tribunale Ordinario o al Garante ai sensi degli art. 141 e seguenti del predetto D.Lgs n. 196/03. Spero di avere esaurientemente risposto al quesito, resto a disposizione per ogni chiarimento e porgo i miei migliori saluti.




 81) Domanda posta da: Elvira(Bologna) 

che cosa si propone a dei genitori con bambina affetta da adhd, che la societa\' emargina...che la famiglia da sola non riesce ad aiutare...abbiamo rifiutato dopo attente riflessioni il rintalin...ma non abbiamo ricevuto un aiuto per superare questo problema che inutile cercare di minimizzare, per una bambina con queste caratteristiche e\' causa di sofferenze, non vogliamo modificare o sedare la bambina, ma creare un clima di tranquillita\' dentro di lei che non riesce a controllare da sola per poter capire come comportarci...come aiutarla nella vita e per fare in modo che col passare degli anni non trovi ostacoli insuperabili con il mondo intero.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Certamente ignorare o minimizzare il problema sarebbe da stupidi. La navigazione accurata del nostro portale può fornire molti spunti utili, così come anche la lettura di "Giù le Mani dai Bambini", edito da Magi Edizioni, libro che le consigliamo di leggere con attenzione. Esistono sia tecniche e protocolli scientificamente testati (pedagogia, pedagogia clinica, psicologia clinica, psicoterapia, etc) sia rimedi di origine naturale, non già fantasiosi composti da apprendista stregone, ma molecole e neuroprotettori naturali con un efficacia reale e misurabile sul sistema nervoso e sull'equilibrio generale della bambina. In ogni caso, "Giù le Mani dai Bambini" non prende posizione pro o contro particolari terapie, ne fornisce suggerimenti in tal senso: il nostro unico scopo è informare la popolazione, con particolare riguardo ai rischi derivanti dall'indiscriminata somministrazione di farmaci psicoattivi ai minori.




 80) Domanda posta da: Marina Costa 

Leggevo oggi l'interessante articolo riguardo alla vostra richiesta di intervento da parte del Ministro Turco Quello che mi premeva chiedervi è se mai qualcuno ha ventilato l'ipotesi (per me certezza!) che dietro questo scempio non ci sia la mano delle multinazionali farmaceutiche che producono tali psicofarmaci e quanto la psichiatria americana non sia colpevole di malafede e di malainformazione, comunque colpevole e connivente con le farmaceutiche. Tantio tempo fa lessi un articolo su questo tema, vi sarei grata se mi rispondeste. Buon lavoro, e complimenti


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Ovviamente la pressione delle farmaceutiche è notevolissima, visti gli interventi in gioco, e noi stessi l'abbiamo a più riprese denunciato pubblicando articoli di questo taglio nella nostra Press Room, ed è altrettanto vero che l'Associazione Psichiatrica Americana (APA) è dichiaratamente finanziata dalle farmaceutiche, ed in qualche modo detta la "linea culturale" anche ben oltre i confini USA. Detto ciò, Giù le Mani dai Bambini non promuove una battaglia contro i produttori (peraltro, viste le forze in gioco, sarebbe impari e vana): il nostro interesse principale e sensibilizzare la cittadinanza, fornendo le informazioni necessarie per garantire una scelta davvero consapevole.




 79) Domanda posta da: Anonimo 

"Ho letto in un libro sui problemi derivanti dagli inceneritori di rifiuti e dalla vita in prossimità di essi, che le polveri fini formate negli inceneritori in presenza di metalli tossici e di tossine organiche (comprese quelle conosciute come cancerogene) assorbono le sostanze inquinanti e le trasportano nel flusso sanguigno e all’interno delle cellule del corpo.
I metalli pesanti così si accumulerebbero nell’organismo e pare siano implicati in una serie di problemi emotivi e comportamentali nei bambini, compreso l’autismo, la dislessia, il cosiddetto disturbo da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), difficoltà nell’apprendimento, e in problemi negli adulti, compresa violenza, demenza, depressione e morbo di Parkinson.
Questi metalli sono universalmente presenti nelle emissioni di inceneritori e sono presenti in alte concentrazioni nelle ceneri leggere. La suscettibilità agli inquinanti chimici varierebbe anche in base a fattori genetici e acquisiti, con un impatto massimo sul feto, e un esposizione acuta pare porti, come se non bastasse, alla sensibilizzazione di alcuni individui, lasciandoli con una sensibilità a dosi basse di sostanza chimica per tutta la vita.
Che ne pensate, qual'è la Vostra posizione in merito?


Risponde: Risponde il prof. Claudio Ajmone

Il 4° Rapporto della Società Britannica di Medicina Ecologica del 14 novembre 2006 su "GLI EFFETTI SULLA SALUTE DEGLI INCENERITORI DI RIFIUTI " evidenzia proprio questo legame causale con l'ADHD, sia pure in termini non monografici.
Tra le sostanze inquinanti prodotte dagli inceneritori ci sono i PCB che hanno caratteristiche diossina-simile e provocano ADHD, anche per vie indirette come l'alterazione del funzionamento della tiroide, che causa l'ADHD anche a prescindere dai PCB. Anche i metalli pesanti sono agenti causali dell'ADHD.
In generale la ricerca è carente nel chiarire i legami tra inquinanti e ADHD. Per un approfondimento, le consiglio di visitare il database sulle patologie che mimano l'ADHD alla voce "Inquinamento" al seguente url: http://www.pseudo-adhd.oism.info/it/index.htm




 78) Domanda posta da: Anonimo 

Come molti genitori, l'unico problema che quotidianamente si presenta con il mio bimbo,nato il 15/03/05, è quello di un sonno disturbato. "A" dorme 1,5- 2 ore il pomeriggio. Di sera si addormenta verso le 22,15 e poi, dopo 2 o tre ore di sonno,inizia a risvegliarsi piangendo, spesso agitatissimo. Alle 6,15 poi, decide che è ora di svegliarsi! Non conoscendo nei primi mesi di vita del bimbo il famoso metodo del libro "Fate la nanna" e l'importanza di metterlo a letto sveglio, l'ho sempre cullato a lungo per farlo addormentare fino dai primi giorni. Ora io e mio marito sfioriamo l'esaurimento per la stanchezza, ma di sentirlo disperare per ore perchè apprenda ad addormentarsi da solo non ce la sentiamo. Pediatri, farmacisti, mamme, consigliano il Nopron. Ho provato, pur con reticenza, a darglielo, nella dose di circa 1 mg (è impossibile da dosare bene), e i risultati ci sono stati. E' un medicinale dannoso? di che natura è? Può dare assuefazione? Grazie


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cari genitori, Vi rispondo in qualità di Portavoce nazionale della campagna di farmacovigilanza "Giù le Mani dai Bambini", in rappresentanza del nostro comitato scientifico permanente. Vi invito a voler tenere in considerazione la circostanza che - come iniziativa di sensibilizzazione - non ci occupiamo di rilasciare consulenze di carattere medico ne di consigliare, sollecitare o disincentivare specifiche soluzioni terapeutiche. Tuttavia, lo spirito del nostro intervento è sempre quello di considerare il supporto garantito dai farmaci psicoattivi come l'ultima soluzione, da adottarsi solo in casi estremi, quali certamente non è quello della regolarizzazione del ciclo sonno/veglia. Il Nopron è uno psicofarmaco ipnotico non benzodiazepinico, a base di Niaprazina, utilizzato - spesso con eccessiva leggerezza - per porre sotto controllo bambini iper-cinetici e con eccessiva agitazione psico-motoria. Certamente risolverà i sintomi (è infatti solo un "sintomatico"), il problema è a che prezzo (riduzione dello stato di veglia durante il giorno) e con quali effetti iatrogeni sul lungo termine (come tutti gli psicofarmaci, assuefazione ed in maggiore o minor misura dipendenza fisica e psicologica). Tuttavia l'attenzione - più che sui danni che potrà causare lo psicofarmaco di per se, dal momento che è e resta comunque un ansiolitico a lieve azione sedativa - va posta soprattutto sugli aspetti "culturali": stiamo rischiando di abituare il bambino a risolvere un proprio disagio del comportamento con una pastiglia, e questo non è mai e poi mai salutare. Cordialissimi saluti, Luca Poma




 77) Domanda posta da: Fulvio(Acqui Terme (AL)) 

Papà

Cari amici, mi chiamo Fulvio, abito ad Acqui Terme (AL), ho un bambino iperattivo che si chiama M*****, ha quasi 10 anni. Da alcuni specialisti e' considerato un Adhd, da altri un autistico, ma al di la' delle diverse definizioni il problema non cambia e nessuno sa dirmi il perche' mio figlio non parla ed è iperattivo. Non abbiamo mai dato psicofarmaci a nostro figlio, anche con una dura lotta negli anni passati contro l' ASL che voleva a tutti i costi sedare mio figlio, e grazie all' intervento dell' Associazione Autismo Italia siamo riusciti a superare con successo tale conflitto.
Adesso le cose sono rientrate a loro giusto posto e con l'ASL della nostra città i rapporti sono ora di dialogo e disponibilità.
Vi scrivo questa lettera per chiedere consiglio: noi vorremo fermare a scuola il bambino, cioè fargli ripetere l'anno di quarta elementare, ma la scuola si stà opponendo, giustificando la loro azione dicendo che sono solo loro, cioè il consiglio di classe, che possono decidere ciò che riguarda il bambino a scuola. Vi scrivo perchè quest'anno, a detta dell'insegnante e degli operatori che lavorano su di lui, a differenza degli anni scorsi sta iniziando a interagire in modo più efficace, ed anche su consiglio dell'ASL il bambino nel ripetere l'anno potrebbe avere dei miglioramenti. La mia domanda e' questa: ci sono delle leggi che possono tutelare il mio bambino? Ci sono decreti legge che possiamo usare per far rispettare il nostro desiderio? Va ricordato che il bambino è stato considerato invalido al 100%. Mi potete aiutare? Ci sono istituzioni a cui io posso rivolgermi? Perchè ci sono discriminazioni su questi bambini iperattivi? So che la scuola che frequenta mio figlio ha permesso ad altri bambini con problemi diversi di ripetere l'anno... perchè a mio figlio no? Secondo me, perche' essendo iperattivo con difficoltà di apprendimento per loro è sicuramente meglio toglierselo il piu' presto possibile di torno... Vi ringrazio per qualsiasi consiglio e aiuto possiate darmi, spero di ricevere presto una vostra risposta. Cordiali saluti, Fulvio.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Egregio Signore, le rispondo in qualità di portavoce nazionale della nostra Campagna di farmacovigilanza, ringraziandola innanzitutto per l'attenzione che ci ha riservato scrivendoci. La invito tuttavia a leggere quanto chiaramente pubblicato sul nostro portale: Attenzione! GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione! Precisato ciò, restiamo disponibili ad assisterla con due distinte azioni: se vorrà trasmetterci un Suo indirizzo, sarà nostra cura trasmetterle del materiale informativo gratuito per aiutarla a meglio inquadrare il problema dell'iperattività. Se vorrà inoltre trasmetterci i Suoi recapiti telefonici per un contatto (sarà necessario acquisire anche un Suo documento d'identità per uso archivio) potremmo metterci rapidamente in contatto con il MInistero per la Pubblica Istruzione, con il quale abbiamo frequenti e proficui rapporti, per verificare eventuali soluzioni istituzionalmente percorribili per tentare di risolvere efficacemente il Suo problema. Cordiali saluti,




 76) Domanda posta da: Anonimo 

Girovagando quà e là, come molti di noi sulla rete l'altro giorno ho trovato un sitarello niente male: una cosa molto particolare, un gioco, che attraverso l'uso delle nostre onde cerebrali puo' controllare una pallina e... giocare con la mente!
Il "MindBall" è una sorta di calcio balilla cerebrale, composto da un tavolo, una pallina e due porte. La pallina si muove verso un lato o l'altro del tavolo grazie all'attività cerebrale dei due avversari che viene misurata attraverso sensori.
Solo le onde cerebrali alpha e theta (che si sviluppano nel cervello quando la persona è rilassata) permettono però di calciare la pallina nella porta avversaria; quindi vincerà il giocatore meno ossessionato dall'idea della vittoria...
Le applicazioni di questa invenzione potrebbero essere molteplici, come scrivere senza l'uso delle mani, attraverso la concentrazione della propria mente, molto importante per chi è invalido e ha perso l'uso delle mani e della voce.
Potrebbe essere aplicato nelle fabbriche a scopo anti-infortunistico, rilevando la sensazione di dolore della persona mentre accade un incidente e il sistema potrebbe bloccare subito le macchine in lavoro...
Si potrebbe anche guidare un veicolo attraverso l'uso del pensiero... si potrebbe giocare partite ai videogiochi sulla Playstation attraverso l'uso di comandi controllati dalla mente... E chissà in quali altri modi potrebbe essere usata un invenzione del genere e chissà cosa ci riserva il futuro, posso solo augurare che vinca il migliore... e per vincere bisogna usare il cervello.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

In effetti questo "gioco" (una variante dello stesso) è stato già utilizzato per più d'un esperimento universitario con bambini con disturbi del comportamento, per implementare la loro capacità di risposta "positiva" e di controllo delle emozioni.




 75) Domanda posta da: Anonimo 

Leggo in un forum americano:
"...Hi new here tonight, long story I have as i am sure everone does. Recently diagnosed ADD/HD 4 weeks ago. I am 36 yr old male. Started medication and today is my 4th day. I am freaking out a bit as i am feeling like i have always believed i should really be. That is what i have dreamed about all my life. i have found in the last 4 days that there is hope. i also am scared. scared that i may actually be able to be happy. i didn’t know that it could be possible. my life , i have to start over and its overwhelming. today i went for a walk with my wife and our dog. i havent walked with her in the park for a very long time. i realise i take a new step each day. The lifelong anxiety and frustration and anger dissapeared over night and there is emotions and feelings I have not felt. I feel reborn and very vulnerable right now..."

Ve lo chiedo con tutto il cuore, perchè volete negarmi la possibilità un giorno di scrivere quello che ha scritto questo tipo? Perchè in Italia per avere una cura contro l’ADHD bisogna penare così tanto? Perchè?


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Le rispondo in qualità di portavoce nazionale di "Giù le Mani dai Bambini" su segnalazione della nostra redazione. La nostra Campagna non è di taglio "probizionista": non è certamente nostro interesse sollecitare la "messa al bando" di alcun farmaco psicoattivo, ne ci occupiamo delle scelte libere e consapevoli degli individui adulti desiderosi di assumere farmaci, droghe o qualunque altra sostanza nel tentativo - legittimo, qualora consapevole - di risolvere propri disagi. Il ns. Comitato si occupa esclusivamente di tutelare i minori, soggetti deboli, dall'invadenza delle prescrizioni eccessivamente disinvolte di psicofarmaci. Chiunque può assumere ciò che meglio crede, in proprio o per decisione di chi esercita la patria potestà, purchè debitamente informato degli effetti avversi sul medio-lungo periodo. Questo diritto all'informazione è - in Italia e non solo - gravemente disatteso, con pericolose ripercussioni sul diritto alla salute dei bambini. Il metilfenidato, non a caso classificato dal Ministero per la Salute in tabella stupefacenti, è una droga dai preoccupanti effetti avversi, segnalati con chiarezza dallo stesso produttore (vedi l'area Farmaci della sezione Pro & Contro del nostro portale), ed è di fatto un farmaco "sintomatico": seda i sintomi, ma all'interruzione della terapia, come riportato anche sulla scheda tecnica del prodotto, l'iperattività può ritornare. Inoltre, il rapporto rischio/beneficio, come ci risulta da una pluralità di ricerche scientifiche universitarie e anche da recenti deliberazioni dell'organo sanitario di controlla USA (FDA), è tendenzialmente negativo. A questo punto la domanda è se il rischio valga il risultato. Come giustamente segnalato da gran parte della comunità scientifica nazionale, il percorso per risolvere un disagio del comportamento è ben più articolato, complesso, e ben meno semplicistico rispetto a dichiarazioni promozionali e di marketing come quella da Lei citata, probabilmente eteroindotta da qualche ufficio di pubbliche relazioni di uno o dell'altro produttore (veda nella ns. Press Room, sezione Rassegna Stampa, la recente inchiesta sui metodi per "inventare malattie" ad opera degli uffici marketing delle multinazionali del farmaco, pubblicata su di un autorevole rivista francese). Precisato tutto ciò, chiunque resta ovviamente libero, lo ripeto ancora, di progettare con il proprio specialista di fiducia il percorso terapeutico che più ritiene adeguato.




 74) Domanda posta da: Anonimo 

Sono una mamma di una bimba di 9 anni, diagnosticata ADHD all'ingresso alla scuola elementare. Matilde già alla scuola materna era iperattiva, pasticciona con la testa fra le nuvole, ma creativa solare, affettuosa, curiosa e molto intelligente. Purtroppo l'infelice vissuto scolastico, il suo approcciarsi come un "elefantino in una cristalleria" agli altri bambini, le ripercussioni sociali del suo comportamento vistosamente particolare, nonostante tutto il nostro impegno nell'informare e nel creare occasioni relazionali con genitori ed insegnanti (spesso ottusi ed ignoranti), l'ha vistosamente segnata nel comportamento, nelle ralazioni e nell'autostima. Del resto anche io, mio marito e nostro figlio maggiore siamo stati travolti da questa tempesta: io soffro d'ansia e attacchi di panico, con mio marito si litiga spesso, c'è molta tensione in casa ed anche Giacomo, che è nella difficile età dell'adolescenza, oscilla tra l'essere eccessivamente protettivo e preoccupato per la sorellina e il sentirsi (a ragione) trascurato da noi tutti concentrati sui problemi di Matilde (recentemente Giacomo ha espresso la volontà di parlare di ciò che prova con uno psicologo). In tutto questo tra alti e bassi (più bassi che alti), abbiamo cambiato 2 scuole elementari, abbiamo "schivato", grazie probabilmente ad un mio istinto primordiale, il RITALIN. Fra i vari percorsi la neuropsichiatria ci aveva proposto anche l'approccio farmacologico: siamo arrivati ad un passo dal somministrare il farmaco dopo esserci spontaneamente recati in un centro specializzato in valutazioni neuropsichiatriche mirata alla eventuale prescrizione dello stesso (...). Sto sperimentando con lei (e con me) sedute di kinesilogia, rimedi fitoterapici come i fiori di Bach o la tintura madre di Tiglio; ho anche sentito parlare dell'olio di fegato di merluzzo per la concentrazione e della vitamina E. So che non potete dare consulenze dirette, tuttavia, se poteste aiutarmi inviandomi copia di vostre pubblicazionii sul tema o dei suggerimenti che ci aprano nuove prospettive, ve ne sarei immensamente grata.


Risponde: la nostra redazione

Certamente, se vorrà trasmetterci un Suo indirizzo postale sarà nostra cura inviarle del materiale informativo. Le segnaliamo tra l'altro che il nostro Comitato sta collaborando alla pubblicazione di un libro sull'argomento, che uscirà a fine novembre per i tipi della Edizioni Scientifiche Magi (www.edizionimagi.com), ma ne daremo ampia notizia nel prossimo periodo sul portale e tramite la nostra newsletter, alla quale lei certamente è iscritta (qualora non lo fosse, può iscriversi gratuitamente cliccando sul bottone "Informatemi" sulla homepage del portale). Circa l'olio di fegato di merluzzo, le Sue proprietà sono indiscusse, trova traccia di alcuni articoli di stampa sull'argomento anche nella nostra Press Room. Le consigliamo infine di navigare i siti segnalati nella nostra sezione "Link" (raggiungibile sempre dalla nostra homepage, cliccando sull'omonimo bottone), potrà in alcuni di essi trovare suggerimenti utili per la trattazione di casi come quello della Sua bambina: anche la pedagogia - ad esempio - ha molto da dire sull'argomento.




 73) Domanda posta da: Giuseppe 

Insegnante in una scuola pubblica

Gentilissimi dottori, sono un insegnante di sostegno nella scuola primaria. Vorrei aiutare un bambino con problemi dell'attenzione e della concentrazione. Questo bambino non ha l'insegnante di sostegno e purtroppo ha un bruttissimo rapporto con le sue maestre e con i compagni. In settembre iniziera un percorso di psicoterapia presso un centro "ANMIC". Gentilmente vorrei sapere un po di più relativamente all'organizzazione di un buon piano di lavoro per bambini con questo tipo di problemi.
Grazie e cordiali saluti


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Egregio professore, le rispondo a nome del ns. Comitato scientifico permanente, in qualità di Portavoce nazionale della campagna di farmacovigilanza "Giù le Mani dai Bambini". Com'è chiaramente evidenziato sul nostro portale, le ns. direttive interne ci impediscono di erogare consulenze specifiche su singoli casi o scenari scolastici:

Attenzione!
GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!

Tutto ciò che il Comitato ritiene di validare e di aver da dire sull'argomento è pubblicato - scaricabile gratuitamente - sul ns. portale www.giulemanidaibambini.org. In particolare - circa la domanda da lei sollevata, che è riconducibile mi pare anche a problemi di carattere pedagogico - la invito a leggere i due articoli dei pedagogisti (Prof. Tarracchini e dott. sa Salvadori) pubblicati la scorsa settimana nella sezione "Press Room", area "Rassegna Stampa", nei quali articoli è pubblicizzata una sperimentazione effettuata con successo proprio su di una bambina border-line con disturbo dell'attenzione, nonchè a vedere il breve videoclip (sezione "Testimonial", area "VideoClip") sempre della dott. sa Salvadori sul piano d'intervento proposto. Qualora l'esperienza sia di Suo interesse, possiamo porla in contatto con gli autori, per un libero confronto tra professionisti. Altre utili indicazioni potrebbero essere da lei raccolte contattando una o più delle associazioni segnalate nella sezione "Link" del ns. portale. Per un inquadramento generale della ns. posizione circa questo genere di disturbi del comportamento, la prego infine di voler leggere il nostro documento di consenso, pubblicato nella sezione "Consensus" del ns. portale. In ogni caso, questi suggerimenti non sono da intendersi come ns. raccomandazione/sostegno a questo o ad altri generi di terapie/interventi. Certo della Sua comprensione, e nella speranza voglia continuare a garantirci il Suo sostegno, restiamo a Sua disposizione e la salutiamo molto cordialmente.




 72) Domanda posta da: Andrea 

Sono ormai più di due anni che, avendo rilevato che la forma più frequente di epilessia infantile (l'epilessia rolandica) è strettamente dipendente da un'intolleranza alle proteine del latte vaccino, avendo riscontrato - con dieta senza latte - non solo la remissione elettroclinica dell'epilessia, ma anche un netto miglioramento comportamentale, utilizziamo la dieta senza latte anche in caso di sindrome ADHD o semplice comportamento ipercinetico, ed abbiamo potuto riscontrare un netto miglioramento. In particolare in oltre il 50% di bambini con ADHD il miglioramento è netto e durevole. I dati sono in corso di pubblicazione, ma vorrei già sollevare un dibattito in merito.


Risponde: la nostra redazione

Egregio lettore, le Sue affermazioni potrebbero risultare di estremo interesse per il nostro comitato scientifico permanente, in caso di conferma sperimentale degli stessi validata in trial clinici standard. Siamo quindi a pregarla di volerci tenere informati a stretto giro della pubblicazioni di eventuali evidenze cliniche o risultati sperimentali al riguardo, al fine di permetterci di riprendere sul nostro portale la notizia, informare gli specialisti iscritti alla nostra newsletter e stimolare adeguatamente il dibattito, in ambito accademico e non solo.




 71) Domanda posta da: Anonimo 

Sono una mamma sensibile alla salute di mia figlia e tramite la Loaker Remedia sono giunta a voi.
Non so se quello che chiedo sia inerente, ma vorrei - se possibile - sapere qualcosa sui vaccini, che io perlopiù non intendo fare.
Nell'attesa di vostre informazioni, porgo distinti saluti...


Risponde: la nostra redazione

Cara lettrice, grazie innanzitutto del sostegno che ci garantisce. Tenga presente tuttavia che ci siamo occupati - seppur marginalmente - del problema vaccini, ma solo in relazione all'ADHD ed in generale agli eventuali effetti indirettamente psicoattivi di certe vaccinazioni, che a causa delle presenza di certi tipi di conservanti causavano (o causano, laddove ancora in commercio) eccessi di accumulo di metalli pesanti nel sangue (una delle cause dell'iperattività nei bimbi).
Potrà trovare diversi articoli pubblicati nella nostra Press Room, alcune risposte su questo tema in Agorà, nonchè dei riferimenti utili nell'apposita sezione Link.
L'argomento è oltremodo delicato, in quanto è certo vero che certi tipi di vaccini hanno notevolmente contribuito al miglioramento della qualità della vita debellando malattie endemiche, ma è altrettanto vero che alcune scelte vaccinali avventate si sono rivelate inopportune per la stessa salute del bambino.
Tuttavia, glielo ricordo, la nostra è un'iniziativa di farmacovigilanza con una "mission" ben precisa, che potrà approfondire leggendo la sezione "La Missione" raggiungibile dalla homepage del nostro portale: le energie sono completamente assorbite da questa attività, e siamo impossibilitati, non volendo far male, ad occuparci di altre tematiche pur importanti quali quella da Lei sollevata.




 70) Domanda posta da: Francesca 

Ho incontrato persone con dei banchini nelle piazze a dire cose stupide e insensate sulla sindrome del bambino iperattivo e sull'abuso dei farmaci!!!! Per favore, non permette di banalizzare un cosa così delicata e importante mettendola "in bocca" a dei perfetti incompetenti. Lasciamo che ognuno faccia il proprio lavoro, magari cercando di essere tutti un po' piu' umili. Non credo che un medico provi piacere a somministrare terapie e quando lo fa è sicuramente necessario. Quindi, per favore, SILENZIO!


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cara Signora, la redazione mi ha trasmesso la Sua cortese e-mail, le rispondo in qualità di portavoce nazionale di "Giù le Mani dai Bambini", la più visibile campagna italiana di farmacovigilanza per l'età pediatrica, al fine di correggere evidenti inesattezze contenute nelle Sue affermazioni. La ns. Campagna non organizza abitualmente "banchetti", quindi non ho idea se i volontari che lei ha incrociato fossero o meno nell'organico del ns. ente. I desk - in genere per raccolta fondi - organizzati da ns. volontari, sono quel che sono: presidii sul territorio, e non certo punti di consulenza. Le uniche affermazioni del ns. Comitato sono quelle contenute e pubblicate sul ns. portale www.giulemanidaibambini.org, e solo di quelle rispondiamo, come chiaramente riportato nell'avviso in bella mostra sul portale stesso. Tali prese di posizione (quelle contenute sul portale) sono validate dal ns. comitato scientifico permanente, composto da eminenti accademici di chiara fama, che tutto sono tranne che "perfetti incompetenti", e condivise da oltre 200.000 specialisti in Italia. Infine, l'affermazione Sua " non credo che un medico provi piacere a somministrare terapie e quando lo fa è sicuramente necessario" denota una certa mancanza di corretto inquadramento del problema, nonchè - me lo consenta - una qual disinformazione: la terapia a base di farmaci psicoattivi, come soluzione di prima linea, e tutto fuorchè necessaria (le soluzioni in grado di garantire risultati duraturi sono altre, ma non è il caso di scendere nel merito tecnico in questa breve e-mail), e per fortuna oggi come oggi la comunità scientifica si sta in larga parte ri-orientando in questa direzione, da noi da tempo auspicata. Infine, casomai non ne fosse informata, l'abuso nella somministrazione, ovvero la somministrazione disinvolta di psicofarmaci ai minori, e una realtà sempre più allarmante, nel nostro paese e non solo. Desiderasse maggiori informazioni, può trasmetterci il Suo indirizzo, saremo lieti di omaggiarle una pubblicazione sul tema.




 69) Domanda posta da: Anonimo 

Gentile comitato scientifico, ho letto l'articolo sul vostro sito che riguarda uno studio condotto sull'integrazione con olio di fegato di merluzzo per bambini iperattivi e relativo miglioramento della sintomatologia.
Ho un bambino di 2 anni e mezzo inappetente ed iperattivo e vorrei utilizzare come integrazione LIOVITAL ad uso pediatrico.
Vorrei sapere se la quantità di olio di fegato di merluzzo che contiene è sufficiente e per quanto tempo dovrebbe assumere l'integratore per avere dei miglioramenti sostanziali.
Grazie, in attesa di una Vostra gentile risposta.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Egregio lettore, la segreteria del ns. comitato scientifico mi ha girato la Sua domanda. La ringrazio per averci interpellati, ma devo rimandarla a quanto segnalato sul nostro portale:

Attenzione!
GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta.
In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce.
Grazie per la comprensione!

Se desidera ricevere una ns. pubblicazione informativa, saremo lieti di inviargliela gratuitamente, qualora ci fornisca il Suo indirizzo di casa. Per la domanda che ci ha posto, dovrà quindi rivolgersi al suo medico curante/pediatra di famiglia.




 67) Domanda posta da: Don Ezio Fonio(Torino) 

Curatore del Museo di Storia Naturale Don Bosco

Egregi, sarei lieto di conoscere la Vostra opinione sulle medicine alternative. Vi chiedo questo perche' si sa che c'e' abuso delle medicine, farmacodipendenza, interessi delle case farmaceutiche, e in tutto questo gli psicofarmaci costituiscono un settore particolare nel quale possono esserci degli abusi, come capita a proposito dei bambini, per esempio, e di qui la campagna Giu' le Mani dai Bambini. Diverse malattie si curano anche con rimedi diversi come l'agopuntura etc. Mi piacerebbe sapere l'opinione Vostra rispetto a quanti propugnano una cultura del benessere senza l'uso delle medicine, ma p. es. con la magnetoterapia. Mah! E' chiaro che fino a quando mi si parla di aria inquinata, di acqua contaminata, di vita all'aria aperta si fa un discorso di prevenzione su cui sono d'accordo, ma sulla magnetoterapia e altri rimedi naturopatici rimango perplesso... Io penso che se non fanno male e' giusto autorizzarli e provarli, ma non devono essere usati escludendo per principio le medicine chimiche. Cordialita', Don Ezio Fonio


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Caro Don Ezio, sottoscrivo al 100% il Suo pregievole punto di vista. Non solo, lo trovo equilibrato: non esclude l'utilità, ma non sopravvaluta il beneficio. Il ragionamento è complesso, non certo sintetizzabile in così poche righe.
Tuttavia ecco come posso riassumere il nostro punto di vista, aggiungendo qualcosa a quanto lei ha già detto: ben venga per i rimedi naturali come "intervento di prima linea"... perchè non tentare una cura con questi metodi, perlomeno come prima soluzione? Ovviamente poi in caso di insuccesso sarà indispensabile (probabilmente) proseguire oltre, con metodi terapeutici. D'altra parte, non erigerei un muro invalicabile tra medicine tradizionali o cosiddette "alternative" e quelle allopatiche o cosiddette di sintesi chimica: molte delle seconde implementano in laboratorio principi e molecole già rintracciabili in natura, sintetizzandole chimicamente con una diversa quantità di principio attivo... ma anche con maggiori possibilità di effetti collaterali, quindi non corriamo il rischio di sbilanciarci troppo all'opposto, e verifichiamo sempre con attenzione il rapporto rischio/beneficio di ogni farmaco.
Inoltre, anche la medicina allopatica/di sintesi chimica riconosce l'efficacia terapeutica di diversi composti di origine naturale: lo stesso Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, rivista di settore oltremodo "tradizionalista", ci conferma l'efficacia dell' Iperico (un composto di origine vegetale, siamo quindi nell'ambito delle fitoterapia) negli interventi contro la depressione, composto che si rivela più efficace e meno rischioso di molecole psicoattive sintetiche come la Paroxetina, piuttosto che l'eccezionale efficacia - scientificamente comprovata al di la di ogni ragionevole dubbio - degli acidi Omega 3 o delle Ficocianine nella terapia dei disturbi psichici dei bambini e degli adolescenti, molecole naturali universalmente note come neuroprotettori, utili tra l'altro anche come efficaci antistress per gli adulti (e si entra nel campo dell'efficacia della prevenzione, sempre trascurata in questa società delle performance e della fretta... quanti disturbi mentali in meno se intervenissimo con un'efficace prevenzione!). Ovviamente non è per niente vero che queste molecole naturali sono completamente prive di rischio: un abuso genera anche in questo caso rischi d'intossicazione (seppur più facilmente controllabili e rimediabili che non quelli causati da certi psicofarmaci di sintesi chimica). La morale è che a mio personale avviso - e questa è un'opinione è condivisa dall'ente che rappresento - la differenza è data dalla serietà d'approccio: ci sono medicine naturali e medicine naturali, e diversi modi d'intendere la medicina tradizionale. Tutti i medici italiani che praticano queste varie discipline, ma che sono regolarmente iscritti all'albo, sono riuniti in un grande ente, il Comitato di Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia, che riunisce ben 12.000 operatori, strumento utilissimo per distinguere gli specialisti seri dai ciarlatani.
Il Comitato è coordinato da un valente psichiatra, il dott. Paolo Roberti, primario a Bologna ed esperto proprio di questi temi, che è anche membro autorevole del comitato scientifico permanente di "Giù le Mani dai Bambini". Il Comitato stesso è co-promotore della nostra Campagna, e rende chiaro quindi il nostro interesse a monitorare con attenzione quell'area e lavorare in sinergia con essa. Certo, in Italia quando si parla di "medicine tradizionali", o non convenzionali, o naturali che dir si voglia, il pensiero corre all'aromaterapia ed alle varie "Wanna Marchi" di turno, ma occorre dire che all'estero queste discipline, antiche come l'uomo, hanno una propria dignità anche scientifica, i loro protocolli sono rigidamente controllati a garanzia di serietà, e vengono correntemente utilizzate con successo per molti interventi terapeutici: per tornare al Suo esempio calzante sulla magnetoterapia ed universalizzando il concetto, non possiamo certo pretendere di curare un tumore in stadio avanzato con il bicarbonato, ma a mio avviso si tratta - come sempre! - di utilizzare la giusta dose di buon senso, con una qualche attenzione ai tempi, laddove tentare 1.000 rimedi naturali, che pure appunto hanno una loro grande dignità, può in casi limite causare forse un superamento del punto di "non ritorno", impedendoci poi interventi efficaci con strumenti terapeutici allopatici. Di li la necessità di "normare" in modo stringente il settore delle medicine alternative, obiettivo che il Comitato del dott. Roberti persegue da tempo in Italia, nell'interesse stesso degli operatori seri.
Cordialissimi saluti, e grazie per il sostegno che ci garantisce.




 66) Domanda posta da: Anonimo 

Salve, sono la mamma che ha partecipato alla trasmissione di La7 sul Ritalin.
Mia figlia ha avuto una storia molto pesante e triste, anche oltre quello che si è potuto dire nel poco spazio disponibile in televisione, e il Ritalin è stato l'ultima spiaggia che ci ha fatto vedere la luce in una situazione davvero disperata. Ogni giorno, vedendo la bambina (che, ripeto, ha una situazione complessa e ben più grave di quanto abbia potuto descrivere) finalmente serena, integrata e benvoluta da tutti, uscita da un periodo di totale emarginazione che le aveva fatto emergere anche tratti autistici (e chi lo vorrebbe vicino un bambino disabile che, per giunta, non fa altro che ferirti e darti fastidio?), ringrazio di aver potuto accedere a questo farmaco.
Mia figlia, come caso grave, è diagnosticata "legalmente" presso uno dei centri di riferimento regionale, e "legalmente" ci veniva dato un quantitativo di farmaco (30 pastiglie) esattamente necessario per arrivare al day hospital successivo, dopo un mese. Nessuna possibilità di spaccio e di sballo per i genitori, come è corretto che sia. Ho visto che vi ha preoccupati molto la pubblicizzazione dello psicofarmaco, ma non il fatto che adesso, per la legge Fini sulle droghe, questi bambini non hanno più accesso a cure che hanno dato una svolta a situazioni disperate, che nessuno sapeva più come curare e che degeneravano giorno dopo giorno.
Adesso il farmaco ci viene consegnato per soli 5 giorni, e ogni 5 giorni la bambina dovrebbe fare un day hospital, e rimanere quindi a casa da scuola... vedendo così stravolta la propria vita... Magari pure questo potrebbe essere argomento dell'interrogazione parlamentare in programma... che coloro che si erano affidati con fiducia alle leggi dello Stato devono prendere la via della Svizzera, come tutti gli altri.
Io non biasimo chi, per partito preso giudica sbagliato utilizzare gli psicofarmaci sui bambini, perchè pure io se non mi fossi trovata in questa situazione avrei fatto così. Ma il vostro lavoro sarebbe anche quello di ascoltare... vi va di farlo?


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Assolutamente signora, e la ringrazio di averci contattato. La nostra organizzazione infatti è contraria di per se alla riclassificazione del metilfenidato come droga, perchè se si ritiene di risolvere così semplicisticamente un problema, vuol dire che non c'è in realtà alcuna speranza di risolverlo.
Fatto sta che l'approccio della trasmissione è stato superficiale e poco serio, un vero e proprio "spot" pro-consumo. Su argomenti così delicati l'atteggiamento dovrebbe essere ben più equilibrato. Sono scientificamente provati gli effetti collaterali sul medio lungo termine ed il profilo rischio/beneficio del metilfenidato è assolutamente negativo, perlomeno secondo i 220.000 specialisti che mettiamo in rete in Italia. Tutto ciò non significa che non debba essere utilizzato (fino a prova contraria chi ha la patria podestà deve poter esercitare la propria legittima libertà di scelta terapeutica!) ne che debba essere vietato (la storia ci insegna che il proibizionismo non ha mai aiutato), bensì significa che - oltre agli effetti terapeutici - vanno evidenziati SEMPRE i profili di rischio.
Inoltre, sotto il profilo squisitamente culturale, non condividiamo la "normalizzazione" del comportamento come risorsa terapeutica, perchè - anche se non sarà il caso di Sua figlia - spessa volte dopo questi interventi non segue null'altro, con il risultato che il comportamento è si normalizzato, ma il vero e remoto motivo del disagio non viene individuato, ed anzi viene "mascherato" dal farmaco. Come potrà quindi apprezzare, non solo ascoltiamo, ma abbiamo - ritengo - anche un punto di vista piuttosto equilibrato e non estremista al problema, un punto di vista comunque ragionato.
Ciò che non possiamo tollerare è la disinformazione (o informazione parziale) e la superficialità tipica di certe scelte redazionali della televisione italiana.
L'interrogazione in Parlamento è già stata presentata, se si iscrive alla nostra newsletter (può farlo dalla homepage del portale www.giulemanidaibambini.org, cliccando sul bottone "Informatemi") ne riceverà copia tra pochi giorni.
Con i più cordiali saluti e con i miei personali auguri per la salute di sua figlia.




 65) Domanda posta da: Mariagrazia 

Mi permetto di scriverVi perchè, dopo una separazione, i miei bambini di 8 e 10 anni, dietro consiglio degli insegnanti dell'istituto privato a cui ci siamo affidati, sono stati sottoposti a sedute psicologiche, logopediste, etc. A tutt'ora, io che sono la mamma non ho ancora capito quale sia il disagio effettivo dei miei figli, se non la mancanza di più affetto e amore.
Premetto che io ed il padre comunichiamo molto per i nostri figli... Ma ora siamo al punto che gli insegnanti, d'accordo con il terapista, vogliono addirittura affiancare insegnanti di sostegno ai bambini che si sentono "matti". Mi sembra un accanimento terapeutico ed una inadeguatezza di fondo degli insegnanti (in classe c'è già un altro bimbo con insegnante di sostegno e mi sembra tutto un pò eccessivo) senza contare che il padre è stato giudicato "inadeguato", cosa che io non mi trovo affatto a condividere.
Ma la domanda è: siamo obbligati a fare tutto quello che le insegnanti ed il terapista (strapagato) ci "consigliano" di fare?
Vi ringrazio e saluto affettuosamente


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cara lettrice, il nostro comitato scientifico non è ovviamente in grado di pronunciarsi su di uno specifico caso senza aver approfondito tutti gli aspetti ad esso afferenti ed aver visionato la relativa documentazione.
Certamente - da quanto Lei descrive - l'assegnazione del insegnante di sostegno apparirebbe superflua, ma teniamo anche in considerazione che spesse volte la famiglia è lontana dal quotidiano dell'ambiente scolastico e dalle dinamiche proprie dello stesso: non per cattiva volontà dei genitori, ma per motivi di tutta evidenza che è superfluo richiamare, solo gli insegnanti possono vantare uno spaccato completo di ciò che accade in classe. Non esiti quindi ad interrogare sia gli insegnanti (necessariamente più d'uno, separatamente) e gli stessi bambini, prima separatamente e poi assieme, ed incroci le risultanze che le deriveranno da tutte queste verifiche. Solo in tal modo potrà avvicinarsi ad una percezione sufficientemente corretta dello scenario, per quanto approssimativa, giacchè risulterà filtrata da sensazioni e categorie del tutto soggettive.
Sotto il profilo squisitamente giuridico, finchè la patria podestà è affidata e voi (e ci mancherebbe che venisse messa in discussione) non siete assolutamente tenuti a conformarvi alle indicazioni di nessuno, terapisti inclusi. Qualora tuttavia si profilasse un ricorso della scuola alla sezione minori del Tribunale, potreste appunto essere chiamati in causa per omissione di vigilanza o carenza d'intervento da parte vostra nell'interesse del diritto alla salute dei bambini.
Graverebbe tuttavia sulla controparte, in linea di principio, l'onere della prova circa i presunti disagi, sindromi, malattie etc. dei bimbi. Questo genere di equivoco ("non li curano, quindi non hanno a cuore la loro salute") era all'ordine del giorno in USA; finchè l'anno scorso è intervenuta una legge Federale a sanare la situazione, ribadendo la libertà di scelta terapeutica ed il fatto che i genitori non possono più essere considerati colpevoli di negligenza qualora non optino per la soluzione farmacologica od altre terapie invasive.
Tenga anche presente, però, che a fronte di eventuali testimonianze degli insegnanti, non sarebbe più possibile ignorare il disagio (vero o presunto) dei due bimbi, e potreste essere chiamati a dover intervenire, a "fare qualcosa al riguardo", di qualunque cosa si dovesse trattare, al fine di dimostrare la vostra volontà di interessarvi al loro benessere: non già soluzioni farmacologiche, magari, ma perlomeno pedagogia adeguata.
Qualora la situazione dovesse peggiorare non esiti a contattarci, anche per una più approfondita consulenza legale, ovviamente gratuita.




 64) Domanda posta da: Pietro Galluccio 

Salve, sono Presidente di un associazione che alcuni mesi fa ha aderito alla Campagna.
Vorrei sapere se esistono delle normative regionali in Italia sull'uso di psicofarmaci per bambini o se da parte vostra sono state intraprese iniziative in tal senso
Grazie per le informazioni


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Innanzitutto grazie per il sostegno! No, non esiste alcuna legislazione specifica, e proprio quello è il problema: la legislazione ordinaria ha "maglie troppo grandi" e sorgono sempre problemi... In USA, dove il problema aveva raggiunto dimensioni preoccupanti, hanno deliberato eccome, esiste - anche pubblicata sul nostro portale - una ricca raccolta giurisprudenziale.
Tuttavia mi sento di confermarle che uno degli scopi per i quali è nato il Comitato "Giù le Mani dai Bambini" è proprio quello di sollecitare atti legislativi in materia, ci stiamo lavorando da tempo.
Se la legislatura che vede l'inizio in questi giorni ce lo permetterà, ci impegneremo in quella direzione, ed ogni aiuto sarà ben accetto.




 63) Domanda posta da: Annalisa 

Sono un'umanista, antropologa sociale specializzata nei processi educativi (pedagogia della diversità di ispirazione umanista), madre di una meravigliosa bimba di quasi 3 anni! Ho saputo del progetto Prisma, promosso nel novembre 2002 dall'Istituto di Neuropsichiatria infantile Medea di Lecco e autorizzato dall'Istituto superiore della Sanità . Ho saputo e mi sono informata sul Ritalin. Essendo intenzionata a creare un'organizzazione di genitori, docenti, sia con l'intenzione di informare, che denunciare, sto cercando di capire se l'implementazione dei Test per diagnosticare ai bambini nelle scuole la sindrome ADHD e prescrivere successivamente il Ritalin come "cura" dell'iperattività e deficit attenzionale, sia una prassi che diventerà fattiva in futuro, da chi dipende l'applicazione di questo progetto nelle scuole, se già esistono leggi o decreti o provvedimenti inerenti al tema, per dare il via massivamente a questo aberrante progetto. Vorrei capire se il Progetto Prisma è stato la prova pilota che ha preceduto la realizzazione del progetto che diiventerà a tappeto com edicono certi materiali informativi sul tema? A che punto siamo, il prossimo anno scolastico sarà prassi? Chi decide se e quando andrà in porto?


Risponde: la nostra redazione

L'utilizzo dei test verrà certamente implementato come "standard" come già successo negli Stati Uniti; i test sono tratti dal DSM-IV (testo di riferimento redatto dall'APA, Associazione Psichiatrica Americana, che lo ricordiamo è un'organizzazione di stampo privatistico) invece che dal ben più equilibrato OCD-10 dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, che è un organismo pubblico), è così in tutto i mondo e questa è la tendenza dominante.
A seguito del Progetto Prisma si sono poi attivati tutta una serie di micro-progetti territoriali in collaborazione tra ASL e singole scuole, promossi in virtù dell'autonomia scolastica, estremamente parcellizzati e quindi impossibili da mappare. La "scusa" è quasi sempre la "prevenzione": intercettiamo il disagio dei bimbi così da intervenire prima (con il farmaco, ça va sans dire!). E' in programma quindi l'apertura di centri regionali per la somministrazione di psicofarmaci ai minori: inizialmente dovevano essere uno per regione, così da centralizzare efficacemente i controlli anti-abuso, ma solo in Veneto ne sono stati autorizzati dodici (!).
La decisione comunque è sempre delle singole scuole per l'attivazione dei progetti di screening, e della famiglia circa l'opportunità o meno di indirizzare il minore ai centri specializzati. Precisiamo infine che tali centri non dispongono attualmente di alcun tipo di risorsa al fine di proporre alle famiglie risposte di carattere differente da quella squisitamente farmacologica.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul ns. portale www.giulemanidaibambini.org, sezione Ricerca Scientifica, area Progetto Prisma ed area Centri ADHD.




 62) Domanda posta da: Nadia 

...leggo sempre con piacere le news che ricevo, ma sono molto dispiaciuta, dal fatto, che '' Giù le Mani dai Bambini'' non valuti e non tenga presente la piaga vaccini, che oltre a provocare disagi fisici che vanno dalle convulsioni febbrili alla morte, comprende anche sintomi denominati ADHD. Perchè nessuno si preoccupa di questo? Tenete anche presente che i vaccini si prestano, al pari degli psicofarmaci, a processi corruttivi da parte delle multinazionali chimiche...


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cara Nadia, grazie del sostegno che ci garantisce. Tenga presente tuttavia che ci siamo occupati - seppur marginalmente - del problema vaccini in relazione all'ADHD. Potrà trovare diversi articoli in Press Room, alcune risposte su questo tema in Agorà, nonchè dei link utili nell'apposita sezione. L'argomento è oltremodo delicato, in quanto è certo vero che certi tipi di vaccini hanno notevolmente contribuito al miglioramento della qualità della vita debellando malattie indemiche, ma restiamo infine disponibili a pubblicare e pubblicizzare ogni serio studio scientifico completo di bibliografia sul questo tema, in quanto secondo la nostra sezione Ricerca Scientifica è innegabile che uno dei sintomi che "mimano" l'ADHD sia l'eccesso di metalli pesanti nel sangue, riconducibile - tra le altre cause - anche a scelte vaccinali avventate od inopportune per la stessa salute del bambino




 61) Domanda posta da: Marzia 

Il mio bimbo di 9 mesi dorme con difficoltà. Il pediatra mi propone un farmaco che definisce "blando" che si chiama NOPROM ma non mi fido molto.
Cosa mi consigliate?


Risponde: la nostra redazione

Cara lettrice, le richiamo per correttezza l'avviso pubblicato sul nostro portale:
Attenzione!
GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta. In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce. Grazie per la comprensione!

Precisato ciò, le confermiamo che l'utilizzo di farmaci psicoattivi "blandi" qual'è quello da lei segnalato è sempre più in "voga". Un breve ma significativo articolo sul tema dei disturbi del sonno è stato pubblicato qualche settimana fa sulla nostra Rassegna stampa (raggiungibile cliccando sull'omonimo bottone in homepage) con il titolo "Bambini che non dormono, Nopron ed Adhd". Il tema è stato comunque trattato più volte in rassegna stampa, anche in modo più approfondito. Per un corretto inquadramento del problema, può trasmetterci il Suo indirizzo postale e richiederci l'invio della pubblicazione gratuita "Psicofarmaci e bambini: nuova emergenza sanitaria", o scaricare il medesimo opuscolo in formato .pdf dalla sezione Pubblicazioni del nostro portale. Ricordi comunque di consultare sempre più specialisti, e non dimentichi che l'utilizzo di qualunque farmaco psicoattivo deve essere inteso come ULTIMA risorsa terapeutica, da somministrarsi solo quando tutti gli altri interventi hanno fallito, e comunque raramente a scopo terapeutico (in massima parte non curano nulla) ma solo per un contenimento temporaneo del disagio, al fine di rasserenare l'ambiente del bambino e lasciar quanto prima spazio ad altri tipi d'intervento.




 59) Domanda posta da: Gaetano 

SALVE, SONO IL GENITORE DI UN BIMBO DI 6,5 ANNI CHE DA QUALCHE GIORNO MANIFESTA TIC RICONDUCIBILI ALLA SINDROME DI IPERATTIVITA' .
ABBIAMO CONSULTATO SU CONSIGLIO DEL NS. PEDIATRA UN MEDICO SPECIALISTICO (il lettore cita il nome del medico) PRIMARIO E DOCENTE UNIVERSITARIO. DOPO AVERCI DATO APPUNTAMENTO PER UN ELETTROENCEFALOGRAMMA, AL FINE QUANTO MENO DI POTER ESCLUDERE MALI PEGGIORI IN VISTA, IL PROFESSORE HA DETTO CHE SE COME LUI CREDE SI DOVESSE TRATTARE DI IPERATTIVITA', DOVREMO INIZIARE UNA CURA DI FARMACI CALMANTI, E TALVOLTA ALLA BISOGNA ANCHE ECCITANTI.
DEVO DIRE CHE - PUR NON ESSENDO UN ESPERTO - LA NOTIZIA MI HA NOTEVOLMENTE INQUIETATO TANTO DA PENSARE CHE NON SIA POSSIBILE NON TROVARE FORME DI COLLABORAZIONE FAMILIARE ED EDUCATIVE APPROPRIATE, ANCHE PERCHE' IL BIMBO, CON LE CONFERME DEGLI INSEGNANTI, RISULTA ESSERE SPESSO DISTRATTO MA DI CONTRO MANIFESTA UN PROFITTO INDISCUTIBILE, TALVOLTA AL DI SOPRA DELLA MEDIA, OLTRE A VIVERE IN UN CONTESTO SOCIALE DI TUTTO RISPETTO ED APPARENTEMENTE PRIVO DI TENSIONI FAMILIARI.
CONCLUDENDO, ANDREMO SICURAMENTE ALLA VISITA PER L'ELETTROENCEFALOGRAMMA, MA SAREMMO BEN LIETI DI NON INIZIARE MAI QUESTE CURE. FACCIAMO MALE A RIBATTERE AL PROFESSORE TALI OBIEZIONI ?
ED INOLTRE E' POSSIBILE CHE ALCUNI BIMBI ABBIANO UN CARATTERE TALE DA CONFINARE CON TALE SINDROME NON ESSENDONE PER NIENTE AFFETTI? CERTO, I TIC NERVOSI SONO ULTIMAMENTE INSISTENTI, MA QUELLO CHE MI INDUCE A DUBITARE E' IL FATTO CHE IL BIMBO MANIFESTA UNA NOTEVOLE CAPACITA' DI APPRENDIMENTO AL CONTRARIO DI QUELLO CHE SI SENTE DIRE.
GRAZIE PER OGNI RISPOSTA CHE MI DARETE.


Risponde: la nostra redazione

La valutazione del bimbo dovrebbe essere affidata ad un equipe multidisciplinare (neuropsichiatra, ma anche psicologo, pedagogista clinico, etc) ed il bimbo stesso dovrebbe essere sottoposto ad una batteria di test medici personalizzati, incluso possibilmente un mineralogramma del capello.
Ci sono almeno 70 sintomatologie cliniche diverse che "mimano" la Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione, e volendo dedicare al bambino l'attenzione che merita andrebbero tutte escluse (eccesso di metalli pesanti nel sangue, intolleranze alimentari, eccesso di zuccheri o di particolari pesticidi quali gli organofosfati, etc) oppure - qualora risultasse positivo ad una di esse - essere fatta oggetto di apposito intervento terapeutico.
E' inoltre del tutto legittima la Sua domanda circa l'obbligo o meno di sottoporre il bambino a terapie a base di potenti psicofarmaci: esiste una pluralità di approcci terapeutici, tutti con uguale dignità, e l'approccio di tipo farmacologico - estremamente invasivo - deve a nostro avviso restare un ultima risorsa terapeutica.
Il genere di farmaci psicoattivi utilizzati per queste terapie d'abitudine non cura alcunchè, ma si limita a sopire i sintomi nel breve termine, a prezzo di effetti collaterali gravi nel medio-lungo periodo.
Trasmetteteci il Vostro indirizzo postale, sarà ns. cura omaggiarvi di una pubblicazione gratuita in grado di fare chiarezza sul problema che pare affliggere Vostro figlio.




 58) Domanda posta da: Nadia 

naturopata

Gentilissimi, oggi sono solo una naturopata, ma in passato sono stata "curata" per depressione, ansia ed insonnia per 14 anni con psicofarmaci e tra gli "esperti" che mi hanno presa in cura ho annoverato anche l'esimio prof Cassano di Pisa...
In tutti quegli anni non ho mai avuto un miglioramento, solo tanto intontimento, tantissimi effetti collaterali e problemi, tra cui il fatto che ho dovuto lasciare il lavoro!
Con conoscenze fitoterapeutiche e altre tecniche ne sono uscita, e MAI riprenderò l'uso di questi farmaci che annebbiano la mente e ti fanno sentire "morta". A mio modesto parere anche il tamtam per le vaccinazioni antinfluenzali non è il meglio per i bambini: perchè non procedere rinforzando il sistema immunitario con alimentazione e integrazione? Forse, perchè le multinazionali non guadagnerebbero così tanto...


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Non entriamo nel merito della nota polemica anti-vaccinale: certamente la prassi vaccinale ha salvato la vita a molti e migliorato la qualità della vita a milioni di bambini, ed altrettanto certamente - come sempre in medicina - la medesima prassi vaccinale ha vissuto episodi decisamente poco felici, per usare un eufemismo.
Ma "Giù le Mani dai Bambini" si vuole occupare solo del particolare tipo di abuso costituito dall'indiscriminata somministrazione di psicofarmaci ai minori. Lei ha ragione quando parla dello scarsissimo rapporto rischi/benefici dei prodotti psicoattivi, come ha ragione quando critica l'approccio terapeutico di uno "stregone" che pretende nel 21° secolo di curare la depressione scaricando nel cervello del paziente centinaia di Volt, ed ancora ha ragione quando richiama la necessità di una corretta alimentazione: anche per l'ADHD, infatti, diversi tra i sintomi che la "mimano" sono riconducibili non già ad una patologia di carattere clinico-biologico, ma proprio a problematiche afferenti l'area dell'alimentazione: intolleranze alimentari, disturbi dell'alimentazione, eccesso di pesticidi e/o di zuccheri nel cibo, carenza di apporto nutritivo relativamente a particolari sostanze indispensabili all'organismo dell'adolescente, difficoltà di assimilazione, ed altre ancora.




 57) Domanda posta da: Maria(Avellino) 

Sono madre ed insegnante. Nella scuola di mio figlio (scuola primaria) ci hanno proposto di aderire come genitori ad uno screening dell'ASL AV2 sui disturbi dell'attenzione e dell'iperattività.
Tale indagine, condotta da un neuropsichiatra infantile, consta di 2 questionari: 1 per i docenti (previa autorizzazione delle famiglie) ed 1 per i genitori.
Non si evincono le finalità dell'indagine, anche perchè - a voce - ci è stato parlato di "decennali studi americani in materia". Non so perchè ma ho pensato al Ritalin...
Ma chi le finanzia e le promuove tali indagini? Nel mio piccolo ho segnalato ad altri genitori la Vs. campagna, ma vorrei poter contrastare meglio tali iniziative.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Pensa proprio bene, si tratta infatti di "code" del noto e chiaccherato progetto Prisma, del Ministero per la Salute, del quale trova traccia e notizie sul ns. portale, cliccando dalla homepage la sezione Ricerca Scientifica, ed entrando nelle aree Progetto Prisma ed anche Centri ADHD. Fu un progetto molto discusso, vuoi per i metodi d'indagine clinica decisamente superficiali (semplici questionari, probabilmente simili a quelli somministrati nella scuola di Suo figlio), vuoi per le conclusioni (il 10% dei bambini italiani sarebbe malato di mente...!) vuoi per i rapporti committente/capi progetto: i fondi infatti erano pubblici, ma i due istituti di ricerca scientifica che dirigevano il progetto (Stella Maris di Pisa e Nostra Famiglia di Bosisio Parini) non solo privati, ma anche recettori di significativi finanziamenti per ricerca da parte dei produttori dei farmaci proposti sul mercato come "cura" per i disturbi del comportamento oggetto d'indagine nel progetto stesso. Si fece un così gran parlare del Progetto Prisma - non in termini lusinghieri - che i risultati vennero presentati senza troppo clamore e rapidamente riposti nel cassetto in attesa di tempi migliori.
Tuttavia, il proverbio popolare sul pelo, il lupo ed il vizio risulta ora più che mai attuale: se non si arriva al risultato con maxi iniziative, perchè non tentare di parcellizzare gli interventi sul territorio?
Le regole del marketing sono chiare: si solleverà meno clamore e probabilmente si otterrà il medesimo risultato. Così nascono nell'ultimo anno - forti dell'autonomia scolastica guadagnata riforma dopo riforma - i "progetti pilota" per la prevenzione dei disagi e dei disturbi del comportamento: ogni ASL promuove il Suo, ed ogni scuola può o meno decidere di aderire: ma non vorremo mica lasciare questi bambini in balia dei propri problemi?
Criminale chi non si prende cura e non interviene, perchè è necessario tracciare da subito le patologie per intervenire per tempo. Che poi la materia di discussione sia tutt'altro che pacifica e le patologie tutto meno che acclarate, pazienza, portiamoci avanti con il lavoro (questo è il punto di vista di chi propone questi interventi).
Comunque sappia la mamma/insegnante che non è obbligatorio aderire, ed anzi è bene promuovere una sana opera di contro-informazione, magari organizzando nella stessa scuola un seminario per docenti e genitori, al quale nostri relatori saranno lieti d'intervenire gratuitamente.
I più schietti tra i membri del ns. comitato scientifico permanente sostengono sia necessario colmare le ignoranze di certi colleghi in camice bianco, qualora in buona fede, o cacciarli in malo modo con richiesta di radiazione dall'ordine, qualora in mala fede.
Ma soprattutto è necessario promuovere un' instancabile opera di divulgazione tra la cittadinanza, perchè solo la conoscenza ci può proteggere da questo particolare e subdolo tipo di abusi sull'infanzia.




 56) Domanda posta da: Barbara 

Buongiorno, risiedo a Torino e sarei disponibile a svolgere qualunque tipo di attività (per circa 4 ore settimanali al momento, probabilmente aumentabili tra qualche mese, quando sarò riuscita a concludere la tesi), tranne - nel caso ve ne fossero - attività di tipo infermieristico.
Comunque, le attività che preferirei svolgere, se fosse possibile, sarebbero attività di ascolto o ludiche coi bambini. Mi spiace non riuscire ad essere più chiara, ma il motivo è che non conosco bene il tipo di attività di volontariato che svolgete, infatti mi sono rivolta alla vostra associazione soprattutto perchè, dalle vostre e-mail, mi pare siate un'associazione seria. Proprio perchè vi ho conosciuti su internet, non so con precisione a quale associazione del Comitato io sia iscritta, poichè mi sono iscitta appunto tramite internet, firmando una petizione, ma non ho ricevuto informazioni riguardo a quale associazione, tra le tante del Comitato, io sia iscitta.
Cordiali saluti


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cara Barbara, Le rispondo al fine di chiarire la Sua posizione in relazione all'adesione alla campagna stessa. "Giù le Mani dai Bambini" è appunto una campagna di sensibilizzazione, informazione e formazione, e si occupa di fare chiarezza sul delicato tema degli abusi nella somministrazione di psicofarmaci a bambini ed adolescenti, sempre più all'ordine del giorno. Il nostro compito è riassumibile come segue (in ordine casuale e non d'importanza, in quanto ogni azione è complementare all'altra):
1) fornire alle famiglie tutte le informazioni necessarie circa gli psicofarmaci abitualmente in uso e sui profili di rischio
2) formare gli insegnanti circa l'approccio migliore relativamente a come trattare "bambini difficili" con problemi comportamentali, con preferenza per soluzioni non farmacologiche
3) sensibilizzare le istituzioni e gli organismi di controllo sanitario al fine di spingerle ad adottare provvedimenti utili per la migliore salvaguardia del diritto alla salute dei bambini
4) vigilare contro eventuali abusi, sempre nel campo della somministrazione di sostanze psicoattive sui minori
5) assicurarci che la classe medica e gli specialisti - tramite i media o tramite azioni di sensibilizzazione diretta a nostra cura - siano correttamente informati sul problema.
Questo è quanto facciamo, molto in sintesi, tramite la pubblicazione in proprio e la distribuzione di materiale informativo gratuito in tutta Italia, l'organizzazione di convegni e seminari, la collaborazione con grandi eventi culturali al fine di veicolare il messaggio, la collaborazione con tutte le istituzioni preposte e con i media. La campagna è promossa dall'omonimo Comitato Giu le Mani dai Bambini, che è composto attualmente da circa novanta associazioni, tra le quali alcune grandi centrali associative nazionali, che s'impegnano con proprie risorse e uomini per garantire il buon fine delle nostre attività.
L'adesione alla campagna - come nel Suo caso - non comporta l'automatica adesione a nessuna delle associazioni promotrici della stessa, ma solo un "sostegno ideale" (e pratico, qualora lei decida di svolgere attività di volontariato) ai nostri principi ed alle nostre quotidiane attività. L'adesione è sempre gratuita, e non comporta obbligo di contribuzione. L'unico "obbligo", se così si può dire, è impegnarsi per diffondere il messaggio nella propria cerchia di amici, conoscenti, colleghi. Spero con queste righe di averle chiarito ogni dubbio, e la ringrazio di cuore per le belle parole di apprezzamento e per la disponibilità che ha manifestato nei nostri confronti.




 55) Domanda posta da: Anonimo 

Ci stiamo occupando di sostegno ad un nucleo familiare, composto da nonna (affidataria) e bambino, con innumerevoli problemi familiari, tra cui problemi psichiatrici della madre.
Ieri abbiamo saputo che la psicologa del consultorio (età evolutiva) consiglia caldamente che il minore inizi ad assumere Serenase (pare per ritenuta schizofrenia).
Noi conosciamo il bambino da circa quattro anni. E' sicuramente un bambino con problemi, con difficoltà di relazione, con momenti di iper agitazione. Ma la schizofrenia ?! Vorremmo poter intervenire ma non sappiamo se ne abbiamo la facoltà e ci manca la competenza.
Vorremmo soprattutto che un bambino di nove anni non debba iniziare ad assumere psicofarmaci. Sapete aiutarci? Grazie!


Risponde: la nostra redazione

L'opportunità di somministrare psicofarmaci deve essere evidentemente valutata dallo specialista che ha in cura il bambino.
Altrettanto certo è che il farmaco psicoattivo dev'essere l'ultima risorsa terapeutica, non escludendo quindi ogni altro tipo di approccio terapeutico meno invasivo e comunque con un miglior rapporto costi/benefici in termini di effetti avversi. Inoltre, per come ci viene riferita, la diagnosi appare perlomeno superficiale, e certamente la psicologa non è la professionista più titolata al fine di valutare la somministrazione di uno psicofarmaco.
Il Serenase (principio attivo Aloperidolo) è un neurolettico, per la precisione un antipsicotico atipico, prescritto per intervenire su tic motori gravi (p. es morbo di Parkinson), ampliamente collaudato e non è certo tra i prodotti in commercio con i più marcati effetti collaterali, tuttavia trattandosi d'infanzia la prudenza è d'obbligo: consultare sempre e comunque più specialisti, possibilmente di discipline diverse (diversi psichiatri, ma anche e perchè no un pedagogista clinico) al fine di garantire un approccio completo e ponderato alla diagnosi ed alla terapia.
Potete inoltre richiedere gratuitamente alla nostra segreteria la pubblicazione "Psicofarmaci e bambini: nuova emergenza sanitaria", che vi permetterà di inquadrare il problema in un contesto più ampio.




 54) Domanda posta da: Solina 

Sto preparando una tesi di laurea su \"psicofarmaci e bambini\" e volevo sapere se esistono testi in italiano che trattino il problema


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Assolutamente si, rintracciabili anche su internet con una ricerca su Google (chiavi di ricerca consigliate: PSICOFARMACI, BAMBINI ed anche RITALIN, BAMBINI).
E' anche disponibile gratuitamente una nostra pubblicazione, da richiedersi inviando via e-mail il proprio indirizzo postale, dal titolo "Psicofarmaci e bambini: nuova emergenza sanitaria". La stessa pubblicazione è scaricabile ugualmente dal nostro stesso portale, sul quale - tra l'altro - sono pubblicati molti altri interessanti documenti.




 53) Domanda posta da: Simonetta 

La scienza e' d'accordo a tutto campo che l'omeopatia e' solo cialtroneria. Ci sono tonnellate di documenti e metanalisi a sostenerlo.
L'omeopatia e' una pratica magico-esoterica che quando va bene pareggia il placebo. Recentemente sono stati condotti un paio di studi anche dal nostro Istituto Superiore di Sanità - che ha confermato l'inefficacia del trattamento omeopatico.
Se gli stessi Svizzeri decidono di togliere i rimedi omeopatici dal rimborso assicurativo, un motivo ci sarà.
Mi viene spontanea una domanda: se, come sostiene la Vostra Campagna, l'ADHD non esiste ed e' solo una malattia "costruita" dalle aziende farmaceutiche, com'è che poi l'omeopatia funzionerebbe sull'ADHD?


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

La questione è molto dibattuta in scienza, una ricerca su MedLine o MadScape farà emergere davvero di tutto: non è come Lei sostiene "assodato che sia l'omeopatia sia cialtroneria", così come non è come dicono i sostenitori che sia "il rimedio per tutti i mali".
Noi non affermiamo sbrigativamente che "l'ADHD è un invenzione delle case farmaceutiche: la posizione di GiuleMani (e non solo, per fortuna) è che l'ADHD è una costellazione aspecifica di sintomi, e cioè che non è vero che detti sintomi sono inventati o psicosomatici come sostiene qualcuno poco avveduto, ma bensì sono veri sintomi... ma di altra origine! Ovvero 1.000 i motivi (medici, clinici) per i quali un bimbo è iperattivo, e catalogarli tutti sotto l'etichetta ADHD è tanto sbrigativo quanto poco serio.
GiuleManidaiBambini non sostiene che l'ADHD si possa curare con l'omeopatia, GiuleMani da semplicemente voce a chi sostiene che con l'omeopatia si possa ridurre l'impatto di detti sintomi (crisi acute) e poi lasciar spazio alla ricerca dei veri problemi a monte che hanno generato disagio per il bambino. Od a chi dice che la soluzione è la fitoterapia. Od a chi dice che la soluzione è la psicologia. O la pedagogia clinica. Ed anche - ma poco - a chi dice che la soluzione sono gli psicofarmaci (area Pro del nostro portale): poco semplicemente perchè siamo convinti che in quest'ultimo caso il rapporto rischio/beneficio sia gravemente sfavorevole.
Spero di averle chiarito la cosa, e la ringrazio per l'utile stimolo di riflessione




 51) Domanda posta da: Massimo(Milano) 

Buongiorno, ho visto sulla vostra rassegna stampa la seguente lettera: \"La storia di “L.” una mamma Una bella lettera da una mamma con un bimbo etichettato come \"autistico\": dalle inutili e pericolose terapie a base di psicofarmaci in Italia, all\'approccio risolutivo - specialistico e privo di farmaci - negli Stati Uniti \" Ho un figlio autistico, e ho visto questa lettera in giro in diversi siti. Qualcuno sospetta che si tratti di uno specchietto per le allodole da parte di un medico (citato nella lettera) che vuole farsi pubblicità. Siete in grado di fornire i riferimenti per identificare il mittente della lettera e, se autentica, chiedere consigli?


Risponde: il Coordinatore Operativo

Caro lettore, la lettera in questione è stata selezionata dalla nostra redazione editoriale proprio attingendo da fonti sul web, tanto che non è stato possibile rintracciare la fonte originale e quindi essa non è stata citata nel box dell'articolo. Pertanto non siamo in grado di confermare o meno l'autenticità sulla base dei dubbi da lei esposti.
Il consiglio che Le possiamo dare, in ordine alle problematiche citate nell'articolo ed all'interessante prospettiva di intervento terapeutico ivi richiamata, è di contattare una delle associazioni co-promotrici della ns. Campagna (tra quelle che si occupano di bambini autistici), e domandare ad esse maggiori informazioni. Trova l'elenco completo nella sezione La Campagna, area Promotori, ed altre utili indicazioni nella sezione Link.
Grazie per l'attenzione che ci ha riservato interpellandoci




 50) Domanda posta da: luca 

Possono essere somministrati psicofarmaci a insaputa del paziente (ad esempio nascondere il farmaco in qualche modo nel cibo)? Sarebbe una cosa civile nei confronti di un paziente? Grazie


Risponde: la nostra redazione

No, qualora venissero somministrati psicofarmaci (ed anche farmaci non psico-attivi) all'insaputa del paziente, si profilerebbero una serie di reati di rilievo penale che suggerirebbero un immediato interpello dell'autorità giudiziaria. Per l'assunzione di ogni tipo di farmaco, è infatti essenziale - in Italia come in altri paesi - il "consenso informato" del paziente, quindi non solo l'espressa volontà di sottoporsi alla terapia, ma anche un informazione - generale ma completa - sul profilo rischio/beneficio di ogni singolo prodotto somministrato, nonchè sugli effetti avversi come risultanti dal foglio informativo e dalla scheda tecnica completa del farmaco.
E' evidente che in caso di interdizione del paziente è chi pro-tempore rappresenta gli interessi del paziente (magistrato o parente) che dovrà rilasciare il consenso alla somministrazione. In caso di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) la responsabilità è invece del dirigente dell'unità di psichiatria che ha richiesto l'intervento, limitatamente alla durata del TSo stesso




 49) Domanda posta da: Simonetta 

Vi segnalo un articolo interessante che non può mancare nella Vostra rassegna stampa. Repubblica ha recentemente titolato: "stop ai farmaci omeopatici se non sono efficaci". Nel dettaglio il giornalista in sintesi scriveva: "...il Consiglio Superiore di Sanità boccia l'omeopatia. Nella relazione approvata ieri, con la sola opposizione del presidente dell'Ordine dei Medici Giuseppe Del Barone, il Consiglio chiede norme più precise e rigorose sui requisiti che devono essere posseduti dai medicinali omeopatici, che non devono essere comunque rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale. Ma non basta. Secondo gli esperti del Ministero della Salute l'assenza di qualsiasi valutazione di efficacia da parte dell'autorità sanitaria deve essere oggetto di una campagna informativa al grande pubblico. Il Parlamento, nell'attesa di questo parere, aveva approvato un regime transitorio che prevede il mantenimento in commercio, fino al 31 dicembre del 2008 e senza l'obbligo di valutazione da parte delle autorità sanitarie, dei medicinali omeopatici già sul mercato. Ma le brutte notizie per i 9 milioni d'italiani che hanno scelto le terapie omeopatiche non finiscono qui. Il Consiglio "raccomanda" al Ministro della Salute di non prorogare il regime transitorio oltre il 2008. A partire dall'1 gennaio del 2009 i prodotti omeopatici che non che non hanno alcuna indicazione terapeutica dovranno essere sottoposti alla sperimentazione scientifica prima di essere autorizzati...". Quindi Vi domando: vogliamo lanciare una campagna di farmacovigilanza a protezione di quei 9 milioni di persone, e chissà quanti milioni di bambini, che assumono farmaci omeopatici senza risultati e quindi NON vengono curati dall'omeopatia, di fatto sottoposti ad abusi terapeutici?


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

L'Italia è l'unico paese in Europa che continua ad ostacolare la diffusione della medicina non convenzionale. Ci riteniamo sempre più furbi di tutti? O sono inavveduti tutti gli altri organismi sanitari di controllo, specie in paesi dove questi farmaci (omeopatici, ma anche fitoterapici, etc) sono normalmente rimborsabili dal SSN? In ogni caso il farmaco omeopatico NON E' un farmaco d'abuso, per antonomasia, dal momento che anche se assunto in eccesso od impropriamente non danneggia alcunchè! Peraltro le evidenze scientifiche circa l'efficacia di questo genere di terapie - per certune patologie - si sprecano, e sono così numerose da renderne impossibile la citazione in questa sede (si veda la copiosissima documentazione pubblicata dal Coordinamento Permanente per le Medicine Non Convenzionali, coordinato dall'ottimo psichiatra Paolo Roberti. Si tratta allora di fare una corretta educazione sanitaria: se curi un cancro con il bicarbonato sei deficente, ma - per citare sempre il summenzionato Roberti - se hai un eczema topico, è proprio necessario usare 8 tonnellate di cortisone o non è forse meglio un farmaco non convenzionale? Circa poi la necessità di sottoporre ad analisi scientifica ed a testing questo tipo di prodotti, penso nessuno abbia a che ridire, un maggior controllo non può che giovare, ma mi pare che proprio i 12.000 medici iscritti all'albo che in Italia si occupano di questo tipo di terapie (che più che non convenzionali amo definire "tradizionali", in quanto ben più antiche della medicina di sintesi chimica) siano i primi a sollecitare gli organismi di controllo a porre sotto osservazione il mercato al fine di garantire le professionalità serie e censurare i ciarlatani. La riflessione - per concludere - è invece un'altra: i medicinali di sintesi, specie quelli psicoattivi, hanno invece profili di rischio ben più allarmanti, in quanto spesse volte dannosi - con riguardo ai diversi tipi di metabolismo - anche a normale dosaggio terapeutico. E quindi oltremodo curioso che gli organismi di controllo autorizzino (e spesso propagandino attivamente, come nel caso di nostro interesse del metilfenidato) rimedi di sintesi chimica dal rapporto rischi/beneficio più che dubbio, e poi si attivino con inusitata "ferocia" per bandire dal mercato - o limitare fortemente nella circolazione - rimedi naturali che nella più denegata delle ipotesi male non fanno, in quanto quasi privi di effetti collaterali.




 48) Domanda posta da: Anonimo 

Siamo genitori di due ragazzi (13 e 9 anni), anche noi abbiamo fatto una corta esperienza (3 settimane ) con il RITALIN.
Quello che mi interessa sapere è: il RITALIN da noi e`un psicofarmaco vietato (o per lo meno lo era nel 2000 quando ci venne prescritto da un dottore, che pero`abbiamo dovuto comperare noi in Austria), come e`possibile che un medico lo possa vendere in Italia?
So di una coppia che ogni due settimane va a prendere il medicinale da un medico che lo ritira in Austria.


Risponde: il nostro Portavoce

Il Ritalin (o meglio, il metilfenidato, ovvero la molecola che compone quel farmaco ma non solo) all'epoca era classificato in "tabella 1", quella dove trovavano classificazione anche i principali stupefacenti (cocaina, etc), non era quindi prescrivibile, ne tanto meno acquistabile in Italia, in quanto ne era illegale la commercializzazione (tanto che anche Voi stessi avete dovuto acquistarlo all'estero).
Il comportamento del medico al quale Vi siete all'epoca rivolti, che in nome di un interpretazione capziosa e strumentale del "diritto alla terapia" ve lo ha prescritto, è quindi da considerarsi censurabile sia sotto il profilo giudico penale che ancor più sotto quello morale.
A seguito di una circolare ministeriale del 2003, ora si sta esercitando pressione per agevolare l'introduzione di questo psicofarmaco in Italia sul circuito legale, iniziativa che ha scatenato un violento dibattito nella comunità scientifica e non solo.
Per informazioni complete sul rapporto tra psicofarmaci e bambini, con focus particolare sull'ADHD, potete consultare liberamente i contenuti di questo stesso sito internet.




 46) Domanda posta da: Katia 

Mamma

Salve mi chiamo Katia e ho un bambino di 9 anni iperattivo.Adesso ha cominciato una terapia psicologica per capire il motivo del suo disagio e leggendo un articolo del vostro sito, piu' precisamente quello della mamma di L. che per aiutarlo è andata a Chicago, vi chiedevo se era possibile avere un elenco degli esami del sangue da fare e che li' sono citati per verificare se il problema è legato anche al corpo. Volevo sapere se si potevano fare anche in italia e se si' dove (io abito a Parma).
Vi ringrazio anticipatamente e vi saluto.


Risponde: il nostro Comitato Scientifico

Egregia Signora, La ringrazio per averci tenuto in considerazione, ma i ns. esperti non rilasciano consulenze di tipo medico: la nostra è un'iniziativa di farmacovigilanza (sorveglianza contro gli abusi) e di informazione e sensibilizzazione, non di assistenza. La invito però a consultare i Link evidenziati nell'omonima sezione del nostro portale, probabilmente potrà individuare organizzazioni od associazioni a cui chiedere un'utile consulenza per rispondere alla domanda che ha posto.
In ogni caso, certamente il Suo pediatra dovrebbe essere in grado di soddisfare la Sua legittima curiosità, stilando un programma personalizzato.
Si tratta di effettuare uno screening medico completo per individuare ed eventualmente escludere o risolvere tutte quelle patologie di tipo clinico che "mimano" l'iperattività, al fine di intervenire con cognizione di causa in risposta a sintomatologie specifiche. Tenga presente in ogni caso che questa batteria di esami è disponibile anche in Italia, e con l'assistenza del Servizio Sanitario Nazionale, ma che non si tratta di liste diagnostiche "pre-compilate": ogni caso è a se, ed il programma di verifiche deve essere predisposto "ad personam".




 45) Domanda posta da: Anonimo 

Premetto che il mio intervento non ha nessun intento polemico, sono sempre a favore di iniziative culturali che sollevino l'opinione pubblica su problemi spesso poco conosciuti; la sindrome ADHD però esiste, ed è davvero drammatica: non si tratta di "sana vivacità", ma di violentissime crisi in cui viene seriamente messa a repentaglio l'incolumità del bimbo stesso e di chi gli è accanto in quel momento. Vi assicuro che esiste un'enorme differenza tra bambini vivaci e bambini malati, chi è abituato a frquentarne è difficile che si sbagli, infatti dopo tanti anni e tanti bimbi, io ne ho incontrato un unico caso, terribile e dolorosissimo. I medici, almeno quelli che lo hanno seguito, sono stati a mio parere molto scrupolosi, ma nei periodi trascorsi senza terapia medica la situazione era ingestibile su tutti i fronti. Tutto questo discorso solo per dire che ben vengano le iniziative contro gli abusi di farmaci, ma attenzione a non demonizzare l'unica risorsa che per ora può alleviare la sciagura di una patolgia tanto grave.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Egregia/o, la ringrazio di cuore per la Sua osservazione, che non può che essere di utile stimolo per il ns. lavoro quotidiano. Ben conosciamo la differenza tra un bambino semplicemente "vivace" ed uno "iperattivo", ma è nostra ferma convinzione che 1.000 possono essere i motivi che causano l'iperattività (anche clinici) e che classificarli tutti quanti sotto l'unica etichetta di "ADHD" sia alquanto sbrigativo e scientificamente poco serio. Tuttavia, ci tengo a precisarLe che la nostra campagna non scende nel merito della "disputa" di carattere scientifico: ci limitiamo a fare una corretta e completa informazione sui pro e contro delle terapie a base di psicofarmaci, con particolare attenzione agli allarmi sugli effetti collaterali, essendo una campagna di "farmacovigilanza" che lotta contro gli abusi e le "somministrazioni facili", anche considerato che questo tipo di cerebrofarmaci non curano assolutamente nulla, ma li limitano a "sedare" i sintomi (passaggio forse necessario in certi casi limite). Con tutto ciò, non conduciamo una battaglia "contro" gli psicofarmaci di per se: l'unico nostro interesse è che le famiglie siano davvero informate, al fine di poter esercitare una scelta consapevole, con chiaramente rappresentato il reale rapporto rischi/benefici. Spero di aver apportato un utile chiarimento.




 44) Domanda posta da: Alessandro(Roma) 

Buon giorno, sono un genitore che dalla scuola materna sta combattendo con i problemi scolastici ed extrascolastici del proprio primo figlio che attualmente frequenta la 2 media.
Ad ogni ciclo di studi puntualmente abbiamo gli insegnati che si lamentano e tutto un constesto di situazioni negative correlate con i disturbi di mio figlio.
Abbiamo già fatto degli incontri con una struttura pubblica con sedute durate un anno e più dalle quali non abbiamo risolto nulla, se non un generico indirizzo su aspetti di socializzazione e una valutazione che io ritengo inesatta, vista la situazione attuale di non presenza di sindrome ADHD.
Ho letto vari articoli contro la cura farmacologica ma come contromisura non ho trovato molto se non un'associazione che comunque propone terapie congnitivo-comportamentali alla modica cifra di 45 euro a seduta... o corsi a 300 euro a genitore. A questo punto la domanda è: esiste qualche serio rimedio e qualche organizzazione valida, che oltre ad impostare una politica d'indirizzo fornisce un aiuto pratico e praticabile?


Risponde: la nostra redazione

In effetti - come già lamentato dal ns. collaboratore scientifico prof. Ajmone - il suo problema è largamente riconducibile alle carenze del servizio sanitario pubblico nell'affrontare questo tipo di situazioni "border-line", non patologiche ma comunque fonti di disagio, per il bambino/adolescente nonchè per i genitori, la classe, etc. Se non è "malato" perchè occuparsene, pare recitare come in un mantra il SSN...?
Con il risultato che il costo, anche e non solo finanziario, finisce per gravare sulla sola famiglia. GiuleManidaiBambini è però solo una campagna di farmacovigilanza (vigila sugli abusi) ed informazione, e per ns. politica non "indichiamo" un'associazione di supporto piuttosto che un'altra, anche per evitare - nella delicata posizione nella quale ci troviamo - di venir tacciati di far preferenze tra una soluzione/scuola di pensiero e l'altra.
Mai abbiamo voluto e potuto fare da "sportello", è un compito che spetta ad altre strutture ed organizzazioni. Posso indicarle però la sezione Link del ns. portale, dove troverà tutta una serie di suggerimenti utili e di segnalazioni di strutture/organizzazioni ragionevolmente serie che probabilmente potranno garantirle risposte "pratiche": investa qualche mezz'ora per il bene del ragazzo navigando i siti segnalati, sono certo che troverà una soluzione al problema, la pedagogia sta dando entusiasmanti risultati a questo tipo di disagi anche e soprattutto senza la necessità di un supporto farmacologico.
Dal canto nostro, Le invieremo gratuitamente a casa una pubblicazione che immagino possa gradire, al fine di fare ulteriore chiarezza sul problema dei disturbi del comportamento in età pediatrica.




 43) Domanda posta da: GERMANA 

Mio figlio ha 12 anni e disattento non ascolta non trova le sue cose, anche quelle a cui tiene di piu', non sa organizzarsi. A scuola non riesce ad apprendere ma non e' aggressivo, i compagni lo deridono e lo chiamano scemo, si sono alleati contro di lui, al punto che io mamma vorrei cambiarle scuola. Per me e' un bambino non capito e chi gli sta vicino vuole solo lavorare, senza prendersi grandi impegni. Siamo stati al centro psichiatrico infantile della nostra citta', dove il bambino risulta intelligente anche piu' della norma per la sua eta', e' solo ansioso, e per questo non riesce a concentrarsi.
Cosi' non abbiamo risolto niente, tutto come prima e non so come fare per aiutarlo, a chi rivolgermi che possa consigliarmi. I suoi insegnanti, visto il responso del centro, non sanno che fare. Datemi almeno voi un consiglio fattibile.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cara Germana, per intanto le consiglio di trasmetterci un'indirizzo dove inviarle gratuitamente una nostra pubblicazione che potrà aiutarla a riflettere circa la situazione del bambino, che - anche se parola finale spetta al Suo specialista di fiducia - secondo i nostri esperti è ben lontana dal doversi inquadrare come "patologia".
La soglia di "normalità" si è purtroppo notevolmente spostata negli ultimi decenni, comportamenti che erano considerati normali o comunque sopportabili un tempo, oggi sono classificati come anormali od addirittura patologici, spesso tali da giustificare - del tutto impropriamente - un intervento farmacologico, che sta diventando quasi una moda ed è invece a nostro avviso opportuno solo in casi limite, e non certo per un bambino "disattento, caotico, dispersivo, intelligente più della norma e non aggressivo" come Lei riferisce essere suo figlio.
Molti sono i motivi - anche clinici - che "mimano" l'ADHD: dalle intolleranze alimentari, all'eccesso di metalli pesanti nel sangue, alla carenza di certune sostanze nutritive, a disagi di carattere ambientale o psicologico. Sempre consigliato non solo un mineralogramma del capello ma un checkup medico completo per eventualmente individuare una o più di queste criticità e porre rimedio agevolmente con interventi medici ordinari e non necessariamente di taglio psichiatrico.
Ma più in generale, la situazione che lei descrive dovrebbe essere sottoposta all'analisi di un pedagogista esperto, che senz'altro potrà risolvere buona parte dei deficit comportamentali e dell'apprendimento del bimbo senza necessità alcuna di una terapia farmacologica dagli esiti incerti e dagli effetti collaterali potenzialmente distruttivi.
Siamo a conoscenza ad esempio di eccellentissimi risultati conseguiti con l'applicazione della tecnica cosiddetta della "Gestione Mentale", elaborata dal professor La Garanderie in Francia, ed applicata in Italia da molti pedagogisti e specialisti, primo tra tutti il professor Ermanno Tarracchini, di Reggio Emilia, la cui collaboratrice dott. sa Salvadori ha relazionato con grande efficacia al ns. convegno nazionale di maggio all' Ospedale Molinette di Torino (nel mese di novembre pubblicheremo sul portale un breve video di questa relazione), e proprio questi interventi del Taracchini dimostrano come una scuola può diventare da ostile od indifferente ad "amica" del bambino problematico, con un percorso di crescita comune che è utile per il bimbo ma anche per la classe tutta.
Ma questa non vuol essere un'indicazione specifica, nella sezione Link del nostro portale potrà trovare molte segnalazioni utili, scelga Lei in completa libertà a chi rivolgersi.
Legga i ns. materiali, che le invieremo, e stia serena: il bimbo dovrà trovare un suo modello, e non adeguarsi a modelli imposti dal mondo degli adulti. Guidarlo con pazienza e comprensione - magari con qualche competente supporto scientifico, ed in extremis perchè no cambiando scuola in caso di insuperabile incompatibilità ambientale - per questo sentiero, ne farà un adulto felice, senza alcuna necessità di ricorso a prodotti di sintesi chimica.




 42) Domanda posta da: Una mamma 

Salve, sono la mamma di due bambini di 8 e 1 anni, i mass media in questi ultimi mesi comunicano, insistentemente, i rischi del virus influenza aviaria. Vorrei sapere, gentilmente, se la vaccinazione contro questa malattia virale e consigliabile anche ai bambini, a quale età e in quali casi. Per quanto riguarda noi adulti cosa è consigliate di fare?
Altra domanda riguarda le vaccinazioni anti haemophilus influenzae b e c. Il mio primo bambino non è stato vaccinato per nessuno dei due ceppi. Adesso che ha 8 anni, e mi chiedo se sia necessario vaccinarlo. Il secondo genito è stato vaccinato per Hib b. Dovrà in futuro effettuare anche il vaccino per il ceppo c? A quale età e in quali casi è consigliabile? Grazie per l'attenzione e per la cortese risposta che vorrete inviarmi. Buon lavoro. Cordiali saluti.


Risponde: la nostra redazione

Gentile mamma, il nostro Comitato si occupa esclusivamente di abusi nella somministrazione di psicofarmaci, non pretendiamo quindi di rispondere con competenza ad ogni altro dubbio di carattere medico, anche al fine di evitare spiacevoli confusioni o rischi di inesattezze. I membri del nostro Comitato Scientifico sono tutti specialisti in altre materie (psicologi, psichiatri, pedagogisti, etc) e non in immunologia, o simili. In questo caso, per soddisfare la sua ragionevole preoccupazione, il consiglio migliore è quello di rivolgersi al proprio medico di fiducia, il quale ha peraltro ben nota la situazione clinica della Sua famiglia e dei suoi figli, e saprà valutare con competenza l'opportunità di questi o altri vaccini. Non esiti comunque a rivolgersi a noi per ogni richiesta di informazioni relativa ad eventuali dubbi su problemi comportamentali, psichici o psicofarmacologici, risponderemo volentieri ed approfonditamente. Con i migliori auguri a Lei e ai suoi figli,




 41) Domanda posta da: Romolo Di Michele 

Ecco la domanda che volevo farvi: se mi fosse chiesto di utilizzare il test per accertare l'ADHD a mio figlio dalla scuola, rispondendo come suggerito dal comico Grillo "mandateli a quel paese", farei un danno al bambino, che ne so magari me lo tolgono? Insomma, questa roba è obbligatoria? Non vorrei proprio fargli fare un test così vergognoso!


Risponde: La nostra redazione

Assolutamente, non sussiste alcun obbligo di legge in tal senso.
Casomai è vero il contrario: se somministrassero il test (qualunque test) senza il consenso scritto dei genitori, emergerebbero gravi rilievi penali, e stesso dicasi nel caso in cui il bimbo dovesse subire qualunque tipo di discriminazione o pressione a seguito della mancata compilazione dei test.
In tal caso non esiti a contattarci, provvederemo alle più opportune azioni di tutela.




 40) Domanda posta da: Anonimo 

Perche nel vostro sito non parlate anche delle controindicazioni provocate dai vaccini? leggo spesso che sono pericolosissime. Considerate fino a un decennio fa come sicura panacea a terribile malattie, oggi le vaccinazioni sono sempre piu\' accusate di essere le responsabili delle cadute immunitarie di popolazioni intere, mutazioni genetiche trasmissibili e quindi messe sempre piu\' in discussione anche per il loro contenuto altamente tossico, generanti complicazioni, controindicazioni e malattie immunitarie. Il problema risiede nel fatto che la profilassi sanitarie è obbligatoria quindi in aperto contrasto con la salute e la Liberta\' di Scelta di ogni individuo. Le vaccinazioni sono un grave attentato ed attacco al fisico in genere ma specificatamente al cervello/mente e quindi alla Psiche dei nostri bambini. Ogni Organismo, risponde in maniera differenziata, agendo secondo precise leggi biologiche e biochimiche adeguandosi ogni istante, alle varie esigenze di stimolazione esterna dell\'atmosfera nella quale vive, perche sottoporre tutti i bambini d\'Italia a vaccinazioni senza sapere le conseguenze di questa ossoleta profilassi su ogni bambino. Mio figlio è mio. Non dello stato. Non è stato messo al mondo allo scopo di arricchire la “scienza medica”. Io mi sento responsabile per le Sue cure e per la Sua educazione. I genitori hanno molte responsabilità nei confronti dei propri figli. Tra queste una è certamente quella di salvaguardarli dagli attacchi dei fattori nocivi, specialmente da quelli che mettono a repentaglio la loro salute. E’ DOVERE quindi di ogni genitore di “RIFIUTARE e COMBATTERE” la vaccinazione nell’interesse dei propri figli, in qualsiasi luogo ed in qualsiasi circostanza. Combattere con le istituzioni “sanitarie” e resistero\' in ogni maniera possibile contro gli attacchi di questa pratica ripugnante. Dell\'unico e vera medicina di cui hanno bisogno i nostri figli e dell\'AMORE, è un sentimento potentissimo capace di fare bene il suo lavoro cioe\' SALVARE I NOSTRI FIGLI DAL SEMPLICE RAFFREDORA A MALATTIE COMPORTAMENTALI... provateci a dare solo ed esclusivamente overdosi di solo AMORE, AMORE E PIU' AMORE...E VEDETE!!!! Una mamma convintissima di quello che dice!


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Cara Santina, il problema da Lei sollevato è avvertito da sempre più famiglie, e le email al riguardo giungono numerose. Le sottopongo una risposta fornita dalla ns. redazione ad una mamma che sollevava un quesito molto simile a quello postato da Lei:
"La pista d'indagine scientifica è certamente molto interessante, ed il nostro Comitato ha già pubblicato alcuni articoli divulgativi su questo tema, e si appresta a pubblicare altre news di taglio più scientifico - sul tema vaccini in relazione alla sintomatologia ADHD - pervenute grazie alla collaborazione di lettori di questo stesso portale. Tuttavia, ciò che attualmente ancora manca è la prova di una stretta ed inequivocabile correlazione tra somministrazione di certi vaccini ed ADHD. E' stata blandamente ma non definitivamente ipotizzata per l'autismo (diverse ricerche sono state pubblicate), ma per contro non esistono ancora ricerche validate da letteratura scientifica internazionale che in qualche modo certifichino la correlazione per le altre "patologie" o sindromi proprie dell'età dello sviluppo, quali ad esempio l'ADHD. Tuttavia, vero è che quest'area di approfondimento andrebbe meglio monitorata, è possibile che la somministrazione di certi particolari vaccini possa ad un indagine più approfondita rientrare tra le cause in grado di "mimare" l'ADHD, ma fino a che questo non verrà provato al di la di ogni ragionevole dubbio, qualunque posizione al riguardo risulterebbe "debole", attaccabile, scientificamente priva di fondamento. Restiamo tuttavia disponibili a tradurre e pubblicare ogni nuova ricerca della quale i lettori dovessero avere notizia"
Ebbene, la risposta è tutt'ora attuale. Prendiamo nota del suo legittimo grido d'allarme, tuttavia la ricerca scientifica "tarda" ancora a dare risposte in questa direzione. Che non pervengano risposte perchè "non ci sono risposte da dare" (probabile) o perchè "non si vogliono dare risposte" (possibile, visti gli interessi in gioco), non sta a noi stabilirlo. Possiamo solo sperare che, senza voler mettere al bando i vaccini che un ruolo determinante hanno in passato ricoperto per debellare e mettere sotto controllo situazioni sanitarie allarmanti, da parte degli specialisti vengano approfondite alcune correlazioni tra i componenti di certi vaccini (p.es. mercurio) e disagi del comportamento che con eccesso di metalli pesanti nel sangue paiono correlati.




 39) Domanda posta da: Marcela 

Salve! Sono Marsela e vivo da molti anni in Italia, sono cittadina albanese.i Mi rivolgo a voi nella speranza di risolvere il problema che è nato nella nostra famiglia. Io ho un nipote che attualmente vive a Berlino con la sua famiglia. Da qualche anno mia sorella ha problemi di comportamento con suo figlio, fino a poco tempo fa sembravono capricci, ma ora ha dei problemi scolastici e va spesso da un psicologo. Gli hanno proposto di curare il bambino dando il Ritalin o methylphenidate per la diagnosi ADHD, ma facendo una ricerca ho letto che questi farmaci sono pericolosi e che possano portare un adolescente (come mio nipote, che ha 12 anni) fino al suicidio. Ora io vi domando: come ci dobbiamo comportare? E sopratutto come curare il bambino? Esiste un altra maniera? Vi prego di aiutarci dandoci dei consigli. Ho letto nel vostro sito che vi occupate di qusto tipologia di problemi per i bambini. Grazie e aspetto una vostra risposta attentamente.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Egregi lettori, rispondo alla Vs. email su indicazione dei ns. esperti, in qualità di portavoce nazionale della nostra campagna sociale. Vi riporto quanto chiaramente segnalato sul ns. portale www.giulemanidaibambini.org, vista la delicatezza dei temi trattati:

Attenzione!
GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione. Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite. Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione "Link" di questo portale, a Vostra scelta.
In ogni caso - in considerazione della delicatezza dei temi trattati - le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione. Grazie per la comprensione!

Sul nostro portale potrete tuttavia trovare indicazioni dettagliate sull' ADHD e sui fenomeni correlati: Vi consigliamo in particolare di navigare la sezione Scienza & Etica e la sezione Pro & Contro, prestando particolare attenzione ai gravi effetti collaterali delle soluzioni farmacologiche attualmente sul mercato.
Recenti ricerche scientifiche hanno confermato l'utilità di un approccio "non tradizionale" a questo genere di disagi, in quanto problemi di alimentazione e deficit di certe sostanze nutritive potrebbero essere alla base del disturbo: nella sezione Press Room (area Rassegna Stampa ed area News) del ns. portale troverà alcuni articoli di giornale che confermeranno queste ricerche.
Inoltre un approccio di carattere psicopedagogico è sempre consigliato, e per nostra esperienza meno invasivo per il bambino/ragazzo: nella sezione Link del portale troverà segnalate alcune associazioni di settore con le quali potrete prendere contatto a Vs. scelta, incluso il noto "Coordinamento Nazionale per le Medicine Non Convenzionali", al quale sono iscritti oltre 12.000 medici (coordinato dall'ottimo psichiatra dott. Paolo Roberti) qualora consultando il Vs. pediatra decidiate di affidarvi alle cure di medici con particolare sensibilità per le medicine "non convenzionali".
Tramite il link segnalato sul ns. sito potrete accedere alle singole associazioni, valutarne l'operato e le proposte e decidere in libertà.
Qualora vogliate ricevere del materiale gratuito a casa su questi disagi del comportamento, non avete che da segnalarmi il Vs. indirizzo e darò incarico al ns. staff di inviarvelo per posta.




 38) Domanda posta da: Maria Chiara Santoro(Pordenone) 

E' possibile che esista una correlazione tra ADHD e intolleranze alimentari?


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Il professor Dimito, in un recente convegno al CNR di Roma, ha affermato proprio questo, sostenendo - sulla scorta di una non trascurabile bibliografia - che una delle più evidenti e ricorrenti correlazioni con l'ADHD è proprio quella delle intolleranze alimentari. Il professor Ajmone, membro della Società Europea di Psicoanalisi e ricercatore scientifico, sta provvedendo a "codificare" le varie patologie che genericamente "mimano" l'ADHD, e ne ha identificate circa 50 (ma per avere un serio riferimento bibliografico dovremo attendere la fine del suo lavoro d'indagine, previsto per dicembre 2005). Possiamo comunque fin da ora affermare, a detta di diversi autorevoli membri del ns. comitato scientifico permanente, che uno dei motivi clinicamente più rilevanti alla base di una diagnosi di ADHD è la mancata intercettazione di disagi di ordine squisitamente medico, tali da - se non trattati - "deviare" la fase diagnostica. Le intolleranze alimentari paiono essere tra questi fattori.




 37) Domanda posta da: Iafe 

una mamma

...vorrei portarvi la mia esperienza per sottoporvi il tema della difficoltà di arrivare ad una diagnosi concreta e personalizzata di alcuni disturbi/sintomi del comportamento nell'età evolutiva... che a volte vengono scambiati per problemi neurologici o psicologici, e tali non sono. Sono la mamma di un bambino che ha attualmente otto anni: all'età di soli tre anni ha vissuto un'esperienza devastante in una scuola materna statale. Essendo un bambino molto esuberante e "vivace" ha mostrato da subito un atteggiamento oppositivo alla metodologia d'insegnamento ed educativo usata nella scuola... da subito le insegnati lo hanno tacciato di essere un bambino diverso "iperattivo", che non rientrava nella norma comportamentale dei suoi coetanei e non lo hanno mai accettato. Da allora, ha sviluppato un sentimento di inadeguatezza verso la scuola, i suoi compagni e le insegnati, ovviamente le prime a tacciarlo come inadeguato. La sua "inadeguatezza" lo ha portato ad avere scarsa autostima ad isolarsi dai compagni - che sull'onda dei commenti fatti dalle insegnanti lo indicavano come il bambino "terribile e disubbidiente" nella classe - a non partecipare alle attività di gruppo e a reagire con aggressività verbale (senza però mai essere violento) alle richieste continue di "omologazione". Uso questa espressione perchè le insegnanti spesso vogliono che i bambini rispondano tutti nello stesso modo alla scolarizzazione, ossia omologandosi! Verso i 4/5 anni ha cominciato a manifestare il suo malessere con "tic" nervosi. Noi genitori ci siamo visti costretti a verificare che il suo comportamento oppositivo non fosse causato da disturbi psicologici o addirittura neurologici. Dopo vari accertamenti medici per verificare lo stato di salute e quindi la sua adeguatezza al contesto che viveva, siamo passati da una diagnosi di "iperattività con deficit attentivo" a "disagio emotivo con disturbi comportamentali" a "depressione", per poi approdare finalmente alla diagnosi corretta: un "difetto di convergenza ortottica" (!), ovvero un deficit visivo che non gli consentiva di mantenere gli stessi ritmi e tempi dei suoi coetanei nelle prestazioni scolastiche, nel gioco e soprattutto gli generava un sentimento di insofferenza e inadeguatezza, non essendo al passo con i suoi coetanei e soprattutto con le richieste delle insegnati. A questo punto abbiamo fatto il passo più importante per lui: abbiamo cambiato scuola e amici. Poi a sei anni circa abbiamo provveduto ad inserirlo in un centro specialistico per la terapia ortottica individuale, supportandolo dal lato psicologico sia in famiglia che nella nuova scuola. Il bambino non solo è diventato adeguato nei comportamenti e nello studio, ma anche rispettoso delle regole nonchè riguardoso con i compagni e le nuove insegnanti, che lo considerano un bambino sempre di natura vivace ed esuberante, ma estremamente intelligente e dotato di una ottima memoria, portato per tutte le materie dove è richiesto ragionamento e l'intuizione ed anche per tutto ciò che è arte, musica e recitazione, ed assolutamente adeguato alla sua età! Non aggiungo altro, sperando di essere stata d'aiuto ad altri genitori...


Risponde: prof. Claudio Ajmone, Responsabile Ricerca Scientifica

Egregia Signora, la ringrazio per avermi contattato segnalandomi la Sua dolorosa esperienza. Nelle linee guida che ha stabilito l'Istituto Superiore della Sanità - che vengono applicate nei centri regionali per l'ADHD - non è purtroppo prevista la diagnosi differenziale per molte patologie che mimano l'ADHD, tra le quali anche quella che aveva suo figlio. La informo che è nei nostri progetti sollecitare ulteriormente nei mesi prossimi l'ISS perchè includa nella lista di diagnosi differenziali anche queste patologie ora come ora completamente ignorate.




 36) Domanda posta da: Sergio 

Genitore

Non so se secondo Voi io possa essere considerato tra le "Persone qualificate ad esprimere un parere in merito"; sono semplicemente il genitore di un ragazzo a cui è stato diagnosticata l'ADHD.
La diagnosi è arrivata quando aveva 17 anni. Ora ne ha quasi 21. Nessuno psicologo/psichiatra/pedagogista di tutte le scuole che mio figlio ha frequentato (e dalle quali in certi casi è stato cacciato) ci ha mai parlato di tale sindrome. Poi un giorno girando per la rete alla ricerca di una qualche associazione genitori a cui rivolgermi anche solo per uno sfogo, ho trovato i riferimenti a questa sindrome. In tutto quello che leggevo vedevo gli anni precedenti di Stefano; nelle esperienze di altri genitori vedevo la nostra disperazione.
Chi non ha provato e non conosce non dovrebbe sentenziare e non dovrebbe prendere decisioni in vece altrui.
Invece ciò è successo. Perchè gli psicologi/psichiatri/psicopedagoghi che hanno visitato Stefano negli anni passati o erano degli incompetenti o, peggio, hanno preso in vece nostra (i genitori) decisioni che non potevano ne dovevano prendere. Il loro dovere, se competenti, era di informare e dire che forse c'erano i presupposti dell'esistenza di questa sindrome (che ci credessero o no); il nostro quello di fare il possibile e l'impossibile per nostro figlio.
Non mi stupirei se trovassi fra gli aderenti alla battaglia anti ADHD (e alla farmacologia relativa), alcuni, se non tutti, di quei bravi professionisti e buoni padri/madri di famiglia.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

La sottoscrizione del Consensus scientifico è - per prassi consolidata in ambito accademico - riservata agli specialisti ed agli "addetti ai lavori". Pur tuttavia, in qualità di portavoce nazionale della ns. Campagna, mi permetto di risponderle da un lato per ringraziarla dell'attenzione che ci ha voluto riservare scrivendoci, dall'altro per estenderle alcune utili precisazioni.
Che la nosografia ADHD sia internazionalmente in discussione è cosa nota, buona parte della comunità scientifica la contesta in quanto trattasi quasi sempre di confusione tra i "sintomi" od i "segni" (reali, non certo frutto come qualche disgraziato sostiene dell'immaginazione dei genitori o del bambino) e le cause remote del disagio. E' di tutta evidenza che curare un sintomo come fosse una malattia non appare come risolutivo, ed anzi tendenzialmente "seda" senza risolvere alcunchè. Esemplifico al massimo: la febbre è un disagio, mai una "malattia" di per se, è infatti un sintomo ben reale ma che evidenzia una o più malattie retrostanti. Curare la febbre come fosse una malattia a se stante e non come un sintomo qual'è, ci porterebbe a "sbagliare bersaglio". Senza considerare i gravi effetti collaterali - colpevolmente minimizzati proprio dalle associazioni genitoriali - delle terapie che oggi come oggi la scienza ci mette a disposizione.
Con tutto ciò, a differenza di noti esponenti della cosiddetta "antipsichiatria", Giu le Mani dai Bambini non si batte contro l'ADHD tout court o contro l'uso degli psicofarmaci o contro le multinazionali produttrici. Ci piace pensare al ns. impegno come canalizzato in una corretta opera di farmacovilanza, contro gli abusi nella somministrazione, contro le diagnosi facili, contro gli effetti collaterali taciuti, etc (tanto che il nostro portale, con una certa obiettività mai ricambiata dalle associazioni genitoriali, buone spesso a predicar bene ma anche a razzolar malissimo, riporta anche i "Pro" della somministrazione di psicofarmaci ai bambini).
In ossequio a tutto quanto sopra esposto, selezioniamo con attenzione i ns. collaboratori scientifici (ne trova traccia sul ns. portale www.giulemanidaibambini.org, sezione La Campagna, area Comitato Scientifico), tra i quali quindi - concludo con una battuta per strammatizzare - non troverà certo i "figuri" cui Lei accenava.




 35) Domanda posta da: Medico Anonimo 

Premesso che l'ISS ha pubblicato un rapporto nel 2004 (frutto della raccolta degli atti di un convegno del 2003) dal titolo "ISS - Gli Antidepressivi", e che in detto rapporto si segnala tutta una serie di stralci da letteratura scientifica che validano l'uso di molte classi di antidepressivi, e premesso che invece nel 2004 già circolavano "warning" e risultati di cross trials che mettevano la comunità scientifica in allarme circa i gravi effetti avversi di diverse classi di antidepressivi, specie in età pediatrica, vorrei sapere da Voi o da chi di competenza all'ISS:
1) in che mese è stato pubblicato questo rapporto dell'ISS, a tratti così "entusiastico" sull'uso di certi antidepressivi;
2) perchè l'ISS non ha ritenuto, prima della stampa, di integrare detto rapporto con i risultati delle più recenti sperimentazioni, in ossequio al proprio mandato di farcomavigilanza;
3) se in ogni caso a questo rapporto ne è seguito un altro tale da rettificare le inesattezze di questo (a puro titolo di esempio e non esaustivamente, si cita il commento nel rapporto sull'efficacia della paroxetina, definita erroneamente e per tutte le classi di pazienti, in essenza di migliori precisazioni, "un farmaco sicuro e di ottima tollerabilità", circostanza ampliamente smentita dalla letteratura scientifica, al punto che di questa molecola è stato interdetto l'uso sui minori in quanto ispira nei bambini idee suicidarie).
Grazie per la disponibilità.


Risponde: Pietro Panei (ISS)

Facendo seguito alla richiesta di informazioni relative all’uso dei farmaci antidepressivi nell’età evolutiva e all’applicabilità di quanto contenuto nel rapporto Istisan 04/38 richiamato dal lettore, preciso:
· il rapporto sugli antidepressivi è stato stampato a dicembre 2004 e di seguito divulgato. Si tratta della raccolta organizzata degli interventi alla tavola rotonda del 18/19 giugno 2003. Purtroppo c’è un gap temporale tra la data della tavola rotonda e la pubblicazione;
· al momento della tavola rotonda non si conoscevano molti dei dati di safety che, il 16/09/2004, hanno determinato i provvedimenti della FDA (FDA Statement) relativamente all’uso di questa categoria di farmaci nei soggetti in età evolutiva con l’obbligo di inserire nel foglietto illustrativo del farmaco un “black box” sull’aumento del rischio di ideazione suicidaria nei soggetti pediatrici trattati;
· il 25/04/2005 l’EMEA ha divulgato una dichiarazione pubblica al termine della revisione sull’uso degli antidepressivi nei bambini e negli adolescenti (disponibile in copia a richiesta dei lettori, ndr);
· l’ Istituto non ha emesso comunicazioni in merito essendo questa materia di competenza dell’Ufficio per la Farmacovigilanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco, che ha ripreso il comunicato dell’EMEA (anzi adesso si chiama EMA) lo stesso giorno in cui l’Agenzia Europea ha pubblicato il suo documento;
· L'Istituto, comunque, ha partecipato con i propri esperti all'assessment dell'EMEA in materia. (i funzionari ISS restano a disposizione per ulteriori precisazioni, ndr)




 34) Domanda posta da: Matteo 

Buongiorno e complimenti per il vostro lavoro!! Io faccio altrettanto da anni...sono veramente felice di vedere tanta gente che lotta per migliorare delle follie crudeli e speculative, quali ad esempio il somministrare psicofarmaci come se fossero "mentine".
Però c'è una cosa che mi colpisce e preoccupa, ultimamente, leggendo il vostro/nostro sito: e cioè vedo che annunciate con tanta enfasi ed entusiasmo l'avvenuta "associazione" di qualche luminare psichiatra. Mi chiedo se vi rendete conto che è come invitare "il diavolo in paradiso", a prescindere da chi sia, solo ed esclusivamente per il fatto di essere uno psichiatra, e quindi aver sposato e diffuso teorie e pratiche dell'uso di devastanti psicofarmaci, di elettroshock, cure del sonno, lobotomie varie, e - se vogliamo aggiungere - il massimo splendore dell'epoca nazista e le pratiche eugenetiche, oltre che alle meravigliose invenzioni di LSD o Metadone, e potrei continuare per molto tempo...
Sono un grande Vostro ammiratore, e m'impegno per la stessa vostra causa, ma sono un pò deluso da Voi ultimamente.
Mi piacerebbe avere una risposta, grazie dell'attenzione.


Risponde: il nostro Portavoce Nazionale

Comprendo bene i termini della Sua domanda. Le rispondo nel merito: c'è psichiatra e psichiatra. Penso ad esempio al prof. Franco Basaglia, che in Italia ha rivoluzionato - da "psichiatra-filosofo" l'assetto delle strutture manicomiali, conducendo durissime battagli culturali impensabili per l'epoca; al prof. Leonard Mosher, psichiatra anch'esso e creatore della celebre "Soteria House", la grande comunità psichiatrica di cura in USA totalmente libera da psicofarmaci, che dimostrò nella realtà dei fatti di poter curare innumerevoli casi di psicotici senza l'ausilio di alcuno psicofarmaco, mettendo in grave imbarazzo una certa psichiatria tradizionale (e con essa, la lobby dei produttori!); al prof. Thomas Szasz, che tutti conosciamo per il famoso best sellers "Il mito della malattia mentale" e per le Sue posizioni critiche sull'istituzionalizzazione dei malati di mente; o, per rimanere "a casa nostra", alla prof. Emilia Costa, membro del ns. Comitato Scientifico, psichiatra di chiara fama (attualmente titolare della 1° Cattedra di Psichiatria de La Sapienza in Roma) per lunghi anni quasi "ghettizzata" per le proprie posizioni accademicamente all'avanguardia, che premiavano la psicoterapia a scapito del massiccio utilizzo di psicofarmaci tanto in voga tra i suoi colleghi; od infine al prof. Paolo Roberti, psichiatra e primario anch'esso, che conduce un instancabile battaglia a favore dei rimedi "naturali" (tecnicamente detti "non convenzionali", e comunque privi di effetti collaterali), anch'esso membro attivo del ns. Comitato Scientifico. Questo a dimostrarle oltre ogni ragionevole dubbio che OGNI generalizzazione è impropria, e - ferma restando l'obiettiva osservazione circa i veri e propri crimini di una certa psichiatria (a titolo esemplificativo e non esaustivo: lobotomie, elettroshock, letti di contenzione, utilizzo degli psicofarmaci come "camice di forza chimiche", etc, tutti sistemi di approccio al paziente vergognosi e "venduti" per troppo tempo come "terapie") - non si può per questo ritenere che ogni psichiatra, per il solo fatto di esercitare questa professione, accetti o condivida tali discutibili approcci terapeutici.




 33) Domanda posta da: Nadia(Livorno) 

Nessuno fa cenno che le possibili cause della ADHD potrebbero essere i vaccini, che a profusione vengono somministrati a tutti i bambini. Quello dei vaccini, è un argomento tabù, eppure si verificano casi molto spesso di effetti collaterali gravi, fino alla morte, ma vengono regolarmente taciuti dai media.
Nessuno prende in considerazione la pericolosità di mercurio, alluminio, formaldeide e dei virus stessi di 6 malattie, che vengono inoculati contemporaneamente nel sangue, quando si sa che non si potrebbe mai verificare in natura che un bimbo di tre mesi subisca il contagio di 6 malattie in contemporanea, tanto più se consideriamo che i vari contagi al naturale avverrebbero per via aerea, o con la saliva o per contatto o per rapporto sessuale come l'epatite B (quando mai un neonato ha rapporti sessuali?), e che vengono sempre filtrati dalle prime barriere di difesa del corpo umano, e non subito nel sangue; in più ci sono tutti quegli additivi che servono da conservanti: additivi che presi uno ad uno danno appunto sintomi di intossicazione che interessano i nervi ed il cervello.
Vorrei sentire il parere di qualche esperto in merito a questo argomento. Grazie.


Risponde: la nostra redazione

La pista d'indagine scientifica è certamente molto interessante, ed il nostro Comitato ha già pubblicato alcuni articoli divulgativi su questo tema, e si appresta a pubblicare altre news di taglio più scientifico - sul tema vaccini in relazione alla sintomatologia ADHD - pervenute grazie alla collaborazione di lettori di questo stesso portale. Tuttavia, ciò che attualmente ancora manca è la prova di una stretta ed inequivocabile correlazione tra somministrazione di certi vaccini ed ADHD. E' stata blandamente ma non definitivamente ipotizzata per l'autismo (diverse ricerche sono state pubblicate), ma per contro non esistono ancora ricerche validate da letteratura scientifica internazionale che in qualche modo certifichino la correlazione per le altre "patologie" o sindromi proprie dell'età dello sviluppo, quali ad esempio l'ADHD. Tuttavia, vero è che quest'area di approfondimento andrebbe meglio monitorata, è possibile che la somministrazione di certi particolari vaccini possa ad un indagine più approfondita rientrare tra le cause in grado di "mimare" l'ADHD, ma fino a che questo non verrà provato al di la di ogni ragionevole dubbio, qualunque posizione al riguardo risulterebbe "debole", attaccabile, scientificamente priva di fondamento. Restiamo tuttavia disponibili a tradurre e pubblicare ogni nuova ricerca della quale i lettori dovessero avere notizia.




 32) Domanda posta da: Nadia Traino(GENOVA) 

Sono veramente preoccupata, capisco che gli interessi sono troppo grandi e probabilmente avranno la meglio (ma non voglio essere pessimista). Vorrei sapere nel caso in cui, questo test venisse fatto al minore, o mi venisse richiesto di compilarlo, come genitore come mi posso comportare? Sono obbligata a farlo? sarei eventualmente obbligata a somministrare il farmaco al minore? e se questo test venisse redatto a mia insaputa - come mi devo comportare?


Risponde: la nostra redazione

I motivi di preoccupazione ci sono, dal momento che nelle scuole vengono somministrati questionari per progetti pilota cosiddetti "di prevenzione", a volte senza il consenso dei genitori. Se le venisse proposto di far compilare il questionario a Suo figlio, è un Suo diritto rifiutarsi, e senza il Suo consenso non sarà possibile somministrare il questionario.
In caso di somministrazione del questionario illegalmente, ovvero senza il Suo consenso espresso per iscritto, potrà rivolgersi per le più opportune tutele agli organismi di vigilanza, incluso il nostro stesso Comitato.
Tantomeno è obbligata a somministrare il farmaco a Suo figlio, valuti in libertà, qualora lo ritenga necessario per il bimbo, tutte le possibili risorse terapeutiche non farmacologiche.




 31) Domanda posta da: Gruppo Educatori 

Quale influenza ha nella somministrazione di uno psicofarmaco il costo dello stesso, rispetto a quello di un intervento educativo e psicologico?


Risponde: la nostra redazione

Il costo di uno psicofarmaco è assorbito dal Servizio Sanitario Nazionale e va a vantaggio di una precisa lobby d'interesse (i produttori). Il costo di un intervento educativo e psicologico realmente qualificato è invece a carico del paziente (il Servizio Sanitario Nazionale ha ben pochi fondi a disposizione per questa voce di spesa) e non va a vantaggio di alcuna lobby d'interesse.
La differenza è evidente anche agli occhi di un non addetto ai lavori. A ciò aggiungiamo che lo psicofarmaco, che appunto al paziente costa poco, ottiene effetti quasi immediati e non comporta alcuno sforzo nell'assunzione, una terapia cognitivo comportamentale richiedere tempo, attenzione ed impegno da parte del paziente, ed ottiene i suoi effetti non subito ma nel medio termine.
In una società sempre più orientata al "tutto e subito" la risposta può essere solo una, spesso a favore della pastiglia. Soprattutto perchè, sotto tutti i profili, costa meno. Ma a quale prezzo sul lungo periodo?




 30) Domanda posta da: Clara 

C'è una corrispondenza tra sindromi del comportamento nei bambini e classe sociale di appartenenza?


Risponde: (rispondono insieme)

Dr. William Carey, Professore di Clinica Pediatrica (USA), ed il nostro Portavoce

Forse nessuno conosce la reale distribuzione della "vera" diagnosi, ma la miglior conclusione circa il tasso di diagnosi ADHD che sono state fatte, e le relative prescrizioni mediche, sono riassunte egregiamente dal collega pediatra Laurence Diller in California, quando dice: "negli Stati Uniti, l'epidemiologia ADHD/Ritalin è prima di tutto un fenomeno tipico negli individui bianchi della classe media e medio-alta". Tuttavia le statistiche generali sembrano contrastare con questa opinione specifica sull' ADHD, se è vero che in termini di disturbi comportamentali in generale la distribuzione è del 27% nelle classi povere e appena del 6% nelle classi ricche. Evidentemente, a fronte di una maggior percentuale di disturbi mentali in generale nei bambini delle classi meno agiate, l'ADHD fa eccezione: è un fenomeno apparentemente più diffuso/rilevato nelle classi ricche. Un disturbo mentale delle classi alte, insomma, contrariamente a normali disturbi del comportamento.




 29) Domanda posta da: sig. D'Alessandro 

Se ci saranno morti o comunque danni fisici per l'uso a normale dosaggio terapeutico di questi psicofarmaci (come è già successo con altri psicofarmaci), chi se ne assume la responsabilità? Lei personalmente?


Risponde: Pietro Panei, Istituto Superiore di Sanità

La responsabilità civile è dell’azienda produttrice ed, eventualmente, del medico che non operasse correttamente la prescrizione (errore medico). Personalmente non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità, una delle quali è il confronto con la società civile sia essa rappresentata da singoli cittadini che da associazioni.




 28) Domanda posta da: Patrizia Berutti 

Con quale criterio si è spostato il Ritalin dalla fascia 1 (stupefacenti) alla fascia 4 (mutuabile)?


Risponde: Pietro Panei, Istituto Superiore di Sanità

Lo spostamento di tabella è stato operato nell’ambito delle revisioni periodiche fatte dalla vecchia CUF (Commissione Unica per il Farmaco) e, ora, dalla CTS (Commissione Tecnico Scientifica). In quest’ambito, si è ritenuto che alcune sostanze dovessero essere riclassificate per rispondere ad esigenze terapeutiche emergenti o non adeguatamente trattabili. Preciso che i farmaci di tabella IV non sono tutti mutuabili. La rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale è indipendente dalla tabella di appartenenza.




 27) Domanda posta da: Renato 

Qual'è il meccanismo d'azione del metilfenidato?


Risponde: Pietro Panei, Istituto Superiore di Sanità

Il metilfenidato, come altri psicostimolanti, agisce a livello della sinapsi nervosa, cioè dello spazio tra due cellule nervose, modulando il riassorbimento della dopamina: la dopamina è un mediatore chimico della trasmissione dell’impulso nervoso, che all’interno del neurone è di tipo elettrico, e diviene chimico nel passaggio da un neurone all’altro. In pratica l’impulso elettrico provoca l’apertura delle vescicole contenenti la dopamina, che si libera nello spazio sinaptico (tra due neuroni) e raggiunge i recettori posti sull’altro neurone. Successivamente viene riassorbita. Il metilfenidato agisce appunto sul meccanismo di riassorbimento della dopamina.




 26) Domanda posta da: Sergio Arzenton 

Nell'antica Cina il medico veniva pagato solo fintanto che il paziente era in salute, ed il pagamento si interrompeva quando il paziente stava male. C'è speranza che si prenda in considerazione l'idea che medici e case farmaceutiche ricevano soldi in proporzione a quante persone sono in salute, anzichè continuare a far guadagnare loro più denaro in base a quante persone vengono "dichiarate" malate? Cosa si può fare per legare gli introiti degli operatori sanitari alla quantità di salute prodotta, anzichè sulla quantità di malattia esistente, reale o fittizia che sia?


Risponde: Pietro Panei, Istituto Superiore di Sanità

Anche di recente illustri esperti di sanità pubblica e di organizzazione dei servizi sanitari hanno proposto dei modelli che “paghino” la salute piuttosto che la malattia. Tutta la medicina preventiva, del resto, lavora in questa ottica e viene valutata sul numero di “non eventi” (es. casi di polio evitati, o casi di morte per tumore dell’utero evitati). I medici francamente li continuerei a pagare in ogni caso, perché ai malati va garantita sempre e comunque adeguata e dignitosa assistenza. Personalmente credo che bisogna dare maggior risalto al valore "etico" delle professioni sanitarie.




 25) Domanda posta da: Sergio Spesso 

CGD Piemonte

Io lavoro come infermiere in sanità, Lei dovrebbe sapere che somministrare un consenso informato di fatto "falso" (non genuino) come quello da Voi proposto è un reato. Pensate davvero che chi partecipa a questo convegno sia così ingenuo da non comprendere che quello del Suo Ministero è un maldestro tentativo di ingannare i cittadini? Nella politica del Governo, che tende a privatizzare la sanità, quale spazio avranno le terapie psicologiche e complementari? Un logopedista solo per 6 comuni (cito la reale situazione dell'hinterland di Torino), Le pare una risposta adeguata?


Risponde: Pietro Panei, Istituto Superiore di Sanità

Le assicuro che non mi presterei mai ad un’operazione di mistificazione ed inganno. Abbiamo, peraltro, recepito le osservazioni fatteci anche dal Comitato Giulemanidaibambini integrando il consenso nelle parti carenti (eventi avversi, rischio di abuso e\o doping) e nelle modalità di richiesta (alcuni giorni tra la richiesta e la decisione della famiglia). Concordo sulla necessità di potenziare i servizi territoriali di neuropsichiatria (ma non solo) al fine di garantire appieno le terapie non farmacologiche che devono essere predominanti e che, anche in caso di terapia farmacologia, costituiscono un’elemento fondamentale della terapia.




 23) Domanda posta da: Giuseppe Demo 

Non può esserci una qualche relazione tra l'agitazione del bimbo ed una scorretta alimentazione, indotta perlopiù dai mass-media tramite pubblicità confezionata con la consulenza di abili psicologi?


Risponde: Prof.ssa Sillvia Barbieri

Ordinario di Psicologia dello Sviluppo

Per quanto riguarda la relazione fra l'agitazione del bimbo ed una scorretta alimentazione, credo che a questa parte della domanda dovrebbe rispondere (con maggiore competenza della mia) un pediatra o un nutrizionista. Credo invece che la seconda parte della domanda, quella relativa al contributo degli psicologi a campagne promozionali che inducono comportamenti scorretti, mi riguardi più propriamente nella mia professionalità. A una simile domanda si può rispondere in molti modi, tutti parziali. Si può osservare che non sono gli psicologi, in primis, a definire le politiche commerciali delle multinazionali e che l’operato di alcuni membri di una categoria professionale non deve essere identificato immediatamente con l’operato dell’intera categoria: ci sono psicologi che lavorano per le campagne pubblicitarie così come ci sono psicologi che lavorano per la formazione, l’informazione e l’educazione di coloro che costituiscono l’immediato mondo sociale dei bambini (genitori, insegnanti, educatori). Sono infatti gli adulti che circondano il bambino che hanno la prima responsabilità di proteggerlo aiutandolo a comprendere meglio la complessità del mondo circostante, incluso il fatto che tutti, adulti e bambini, siamo spesso indotti a comportamenti poco salutari da molti "stimoli" e inviti a cui siamo quotidianamente esposti. Con l’ovvia differenza che i bambini sono più indifesi. Credo quindi che, in questa linea di pensiero, la domanda che dobbiamo porci sia: “cosa possiamo fare per proteggere la qualità di vita dell’infanzia?” Quali cose possiamo fare per offrire ai bambini tempi della giornata adeguati, spazi all’aperto per il gioco e il movimento, abitudini alimentari corrette? Si tratta ovviamente di decisioni che hanno carattere di politica sociale, ma gli psicologi possono offrire a questo il loro contributi segnalando i nodi problematici e contribuendo con la loro competenza alla realizzazione di iniziative in queste direzioni.




 22) Domanda posta da: Anonimo 

Ma se i pediatri, gli psichiatri e tutti coloro che prescrivono questi psicofarmaci ai bambini sono così attenti, precisi, scrupolosi, etici, nessuno di loro "devia" per le pressioni esercitate dagli informatori scientifici e dal marketing, allora forse i colpevoli come al solito sono i genitori e gli insegnanti? Scusate la provocazione, ma ho l'impressione che come sempre nessuno si voglia prendere almeno parte della propria responsabilità


Risponde: dott. Nico Maria Sciolla, Federazione Italiana Medici Pediatri

La risposta è che la colpa è da dividere un pò fra tutti: genitori, medici, psichiatri, etc. Ricordo, per primo a me stesso, come a volte i ritmi del lavoro, le ansie del "sociale" ci fanno dedicare (non sprecare) un pò meno tempo ai figli, ai pazienti. Dovremmo tutti farci un esame di coscienza! Una cosa però voglio sottolineare, e cioè che bisogna stare attenti a quali sono i criteri della normalità: quali i nostri modelli? La natura ha voluto che tramite il DNA non esistano 2 persone uguali.. ed allora attenzione a cosa usiamo come parametro!
Un'ultima considerazione: l'Italia è molto diversa e lontana dall'America... speriamo che lo rimanga




 21) Domanda posta da: Anonimo 

Studentessa della Facoltà di Psicologia

I sintomi da combattere mediante gli psicofarmaci, sono così gravi e non altrimenti trattabili al punto da dover/poter tollerare i comprovati effetti collaterali e la potenziale dipendenza?


Risponde: il Prof. Agostino Pirella

Per taluni farmaci, ad esempio gli antipsicotici che producono sintomi di tipo parkinsoniano, si sono proposti farmaci attivi su questo rischio, tendenti ad esempio a diminuire la spasticità muscolare o a proteggere le strutture deputate al controllo del sistema extrapiramidale, sensibili agli antpsicotici. Comunque è ormai accertato che il problema degli effetti collaterali e dei rischi di danni permanenti da psicofarmaci è strettamente dipendente dalle dosi (si dice che sono dose-correlati). Dunque lo psichiatra avvertito sceglie dosaggi piuttosto bassi, sia per saggiare le risposte terapeutiche, sia per diminuire i rischi di cui si diceva. Per le benzodiazepine, gli effetti collaterali sono difficilmente controllabili e non risultano farmaci efficaci per combatterli. In particolare la dipendnza andrebbe superata con una diminuzione controllata del dosaggio ed un attento supporto psicosociale, cui purtroppo medici e psicologi non sono sufficientemente addestrati.
Questioni analoghe per i farmaci antidepressivi, che possono indurre una situazione in cui la sospensione brusca del farmaco provoca crisi gravi di malessere, ansia ed insonnia. E' una regola aurea della medicina il motto "prima cosa non nuocere", per cui non è possibile accettare che una condizione già caratterizzata da sintomi quali ansia, insonnia, irrequietezza sia trattata con farmaci che, a loro volta, danno effetti collaterali analoghi, talvolta più gravi della condizione di partenza. Appare chiaro che, in mancanza di un supporto psicosociale adeguato, il paziente così trattato possa cadere in uno stato di prostrazione e di disperazione, questo sì "pericoloso" per la sua salute. Per concludere, gli psicofarmaci negli adulti possono essere utili per sindromi particolarmente gravi alle condizioni sopra esposte, e cioè bassi dosaggi iniziali, attenzione agli effetti collaterali nocivi, supporto psicosociale (psicoterapia anche non strutturata, aiuto di parenti ed amici, solidarietà del gruppo di appartenenza, attività del volontariato, strategia per il mantenimento del posto di lavoro, ecc.) supporto per la fuoriuscita dalla dipendenza. Spero di essere stato chiaro e di aver risposto alla domanda.




 20) Domanda posta da: Anonimo 

Non pensate che per un bambino che abbia già dei problemi con i genitori, ricevere la visita (credo non richiesta) di uno psicologo o di uno psichiatra possa complicare ulteriormente la vita?


Risponde: la nostra redazione

Il confine tra necessità di prevenzione, intervento, diritto alla cura, etc, è in effetti estremamente labile: l'invadenza dello "Stato terapeutico" è stata a più riprese denunciata, ed è comunque motivo di allarme anche tra gli addetti ai lavori. E' ovvio che a fronte di evidenti disagi comportamentali tali da compromettere la sicurezza stessa del bambino, dei suoi amici e coetanei e magari della famiglia, non intervenire sarebbe assurdo. Ma qual'è il "limite della normalità" oggi come oggi? Non possiamo fare a meno di notare di come tale limite venga arbitrariamente "spostato" a seconda dell'epoca storica e delle caratteristiche dell'osservatore, comportamenti ritenuti assolutamente normali fino a non più tardi di 50 anni fa ora non lo sono più e sono - a detti di alcuni - meritevoli di attenzione in quanto probabilmente patologici




 19) Domanda posta da: Anonimo 

Approssimativamente, a quanto ammonta il costo di una cura a base di Ritalin?


Risponde: la nostra redazione

La rimborsabilità del farmaco è uno dei principali motivi che hanno indotto alcuni gruppi di pressione a chiederne lo spostamento di questo prodotto dalla fascia dove si trovava la molecola fino a 2 anni fa (sostanze stupefacenti) a quella attuale.
Il costo fino al 2003 era in effetti piuttosto elevato (centinaia di migliaia di lire a confezione), e quindi certe famiglie vedevano nel divieto di distribuzione del prodotto (dovevano acquistarlo "in nero" all'estero) una limitazione del diritto alla cura. Ora il farmaco sarà prescrivibile e quindi acquistabile sul mercato, previa ricetta specialistica, e quindi il costo per confezione dovrebbe attestarsi su cifre alla portata di ogni tasca.
Per inquadrare però il giro d'affari complessivo "alla fonte", ricordiamo come un unica molecola (metilfenidato) in un unico stato (USA) genera un fatturato di oltre 2 miliardi di dollari (4.000 miliardi di vecchie lire). Non esistono pubblicati dati aggregati per tutte le molecole di psicofarmaci prescritte ai minori e per tutti gli stati del mondo.




 18) Domanda posta da: dott. Mirko La Bella 

Perchè si sta avviando una sperimentazione farmacologica su di un problema non medico?
Le neuroscienze hanno dimostrato ad esempio come in seguito ad un trauma si possano verificare comportamenti come quello del deficit dell'attenzione. Ma in un bambino, quali sono le reali problematiche mediche da curare con un farmaco?
Non si può "capire" un bambino con la chimica..."


Risponde: il nostro Portavoce nazionale

Personalmente ho il Suo stesso punto di vista. La prego di prendere visione a tal proposito della sezione Scienza ed Etica di questo nostro portale




 17) Domanda posta da: Roberta 

Con classi di 30 bambini l'insegnante assume una funzione educativa di controllo? La questione di chi si occupa del malessere/normalità dei bambini è una questione di "categoria" (pediatra, insegnante, famiglia, farmacista, etc)? Sono state stanziate abbastanza risorse affinchè gli operatori (non solo gli insegnanti) riescano ad interagire con le famiglie con una certa frequenza? Nei servizi per l'infanzia le terapie psicoterapeutiche ed educative sono un lusso!


Risponde: la nostra redazione

L'insegnante dovrebbe avere più che una funzione di controllo una funzione di indirizzo, certo è che con una classe di ben 30 elementi la disponibilità e la capacità dell'insegnante vengono messe a durissima prova ed il suo impegno ne è spesso del tutto vanificato, in quanto il tempo/alunno appare del tutto insufficente.
Del malessere del bambino, come abbiamo in più occasioni ricordato, non dovrebbe occuparsi una sola figura professionali, ma bensì una pluralità di figure, prima di tutte però la famiglia.
Le risorse stanziate d'altra parte sono del tutto insufficienti, e finché così sarà certamente certe modalità di approccio resteranno un lusso per pochi.




 16) Domanda posta da: Cristina 

Spesso l'utilizzo dei farmaci è giustificato e previsto nel caso di fallimento di altri interventi psico-sociali, ma quante risorse si destinano alla spesa farmacologica e quante invece al funzionamento dei servizi che possono affrontare i problemi in modo complesso? La scuola ed i servizi socio-sanitari hanno bisogno di risorse umane, formative e finanziarie, mentre in questi servizi spesso di lavora al limite delle forze, ed i fallimenti terapeutici sono poi imputati alla natura "incurabile" delle malattie.
E' davvero così?


Risponde: la nostra redazione

Si, è spesso così, Lei ha inquadrato perfettamente il problema.
In questo scenario evidentemente il farmaco è una soluzione "facile", relativamente a buon mercato (la cui spesa di approvvigionamento fa comunque contenta una potente lobby di pressione, quella delle multinazionali del farmaco), che non richiede particolare preparazione ed ottiene un risultato quasi immediato e tangibilmente misurabile in termini di riduzione del disagio sociale... ma a quale prezzo sul medio-lungo periodo?




 15) Domanda posta da: Anonimo 

Negli Stati Uniti si "inventano" le sindromi per speculare poi su eventuali farmaci utili per combatterle?


Risponde: la nostra redazione

E' una delle teorie in discussione. A riguardo, Le consigliamo la lettura attenta dell'area "Contro" (sezione Pro & Contro) di questo stesso portale internet




 14) Domanda posta da: dott. sa Moioli 

Assessorato Politiche Sociali e Sanitarie del Comune di Piossasco

Visto che concordiamo sulla mancanza od insufficienza di diagnosi, quindi spostiamo o ricollochiamo il problema nell'ambito familiare? Oltre alla fragilità della famiglia, assumiamo la fragilità della società come elemento su cui fondare interventi ed a cui "elargire" risorse?


Risponde: il nostro Portavoce nazionale

E' sinceramente impossibile rispondere a questa domanda, nel senso che la manovra dovrebbe essere dello Stato, e dovrebbe essere una manovra a tenaglia in grado di tener conto delle carenze del sistema nel suo complesso e delle istanze dei vari settori della società: una riqualificazione periodica del corpo medico, una preparazione/formazione dell'intero corpo docente, l'avvio di un piano pedagogico nazionale, nuovi investimenti sull'informazione che vedano al centro la famiglia, il coinvolgimento intergenerazionale con la valorizzazione del ruolo dei nonni come portatori di esperienza, il passaggio nella percezione comune del bambino da "oggetto" a "soggetto" di intervento, con un rilancio del protagonismo delle giovani generazioni. Tuttavia queste riflessioni sottenderebbero l'interesse all'elaborazione di una strategia articolata, e prima ancora l'avvio di un confronto aperto tra gli attori in gioco, confronto che invece è tutto da venire.




 12) Domanda posta da: dott. Botto Micca 

Direttore Servizi Neuropsichiatria

Il ruolo del neuropsichiatra infantile è sempre omesso?


Risponde: la nostra redazione

Al contrario, appare come l'unico valorizzato nella strategia Ministeriale, a detrimento di tutte le altre figure professionali, che non vengono minimamente considerate (psicologo, psicoterapeuta, pedagogista, pedagogista clinico, nutrizionista, allergologo, etc)




 11) Domanda posta da: Rachele ed Eleonora 

La televisione è un elemento di disturbo per la crescita del bambino? E quindi compito dei genitori selezionare i programmi? La TV commerciale, che offre corpi e realtà virtuali in tutte le fasce orarie, distrugge la sensibilità del bambino?


Risponde: la nostra redazione

La domanda è corretta e di attualità, ma non spetta a noi la risposta. La nostra missione infatti si limita agli abusi nella somministrazione di psicofarmaci ai bambini. Come spunto di riflessione, aggiungiamo tuttavia che diversi gruppi di ricercatori stanno orientando il proprio lavoro al fine di verificare il nesso causale tra abuso di televisione ed ADHD. Pare ci sia una correlazione tra la quantità di stimoli audio-video dei quali viene bombardato il bambino e le manifestazioni di iperattività e soprattutto deficit di attenzione. Questa pista di ricerca è interessante, in quanto nuovamente porrebbe in relazione la sindrome con l'ambiente e non già con patologie di carattere genetico




 10) Domanda posta da: Anonimo 

Insegnante di scuola media superiore

L'ipoattività è l'altra faccia della stessa medaglia?


Risponde: la nostra redazione

Probabilmente si. Il bambino è un universo molto delicato, frutto di una grande complessità. I motivi alla base di un disagio possono essere i più diversi, e le modalità di reazione anche. Non è escluso che l'ipoattività possa essere un altro e diverso modo per il bambino di manifestare il proprio disagio. Anche in questo caso, la raccomandazione è quella di indagare il disagio, e non di sedare il sintomo che lo evidenzia




 9) Domanda posta da: dott. Petitti 

Psichiatra

Desidero fare alcune considerazioni: 1) prima di arrivare al consulto dello specialista che formula la diagnosi, ci sono e ci devono essere molti passaggi, e quindi molti filtri: dalla scuola al medico di base al pediatra allo specialista. Questo può poi formulare un'eventuale diagnosi valendosi dei criteri diagnostici esistenti, ed a quel punto valutare quali interventi possono essere idonei per quella situazione: farmaci, terapie psicologiche, comportamentali, familiari, etc. 2) Esistono i manuali diagnostici, e meno male, altrimenti si tornerebbe al 1800, dove le diagnosi erano veramente soggettive, e tali manuali sono redatti da esperti. 3) Non è automatico diagnosticare ADHD e somministrare Ritalin, perchè e doveroso indagare tutte le concause del disturbo, così come avviene per tutte le patologie psichiche. 4) Nessun farmaco è scevro da eventi avversi, ma deve essere fatta giusta informazione, con dati scientifici chiari!


Risponde: il nostro Portavoce nazionale

I quesiti posti richiederebbero una risposta più articolata e forse un convegno a se stante, tanto sono puntuali! Proverò a rispondere in sintesi. 1) se ciò fosse vero, saremmo immuni da abusi nella diagnosi e nella terapia, abusi che invece sono più che documentati ed agli onori delle cronache all'estero, ed anche l'Italia non ne è esente. Quindi le parole del professore si scontrano con una realtà evidentemente differente, i filtri esistenti non bastano e questo è un dato di fatto, il resto è pura teoria o "buoni auspici". Aggiungo che non per nulla il professore nella sua elencazione mette il farmaco al primo posto: deformazione professionale, mi consenta l'ironia! Ma scherzi a parte, è proprio così: la dottoressa Barbieri, autorevole membro del ns. Comitato scientifico permanente, sostiene che entrare in un centro specialistico e chiedere lumi circa la possibilità o meno di somministrare il farmaco, è come "chiedere all'oste se il suo vino è buono", dal momento che l'approccio dei centri specialistici e totalmente farmacologico e non esistono figure professionali alternativa formate in maniera degna 2) Non c'è molta differenza tra il DSM di oggi (il Manuale Diagnostico Statistico, la "bibbia" della psichiatria organicista) e le diagnosi dell'800, non per nulla il volume in questione, dal quale certi specialisti traggono "ispirazione" per le proprie diagnosi, è molto contestato in scienza, in dottrina e tra l'opinione pubblica. Le ricordo che su quel manuale fino a non più tardi di 20 anni fa l'omosessualità era una malattia patologica, il che la dice lunga sulla scientificità dello strumento. 3) Se non è così automatico, come mai abbiamo 11 milioni di piccoli farmaco-dipendenti in USA e statistiche di somministrazione in crescita esponenziale anche in Europa? 4) Gli eventi avversi di questi potenti psicofarmaci non sono certo lievi, ma qualora insorgano sono gravemente invalidanti. E soprattutto sono taciuti: mi pare che l'onere della corretta informazione spetti ai produttori ed agli organismi statali di controllo, e che tale corretta informazione non esista, sia anzi colpevolmente lacunosa, danneggiando così il diritto inviolabile del cittadino al consenso informato. Stralciare da un foglio illustrativo o da una scheda tecnica gli effetti collaterali gravi è criminale e dovrebbe anche essere oggetto di attenzione da parte della magistratura, non comprendo quindi il senso del suo richiamo alla "giusta informazione", che non siamo certo noi a non incoraggiare. Anzi, siamo spesso gli unici protagonisti che esercitano - su questi temi - una corretta azione di farmacovigilanza nel paese




 8) Domanda posta da: Daniela 

Unitask Onlus

Quando si è di fronte a diagnosi contrastanti, cosa deve fare il genitore per garantire, se necessario, la cura migliore al proprio figlio?


Risponde: la nostra redazione

Informarsi con completezza. GiuleManidaiBambini gestisce appunto questo portale, volutamente divulgativo, al fine di garantire ai cittadini il libero accesso alla maggior quantità di corrette informazioni sull'argomento. Nella sezione Link esistono anche riferimenti di altri enti ed associazioni dove poter reperire indicazioni secondo un corretto approccio multispecialistico. Non esiste "una diagnosi più corretta di altre", ne il genitore deve essere costretto a decidere di chi fidarsi "ad occhi chiusi" affidandosi alla speranza di una scelta giusta. E' chiaro che l'accesso all'informazione è vitale in questi casi, e più che consultare "un certo numero di specialisti" (sempre della stessa disciplina, d'abitudine neuropsichiatri) bisognerebbe intraprendere un percorso multispecialistico che vada ad escludere tutte le causa potenzialmente in grado di "mimare" un sindrome comportamentale: l'esame deve essere affidato al nutrizionista, all'allergologo, al medico di base, al pediatra, al pedagogista, allo psicologo, e via discorrendo, da parte di un genitore preventivamente informato e formato sulla complessità di queste problematiche. In fondo è in gioco la salute e la vita stessa dei nostri figli




 7) Domanda posta da: Sparviero Tortello 

Consigliere dell'Associazione Sanità ed Assistenza

Nelle diagnosi qual'è il confine tra il pediatri ed il neuro-psichiatra, e tra l'Ospedale ed il territorio?


Risponde: la nostra redazione

In linea di principio, non dovrebbe essere il pediatra a perfezionare la diagnosi, ma bensì lo specialista. Tuttavia, questa rappresenta tutta la forza ed insieme la debolezza dell'attuale protocollo diagnostico: affidare ad un unica figura professionale specialistica il perfezionamento della diagnosi - se è utile per rassicurare le coscienze - è molto limitativo: le problematiche cliniche del bimbo vengono così completamente ignorate. Non è previsto uno screening medico standard completo, e ricordiamo come le patologie in grado di "mimare" l'ADHD siano oltre 50, che così vengono ignorate. Non si verifica tramite mineralogramma del capello l'eventuale esubero di metalli pesanti nel sangue. Non si controlla con il supporto di un nutrizionista qualificato né la dieta del bambino né eventuali allergie od intolleranze che potrebbero essere la causa dell'iperattività o del deficit di attenzione, e via discorrendo. Il sistema diagnostico attuale appare quindi come una "rete" dalle maglie così larghe da permettere il realizzarsi di qualunque tipo di abuso, anche in totale buona fede




 6) Domanda posta da: Dante 

Affermare che la diagnosi di ADHD viene fatta su questionari è pura disinformazione. La diagnosi di ADHD è un atto medico specialistico basato infatti su di un iter polispecialistico


Risponde: il prof. Claudio Ajmone

Polispecialistico o meno, la diagnosi di ADHD è inizialmente perfezionata grazie a questionari. Non è certo una Sua affermazione che cambierà la verità dei fatti. I questionari sono anche pubblicati su internet, non si comprende come Lei non possa esserne a conoscenza. La media temporale - a livello internazionale - per le diagnosi ADHD è di 15 minuti. In Italia, dove l'approccio è certamente prudenziale, è di qualche ora, in ogni caso insufficiente a ns. avviso per decidere se somministrare o meno ad un bambino uno psicofarmaco dagli effetti collaterali potenzialmente distruttivi




 5) Domanda posta da: Eraldo 

Si è detto da voci autorevoli che si sta parlando di una "non malattia". Il Ministero legittima la diagnosi attraverso un modulo diagnostico, e si sente legittimato ad avviare pratiche terapeutiche. Il business spinge, e scuola e sanità sono leve potentissime. I genitori saranno anche all'altezza del ruolo, ma paiono invece stritolati in questa macchina infernale. E se le istituzioni fossero meno invasive in questo gioco?


Risponde: il nostro Portavoce nazionale

In effetti il ruolo delle istituzioni è complesso, frutto di un difficile equilibrio. A non intervenire si rischia di venir tacciati d'indifferenza. Ad intervenire si viene tacciati di eccesso di protagonismo. Certo che c'è modo e modo d'intevenire, e forse è proprio questo il problema: il Ministero per la Salute interviene in modo "monodirezionale", ovvero strutturando un percorso che appare pre-costituito ed orientato a facilitare grandemente l'approccio farmacologico. Le rispondo, e me ne scuso, con una domanda: è lecito che un ente pubblico si faccia interprete di una così smaccatamente orientata scuola di pensiero, o dovrebbe invece tutelare tutti i cittadini, inclusi coloro - la stragrande maggioranza - che non si identificano per nulla in questa strategia? Soprattutto quando un certo indirizzo del Ministero per la Salute tende - d'autorità - a vincolare anche il mondo della scuola. Quale insegnante non "s'inchinerebbe", mettendo da parte tutto il proprio spirito critico, davanti ad un questionario diagnostico validato dal Ministero per la Salute?




 4) Domanda posta da: Luca 

Studente 4° liceo

Non pensa che alla base del problema degli psicofarmaci ci possa essere l'indifferenza della società?


Risponde: il nostro Portavoce nazionale

Come ha giustamente osservato in una recente intervista il prof. Loris Jacopo Bononi, ex ricercatore ai vertici della multinazionale del farmaco Pfitzer, il problema è proprio quello da Te indicato: una società in cui la morale e l'etica non trovano più spazio. Il bambino diventa un "oggetto" di cui prendersi cura (come un cane od una pianta?), e non è più "soggetto". Per il bambino si fa tutto, quasi come fosse un tamagochi. Allora è facile pensare ad una pillola che risolve un disagio, quasi è dovuto: il bimbo od il ragazzo hanno un problema? Bene, c'è una pillola che risolve questo problema, quale che sia. Una cultura che semplifica così, che pretende di soluzionare un problema con qualcosa di "esterno" a noi come una pillola, è una cultura destinata a fallire trascinando però con se buona parte delle nuove generazioni di cui Tu stesso fai parte. Di tempo c'è n'è sempre meno, in famiglia, ed un bambino "diverso" è socialmente inaccettabile. Lo stesso spirito, in piccolo, che portava nella seconda guerra mondiale al programma per la sistematica soppressione dei sub-normali: "diverso" non va bene, è un problema. Come rispondere a questo trend? Cito ancora Bononi: non si risolve questa tendenza con le rivoluzioni di piazza o gridando al complotto. Non cerchiamo di mettere a posto le "grandi cose", partiamo dalle piccole: noi, gli amici che abbiamo intorno, la nostra famiglia, i compagni classi. Parliamo, parliamo, parliamo, comunichiamo il nostro punto di vista, confrontiamoci, includiamo le diversità. Partiamo da queste piccole cose quotidiane, le grandi cose poi andranno a posto da sole




 3) Domanda posta da: Anonimo 

Se le cause dei vari disagi psichici dei minori sono riconducibili ad un ambiente educativo e scolastico carente, quali sono i reali punti di contatto tra scuole e sanità nella fase della terapia? Quali figure oltre a quelle del mondo medico-scientifico possono lavorare alla risoluzione del problema e quanto lo Stato investe in educazione e pedagogia?


Risponde: la nostra redazione

I punti di contatto sono in effetti pochi, se non nella fase di indirizzo del minore - a cura degli insegnanti - dalla scuola ai centri di neuropsichiatria sul territorio, ma trattasi di contatto unilaterale che vede il bambino come "oggetto" da trasferire da un ambito (la scuola) all'altro (la sanità), e non come un contatto bilaterale finalizzato alla prevenzione, alla sensibilizzazione, all'orientamento. Le figure che in tal senso potrebbero preventivamente intervenire sono diverse: il pedagogista e dil nutrizionista, innanzitutto ed altre figure preparate professionalmente per migliorare il rapporto tra il bambino, il proprio corpo ed il proprio ambiente. La carenza denunciata da GiuleManidaiBambini, in un periodo nel quale si sta tentando di riformale (bene o male) la scuola, con forti resistenze (a volte giustificate) sul territorio, è proprio l'assenza di un "piano pedagogico nazionale", non previsto né da parte di chi la scuola la vuole riformare né da parte di chi si oppone a questi impulsi di riforma. Le risorse investite in pedagogia nelle scuole italiane sono infatti del tutto risibili, al punto da non venir neppure monitorate dagli organismi di controllo




 2) Domanda posta da: Silvia 

Si parla di intervento e di terapia farmacologica in ambito sanitario, senza però affermare se l'ADHD sia una patologia riconosciuta. Alla luce di questo dibattito, si può affermare che l'ADHD sia una malattia?


Risponde: la nostra redazione

Questo è proprio uno dei principali argomenti oggetto di acceso dibattito. Il punto è che per essere definita "malattia", un certo disturbo comportamentale dovrebbe presentare una sua propria specifica anatomia patologica: cioè dovrebbe essere chiaramente ed inequivocabilmente "tracciabile", con esami clinici in vita od al massimo post-mortem (che si tratti di autopsia, di esami a livello cellulare, molecolare, etc). Questo è vero per qualunque patologia, ma L'ADHD pare sfuggire a questa regola in quanto non è in alcun modo misurabile clinicamente, ma solo attraverso questionari a risposte chiuse sul cui utilizzo di sono accese violente polemiche. Certo è che l'onere della prova, in scienza, è sempre di chi afferma l'esistenza di una nuova malattia, e non il contrario. Tali prove tardano ad arrivare, e quindi finchè non verranno prodotte NON sarà possibile classificare l'ADHD come malattia




 1) Domanda posta da: Renata 

Perchè non offrire ai bambini stessi la possibilità di essere "soggetti attivi" e non solo "oggetti d'indagine" del loro disagio? Le figure preposte (genitori, insegnanti, pediatri) possono non essere talvolta i canali giusti, se non addirittura a volte essere la causa stessa del disagio...


Risponde: la nostra redazione

Certamente a volte i soggetti preposti possono essere la causa stessa del disagio, e per questo GiuleMani si propone azioni di sensibilizzazione ad ampio spettro sugli "attori" coinvolti, siano essi insegnanti, medici o gli stessi genitori. Un informazione completa e corretta aiuta concretamente questi profili professionali ad indirizzarsi verso le scelte più opportune nell'interesse dei bambini. Tuttavia un aumento del grado di protagonismo del bambino sarebbe opportuno, è una buona idea ed andrebbe indagata più a fondo. Certo è che - come tutte le azioni mirate all'infanzia - dovrebbe essere promossa con tutte le necessarie delicatezze. Ci pensano infatti già i produttori a concepire il bambino come "obiettivo finale" delle proprie azioni di marketing, non dobbiamo assolutamente rischiare di commettere lo stesso errore